domenica, Giugno 7

Coronavirus: in Europa elmetto in testa contro i migranti Causa emergenza sanitaria, i porti europei non sono ‘luoghi sicuri’: il nuovo alibi europeo per la vecchia politica europea di militarizzazione dei confini

0

Il post – coronavirus Covid-19 ci mostrerà un mondo diverso e migliore? Ce lo stiamo chiedendo in molti, a molte latitudini, da mesi. Di sicuro sarà un mondo diverso, migliore forse, quanto meno lo si spera. Per intanto il coronavirus, in certe situazioni e in certe occasioni, mostra il lato peggiore del mondo di adesso. E non soltanto in punti del pianeta lontani dal civilissimo Occidente, per esempio in Kashmir, dove l’India mostra il suo volto di potenza colonizzatrice approfittando del confinamento causa virus, anche nella vecchia Europa c’è chi approfitta del virus per condurre sporche politiche ai danni dei più deboli. In questo caso i protagonisti sono i migranti.
A denunciare come l’Europa approfitta del Covid-19 perrafforzare il suo ambiente ostile nel Mediterraneo’, è Maurice Stierl, Research Fellow, dell’Università di Warwick.

«Nel mezzo della pandemia di COVID-19, alcuni Paesi europei hanno iniziato ad attuare una nuova strategia per respingere i migranti: dichiararsi insicuri», afferma Maurice Stierl.

Il 7 aprile, e per la prima volta nella storia, l’Italia ha annunciato che, a causa dell’emergenza sanitaria, i porti italiani non potevano più essere considerati luoghi sicuri’ per gli sbarchi di migranti. Due giorni dopo sarà la volta di Malta. Di conseguenza, centinaia di migranti sono stati bloccati in mare nelle ultime settimane, a metà strada tra la Libia dilaniata dalla guerra e l’Europa ‘non sicura’, non più, ovviamente, causa coronavirus. E qui Malta è andata oltre: «le autorità maltesi hanno orchestrato un’operazione segreta per respingere i migranti in Libia, effettuata da una piccola flotta di pescherecci da traino privati». Durante tale viaggio di ritorno sono morte 3 persone, decessi che hanno portato a 12 il numero totale delle vittime di una delle imbarcazioni che in epoca di coronavirus decidono di avventurarsi verso l’Europa. L’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha espresso profonda preoccupazione e una ONG maltese ha avviato un’indagine criminale contro il Primo Ministro maltese, Robert Abela, sulla morte e il ritorno forzato dei sopravvissuti in Libia. In risposta alle accuse, Abela ha difeso le azioni del governo alludendo alla sua responsabilità di garantire la salute di «tutti i maltesi» attraverso restrizioni all’immigrazione.
Stessa deresponsabilizzazione da parte del
le istituzioni dell’UE che ha respinto la responsabilità. Atteggiamento oramai ben conosciuto, e da anni

UE e Stati membri hanno portato avanti la politica dell’addossare tutta la responsabilità dei morti nel Mediterraneo alle reti di contrabbando, uno scarica barile e una tattica politica ancora ben radicata, ma che, come sostieneMaurice Stierl, il giochetto si è complicato causa«le rivelazioni delle strette collaborazioni dell’Europa con queste stesse reti».

Altro problema che si presenta agli ipocriti governi europei è che in passato è andata molto di moda«la teoria del fattore di attrazione, secondo cui la presenza di soccorritori di ONG al largo delle coste nordafricane incoraggia i migranti a compiere il viaggio attraverso il Mediterraneo. Ma questa teoria ha anche perso il potere persuasivo, dato che le partenze dei migranti continuano nonostante l’attuale assenza di ONG in mare a causa della crisi del coronavirus».

In tutto ciò, permane lo scontro tra istituzioni UE e Stati membri, dove ciascun attore accusa l’altro e si dice non responsabile dei migranti che arrivano sulle coste europee. «Eppure, in realtà, l’Europa è in gran parte unita nei suoi sforzi per militarizzare i suoi confini. Come ho affermato in un recente studio, sia gli Stati membri che le istituzioni dell’UE hanno lavorato a stretto contatto per trasformare l’Europa in un ambiente ostile per i migranti in cerca di protezione. Nel 2019 la Commissione europea non ha sbagliato a dichiarare che in materia di sicurezza delle frontiere: “Abbiamo compiuto più progressi nel giro di quattro anni di quanto non sia stato possibile nei 20 anni precedenti”. Gli accordi con le autorità libiche, comprese le milizie, hanno portato all’intercettazione di decine di migliaia di persone in mare, spesso dopo essere state individuate in volo dall’operazione dell’UE SOPHIA o da Frontex».
Operazioni che hanno fatto si che l’Europa potesse di fatto militarizzare «i suoi confini, nella piena consapevolezza della sistematica violazione dei diritti dei migranti in Libia, compresi stupro e tortura, documentate da anni».

Così, conclude Maurice Stierl, «la dichiarazione dell’Italia e di Malta dei loro porti come non sicura non dovrebbe essere considerata una misura eccezionale durante un periodo eccezionale, ma parte integrante di continui e collettivamente sforzi europei per rafforzare le misure di deterrenza contro i migranti». I morti, in mare o in Libia sono effetti collaterali della deterrenza europea.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore