lunedì, Aprile 6

Coronavirus: Israele pronto a schierare l’Esercito Mentre Benjamin Netanyahu anticipa che servirà il ‘chiudere tutto’, l’Esercito ha iniziato prepararsi per una partecipazione attiva, pronto alla gestione di vari livelli di emergenza fino al disastro di massa

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Israele comincia temere che il coronavirus COVID-19 possa diffondersi in maniera incontrollata, il premier Benjamin Netanyahu, ieri, prendendo atto che «il numero di pazienti raddoppia ogni tre giorni», sino arrivare, ieri, a 2.369, secondo quanto dichiarato dal Ministero della Salute, ha avvertito che «Israele non avrà altra scelta che attuare una chiusura completa».

Il Governo ha messo in campo le stesse misure che dopo l’Italia gran parte dei Paesi stanno adottando, ma evidentemente non sono bastate se ieri Netanyahu ha dovuto dire che «se non vedessimo un immediato miglioramento nella tendenza, non ci sarebbe alternativa se non quella di imporre un blocco completo, ad eccezione dei bisogni essenziali come cibo e medicine», Assicurando cheil Ministero della Difesa e il Mossad stanno lavorando insieme per procurarsi le necessarie attrezzature mediche dall’estero, oltre a considerare i modi per fabbricare tali apparecchiature in Israele. Nei prossimi giorni verrà lanciato un piano per allentare la tensione economica per le famiglie e le imprese israeliane.

Secondo alcune fonti israeliane, l’allertaall’interno dell’Amministrazione sarebbecresciuta dopo aver preso visione di un rapportoacquisito prima da USA e Gran Bretagna- dell’Imperial College di Londra, pubblicato il 16 marzo, secondo il quale l’emergenza potrebbe durare 18 mesi.
Di fatto, il rapporto, da quanto abbiamo potuto visionare, non prevede che la pandemia durerà 18 mesi, si limita a prendere atto, nel contesto di una analisi sulle possibili politiche da attuare contro il COVID-19, ragionando su come le misure di restrizione danno risultati, ma che il problema potrà ripresentarsi nel momento in cui tali misure saranno di mano in mano allentate, che il vaccino è previsto essere disponibile entro 18 mesi. Testualmente, si legge a pagina 2 del rapporto: «The major challenge of suppression is that this type of intensive intervention package – or something equivalently effective at reducing transmission -will need to be maintained until a vaccine becomes available (potentially 18 months or more)- given that we predict that transmission will quickly rebound if interventions are relaxed».

In questo scenario di pericolo imminente, l’Esercito, l’IDF (Israel Defense Forces) ha iniziato prepararsi per una partecipazione attiva, perché, secondo gli analisti dell’Institute for National Security Studies (INSS), «la sfida potrebbe benissimo trasformarsi in una crisi protratta con conseguenze di vasta portata, fino alla possibile estensione a un disastro nazionale».
L’IDF ha esperienza nella gestione delle emergenze di massa a livello nazionale ed è percepita dagli israeliani come istituzione moltoaffidabile, ‘amica’. Secondo INSS, «il coinvolgimento dell’IDF nell’affrontare uno stato di emergenza derivante dall’epidemia di coronavirus sarà una vera manifestazione dell’IDF comeesercito popolare’ al servizio del popolo, che si raduna alla bandiera in un momento di straordinaria emergenza civile».

Come si prevede di utilizzare, dunque l’Esercito?
Posto che in primo luogo dovrà contenere e arrestare la diffusione del virus all’interno dei ranghi dell’Esercito in modo da consentirgli, in ogni circostanza, di compiere la sua missione difensiva nel miglior modo possibile, e il suo impegno di gestione dell’ordine in Cisgiordania e Striscia di Gaza, l’IDF può essere impegnato in svariati ruoli nella gestione della crisi,
in base alle diverse fasi di gravità della medesima.
Alla base,
sempre e in primis l’intelligence dell’IDF e delle altre agenzie di sicurezza devono essere certi che gli avversari di Israele non tentano di sfruttare la situazione sanitaria e la confusione che regna in Israele per eseguire attività ostili di qualsiasi tipo.

Il resto del personale, in una prima fase, potrebbe intervenire nel settore medico e logistico per supportare i civili nel caso i medesimi non riescano far fronte alla mole di lavoro.

Nel caso di una ulteriore ampia diffusione del virus, potrebbe essere necessaria una sostanziale espansione delle attività dell’IDF nell’ambito civile. Il che potrebbe richiedere anche un coinvolgimento ampio dei riservisti.
Non si esclude la necessità di schierare soldati come ausiliari per la Polizia israeliana che lavora per preservare l’ordine pubblico e garantire la piena attuazione di un possibile ampio blocco. «Un simile scenario darebbe luogo a un contatto diretto e potenzialmente ad attrito tra militari e civili, il che richiederebbe una grande sensibilità da parte dei militari nei modi di coinvolgimento con la popolazione civile». Ciò richiederà, fa notare ancora INSS, preparazione organizzativa, sociale e psicologica. Affrontare la sfida richiede quindi processi di attenta pianificazione, deliberazione e supervisione che integrino anche i partecipanti civili.
In caso di un disastro di massa, e se / quando uno stato speciale di emergenza venisse dichiarato sul fronte interno, l’IDF potrebbe essere tenuto ad assumersi la responsabilità funzionale di gestire, almeno in parte, ampie componenti del sistema nazionale civile che saranno state compromesse, direttamente o indirettamente, dalle conseguenze dell’epidemia. «In sostanza ciò significherebbe la gestione dell’economia civile e pubblica da parte dell’IDF, in conformità con le direttive del Governo».

INSS sottolinea che «l‘attività militare deve essere soggetta a una stretta sorveglianza civile, condotta dal gabinetto e dal Comitato per gli affari esteri e la difesa della Knesset», «attraverso una supervisione specifica sull’intera gamma di operazioni nel settore civile». «In ogni momento, l’IDF deve operare all’interno di norme democratiche, che impongono la sua subordinazione al livello civile eletto».
Altresì si richiama la necessità di una «grande sensibilità e comprensione» per quanto riguarda i bisogni dei sistemi civili, i bisogni del grande pubblico e soprattutto i bisogni di settori speciali della popolazione (ad esempio, ultra-ortodossi e arabi), cittadini in difficoltà e altri gruppi a rischio. Inoltre, è raccomandata «una adeguata rappresentanza delle donne soldato sul campo», nonché dei civili e dei professionisti pertinenti (inclusi psicologi, personale medico e figure pubbliche locali) in tutti i livelli di pianificazione ed esecuzione del coinvolgimento.

«L’attivazione delle forze armate dovrebbe anche essere sincronizzata con la strategia e la pratica del Governo per la gestione di uno stato di emergenza, mentre si opera in stretta collaborazione con altre agenzie nazionali e locali» .

Inss evidenzia poi il problema di fondo: «l‘IDF non è preparato e addestrato per tali missioni, in cui i soldati sono costretti a cambiare modelli di condotta nei confronti del pubblico israeliano. Tale adattamento è molto impegnativo e comporta un cambiamento cognitivo, un alto livello di disciplina, moderazione funzionale e flessibilità. Tutto ciò richiede una pianificazione e una preparazione rigorose e complete, a un livello non sperimentato dall’IDF. In queste circostanze, l’IDF dovrà fare affidamento non solo sulle sue capacità, ma anche accettare una stretta supervisione civile e una guida civile professionale mentre opera in queste gravi circostanze». Tutto questo in tempi molto stretti, visto che il virus si sta moltiplicando, come ha sottolineato il premier, ogni tre giorni.

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