venerdì, Agosto 7

Coronavirus: l’Africa al picco? Paure, allarmismi e tanti affari La scorsa settimana in Africa si è registrato il 51% di aumento di contagi, avverte l’OMS. Allarmismo dall’Occidente. La Bill & Melinda Gates Foundation tacciata di voler fare affari con il Covid-19

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In soli due giorni i casi di contagio da coronavirus Covid-19 registrati in Africa sono passati da 17.000 registrati il 16 aprile a 19.640 il 18 aprile secondo l’aggiornamento (pari al 15,5% di aumento), secondo i dati forniti dalla Organizzazione Mondiale della Sanità. L’aumento dei decessi sarebbe più moderato, attestandosi al 11,5%. Dai 900 decessi registrati il 16 aprile si passa a 998. La situazione è particolarmente preoccupante in 5 Paesi: Egitto (2844 contagi), Sudafrica (2783), Marocco (2564), Algeria (2418), e Camerun(1016).

Il Direttore Generale dell’OMS, Tedros Adhanominforma sul sito ufficiale del OMS che la scorsa settimana in Africa si è registrato il 51% di aumento di nuovi casi e un amuento del 60% dei decessi dovuti dal Covid-19. L’affermazione del boom dei casi di contagio ha lasciato sbalordito vari Paesi africani, in quanto i dati forniti dai rispettivi Ministeri della Sanità parlano ancora di un contagio contenuto. Molti Paesi non supererebbero la soglia dei 500 casi. Infatti, il 59% dei contagi si concentrano sui 5 Paesi più colpiti dalla pandemia.

Stiamo alla vigilia del picco pandemico in Africa?
Fino ad ora le misure adottate dai vari governi(chiusure delle frontiere, lockdown parziali, massicce campagne di prevenzione e igiene)sembrano aver rallentato la diffusione del virus. Tuttavia i fattori di contagio esistono più che in Europa. Condizioni di igiene peggiori, maggior socializzazione, precarie situazioni nelle bidonville delle metropoli e nei campi rifugiati ad alta concentrazione di popolazione, l’impossibilità di attuare i lockdown totali come è stato fatto in Italia. Solo quattro Paesi ci sono per ora riusciti: Etiopia, Rwanda, Uganda e Sudafrica. Gli ultimi due Paesi però rischiano rivolte sociali se il lockdown verrà mantenuto ancora per molto.

Sarebbe una vera e propria catastrofe se il virus raggiungesse in Africa percentuali di contagio registrate in Cina, Europa e Stati Uniti. La maggior parte dei sistemi sanitari africani sono del tutto inadeguati per sostenere la prova.

Eppure fino a due giorni fa si aveva l’impressione che il contagio fosse contenuto.
Certo, girano
teorie del complotto che affermano di governi che nascondono il reale numero di contagi e morti. Ci sono anche osservazioni più serie che sottolineano il basso numero di test fino ad ora realizzati. Eppure se i focolai del Coronavirus si stessero sviluppando con velocità e percentuali registrate in altre parti del pianeta, il loro impatto sarebbe visibile, sia se i governi veramente nascondessero i dati, sia se vi fosse una sottostima dei contagi dovuta dai scarsi test di laboratorio.
Il vicino di casa si ammalerebbe improvvisamente, il dipendente non verrebbe a lavorare perché deceduto. La piccola bottega sotto casa sarebbe chiusa per lutto. Niente di tutto questo sta succedendo per ora. Nella maggioranza dei Paesi la gente continua le sue attività quotidiane, la produzione industriale e agricola non si è fermata. È aumentata solo una maggior consapevolezza delle misure igieniche preventive e dell’importanza della distanza sociale.

Nel constatare l’aumento consistente del contagio in soli due giorni, il Direttore Generale del OMS avverte di una imminente catastrofe. A causa della carenza di test di laboratorio i numeri delcontagio sarebbero superiori, forse del 30%. L’OMS si appella ai governi africani affinché aumentino le misure di contenimento del contagio e si preparino al peggio.

Occorre notare che l’allarme dell’OMS è stato preceduto da dichiarazioni ancora più catastrofiche.
La
Commissione Economica delle Nazioni Unite per l’Africa ha dichiarato che in un giro di pochi mesi potrebbero morire 300.000 persone in Africa, riducendo alla povertà estrema altri 30 milioni.
Il 12 aprile Melinda Gates,
la moglie di Bill Gates,ha profetizzato che tra qualche settimana in Africa vi saranno «Montagne di corpi abbandonati per le strade» . Il tono razzista ha causato indignazione, sia in Africa che negli Stati Uniti, così Madame Gates ha dovuto ricorrere ai ripari affermando che la sua frase è stata mal interpretata dai media.
I media occidentali stanno gettando benzina sul fuoco, aumentando la confusione. Il quotidiano inglese ‘The Sunafferma che le Nazioni Unite hanno previsto la morte da coronavirus di 3,3 milioni di africani. Notizia ripresa da altri quotidiani inglesi. Le Nazioni Unite hanno ipotizzato ‘solo’ 300.000 morti come precisa ‘Reuters’.

Alcuni medici africani si interrogano sul rapporto tra queste improvvise dichiarazioni di imminente catastrofe e le attività della Bill & Melinda Gates Foundation. Negli ultimi 8 anni la Fondazione ha investito miliardi di dollari nel settore vaccini e speso milioni di dollari per promuovere la vaccinazione in Africa. Secondo alcuni medici, i Gates potrebbero avere tutto l’interesse a dipingere una situazione catastrofica del contagio in Africa.
Se in Africa la pandemia assumesse dimensioni da olocausto, la Gates Foundation avrebbe gioco facile a promuovere un vaccino (eventualmente scoperto) imponendolo a tutti i Paesi e traendo profitti inimmaginabili. Il vaccino COVID-19 diventerebbe uno dei requisiti per l’immigrazione, come attualmente lo è il vaccino contro la febbre gialla in molti Paesi africani. Fantascienza? Niente affatto, o quasi. Al momento le illazioni sulla Fondazione Gates restano tali,nulla c’è che dimostri la fondatezza. Merita solo sottolineare che il Parlamento europeo in questi giorni sta discutendo dell’introduzione obbligatoria dei test del coronavirus e della vaccinazione (qualora il vaccino venisse scoperto) nei requisiti obbligatori per ottenere il visto Shengen.

Questi medici non escludono il rischio che il controllo della pandemia sfugga di mano, ma sottolineano che per aver dati certi del pericolo occorre testare il più alto numero possibile di popolazione. In Senegal ora si riescono effettuare 250 test al giorno. Tra le persone testate una media di 3 risultano positive. Percentuali ben lontane da quelle ipotizzate in questi ultimi due giorni.
Non mancano coloro che rigettano queste illazioni, etichettandole come teorie del complotto, e tali, in effetti, al momento, in assenza di prove, paiono. IGates sarebbero divenuti l’obiettivo privilegiato di diversi cospiratori. Addirittura accusati di aver creato il Covid-19 per instaurare un sistema di sorveglianza mondiale e fare soldi con la vendita dei vaccini.
Vero è che i medici africani che avanzano questi dubbi, sono ben lungi dall’accusare i Gates di aver inventato il virus o di voler instaurare una dittatura mondiale. Si interrogano sull’improvvisa escalation dell’emergenza virale in Africa e si domandano se non ci possa essere il rischio di esagerazioni per fini commerciali.

