venerdì, Luglio 10

Coronavirus: l’Europa sempre a ricasco degli altri continenti per le ricerche più avanzate Un consorzio americano, il C3.ai DTI, finanzierà una ricerca di sei milioni di dollari per mitigare la diffusione del Covid-19 usando l’intelligenza artificiale

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Saremmo pressapochisti se dicessimo che l’alta tecnologia è lontana dalla vita di tutti i giorni, ma siamo veramente soddisfatti di rilevare il proposito di utilizzare l’intelligenza artificiale per mitigare la pandemia da coronavirus Covid-19, che ci sta affliggendo dall’inizio dell’anno. Per questa applicazione è nato un consorzio chiamato C3.ai DTI che finanzierà una ricerca di sei milioni di dollari. Si tratta di un gruppo di istituzioni accademiche e di centri di ricerca americani uniti in uno sforzo comune, coordinato e continuativo proprio per trovare soluzioni adatte a mitigare la diffusione del Covid-19.

Si tratta di una iniziativa importante, che riunisce elementi in concorrenza piuttosto che dividerli, tipico di un’economia liberale che, per quanto orientata alla competizione, non esita a condividere le proprie riservatezze industriali pur di giungere a risultati che saranno sicuramente finalizzati al lucro, ma necessari alla sopravvivenza della razza umana.

La missione di attrarre gli scienziati leader del mondo a unirsi in uno sforzo coordinato e innovativo per far avanzare la trasformazione digitale di affari, governo e società potrebbe essere una svolta importante, in grado di modificare le regole della vita civile per molto tempo, e per questo, attraverso partnership con luoghi di studio e impegno strategico con i principali partner del settore, il consorzio catalizzerà i progressi nella ricerca matematica, statistica e informatica, tra cui Machine Learning (ML), Artificial Intelligence (AI) e Internet of Things (IoT).

Attraverso algoritmi, progetti di meccanismi, pratiche di gestione del cambiamento aziendale e considerazioni sociali, legali ed etiche, C3.ai DTI svilupperà gli strumenti e il pensiero progettuale necessari per effettuare la trasformazione digitale nelle scienze di base e applicate in diversi settori industriali e infrastrutture critiche.

Gli Stati Uniti, lo sappiamo, non si sarebbero mai aspettati una pandemia che paralizzasse il mondo intero, e per quanto molte tesi tendano a individuare su ipotetici nemici la generazione del male, e per quanto si stiano verificando tentativi di guadagni di influenza da parte di potenze straniere ed esibizioni di soft power per potersi accattivare i popoli più flagellati, noi oggi stiamo assistendo a una reazione molto efficace, che nessun altro ha ritenuto opportuno effettuare. E questo ci fa rivolgere un’accusa molto violenta all’Europa. Continente in cui viviamo e che dobbiamo necessariamente amare, soprattutto per le diversità storiche e sociali che nel corso di millenni hanno forgiato la parte occidentale del mondo civile.
Noi ancora oggi
assistiamo a nani malamente poggiati sulle spalle di giganti del passato che cavalcano delle sterili polemiche ragionieristiche,invece di immaginare un mondo nuovo, che avrà nuove regole, e che, se andrà di questo passo, sarà sempre più assoggettato alla tecnologia di chi vi avrà investito.

Noi auspichiamo che chi in questo momento sta guidando le sorti del Vecchio Continente si svegli dai torpori ed affianchi chi sta costruendo,attraverso nuove iniziative, un mondo diverso, dove, se coronavirus o altri eventi virali si scateneranno e non potranno essere debellati del tutto, almeno vengano dominati e ridottiall’impotenza di distruggere l’umanità, come oggi invece si prospetta.

È vero, la politica sanitaria statunitense ha commesso molti errori: sotto la spinta mecenatica di Bill Gates, negli anni passati, si indirizzò sulla lotta a malattie degenerative. Furono impiegati molti milioni di dollari per la ricerca sul Morbo di Alzheimer, con un investimento importante nel Dementia Discovery Fund. Una filantropia ingente, quella di Gates, che ha fatto pensare alla vecchiaia quale uno dei più grossi problemi dell’umanità. Ora, un agente patogeno influenzale sta dimostrando che può essere tornata la nuova peste che il razionalismo del XXI secolo ci impedisce di addebitare a punizioni divine o attacchi extraterrestri. Questo flagello ha e avrà conseguenze sociali.

L’Europa, invece di azzannarsi e strapparsi lembi inconsistenti di potere regionale, dovrebbe raccogliere le proprie forze e spingersi a un’iniziativa in grado di poter saturare tutto quello che manca per riuscire a sostenere la scena del futuro. Invece di doversi assoggettare a chi ha saputo cogliere per primo gli elementi di una nuova vita. Che sia vera o verosimile questa storia spesso raccontata, in cinese il termine ‘wēijī’ rappresenta sia il concetto di ‘crisi’ che quello di ‘opportunità’. Perché in Europa non proviamo a studiare un po’ della saggezza orientale?

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