Una domanda lecita visto che lo scorso decennio si è assai esagerato sul contagio HIV/AIDS in Africa. Dietro a questa pandemia era sorta una proficua industria a cui la Gates Foundation ha partecipato traendo enormi profitti. Ora la pandemia HIV/AIDS in Africa è stata praticamente dimenticata, anche perché le statistiche demografiche hanno smentito le previsioni dell’ultimo decennio degli anni Novanta e il primo decennio del Duemila. All’epoca si parlava che almeno il 40% della popolazione africana sarebbe morta di AIDS…
Al di là delle paure e delle domande, è doveroso constatare che
la Gates Foundation è in prima linea nella lotta contro il Coronavirus. Bill insiste presso la Casa Bianca, l’Unione Europea, l’Unione Africana, le Nazioni Unite, sull’importanza di uno sforzo internazionale per vincere la pandemia.
Agli inizi di marzo
la Bill & Melinda Gates Foundation ha annunciato di aver investito 150 milioni di dollari nella ricerca di una cura, di teste vaccini per fermare la pandemia da coronavirus Covid-19.
Un annuncio parzialmente vero.
I laboratori che ricevono i fondi dei Gates hanno ricevuto l’indicazione di concentrare le ricerche sui test e i vaccini, in quanto le cure sono considerate non redditizie. Queste indicazioni sono in linea con le strategie delle maggior multinazionali farmaceutiche che, di fronte a perdite finanziarie del settore medicinali, si stanno sempre più indirizzando verso il settore vaccini. Le perdite registrate nei nuovi farmaci sono dovute ai tempi troppo lunghi di sperimentazione che devono sottostare a rigide regole etiche, mediche e legali.

La Gates Fondation ha sempre incoraggiato in Africa l’utilizzo di farmaci sperimentali e anche di vaccini. Il motivo è semplice da comprendere:governi corrotti, povertà ed epidemie come l’Ebola aprono le porte ai Gates e alle multinazionali farmaceutiche libere di sperimentare senza restrizioni. Allarmante è l’assenza di dati sugli esiti di queste sperimentazioni sugli africani. Quello che si sa è che molti farmaci e vaccini vengono declassati in quanto non efficaci o a causa di non ben specificati ‘effetti collaterali’.

Dietro ai dubbi dei medici africani e ai campanelli apocalittici d’allarme provenienti dall’Occidente una cosa è certa. Il primo che scoprirà un vaccino efficace contro il Covid-19 avrà assicurato il monopolio sulle vendite a livello planetario. Vista la necessità di vaccinazioni di massa per prevenire eventuale risorgere della pandemia, i profitti sarebbero assicurati e immensi. Se in Africa vi fossero centinaia di migliaia di contagi e di morti, la sperimentazione diretta sugli umani non sarebbe solo tollerata dalla comunità internazionale e dai governi africani, ma richiesta e incoraggiata.

Fino ad ora i Paesi africani (escluso il Burundi dove il dittatore è convinto che il Paese sarà risparmiato da Dio) hanno dimostrato di aver affrontato seriamente il dovere di contenere il contagio, adottando misure più efficaci possibili nonostante gli impedimenti oggettivi come il lockdown totale. I dati presentati dal OMS rimangono al momento ancora degni di fiducia. In effetti molti governi africani hanno notato che la campagna di allarmismo su una eventuale ecatombe in Africa proviene per la maggior parte dai media occidentali, già rei di aver fomentato in Occidente prima una sottovalutazione del rischio pandemico e dopo un stato di terrore mediatico, producendo informazione contraddittoria che ha aperto le porte alle fake news e alla confusione totale.

Per essere sicuri che il rischio di contagio accelerato in Africa sia reale rimane un solo mezzo: testare il più alto numero di persone tra la popolazione. Necessità individuata anche dalla stessa OMS. A questo proposito il CDC Africa (Centro Africano di Controllo e Prevenzione della Malattie), con sede ad Addis Ababa, ha annunciato lo scorso giovedì che da questa settimana saranno distribuiti ai Paesi africani un milione di test rapidi per individuare il Covid-19.

Il monitoraggio del contagio ci dirà se le previsioni fatte da Nazioni Unite, filantropi collegati al settore farmaceutico e media occidentali sono fondate o se sono degli allarmismi frutto di speculazioni. Il milione di test rapidi che sono in fase di distribuzione non sono stati comprati con i fondi di Unione Europea, Nazioni Unite, Stati Uniti o Gates Foundation, sono una donazione della Cina… donazione, ovviamente, molto interessata, considerando gli enormi interessi economici cinesi in Africa.

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