domenica, Giugno 7

Coronavirus: il primo patogeno X nella storia dell’umanità ‘IL FATTORE X. L’origine della Covid-19 tra pandemia informativa e ruolo dell’Intelligence’: lo studio della Società Italiana di Intelligence in collaborazione con il Max Planck Institute. 1° Parte - Introduzione all’analisi

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IL FATTORE X. L’origine della Covid-19 tra pandemia informativa e ruolo dell’Intelligence’ è il titolo della ricerca di Luca Zinzula, virologo del Max Planck Institute of Biochemistry, esperto di virus altamente patogeni, che è stato pubblicato dalla Società Italiana di Intelligence (SOCINT)con il coordinamento e la prefazione di Mario Caligiuri, Presidente SOCINT e Direttore del Laboratorio sull’Intelligence dell’Università della Calabria, che ha collaborato allo studio. Uno strumento funzionale a capire il coronavirus Covid-19 e prevenire i prossimi eventi pandemici che ci dobbiamo attendere. Mario Caligiuri ha spiegato nei dettagli le motivazioni e l’obiettivo del lavoro.
Oggi avviamo la pubblicazione integrale dello studio con l’introduzione al lavoro di
Zinzula, nel contesto della quale l’autore spiega il percorso dello studio.

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Febbri emorragiche di Ebola, Marburg, Crimea e Congo, Lassa, Nipah, sindrome respiratoria severa acuta (severe acute respiratory syndrome, SARS), sindrome respiratoria del Medio Oriente (Middle East respiratory syndrome, MERS) e febbre della Rift Valley. Queste sono le malattie infettive, e gli omonimi virus ad esse associati, che già nel dicembre 2015 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) indicava come prioritarie per il potenziale impatto sulla salute globale e per l’assenza di contromisure terapeutiche adeguate al loro contenimento.
All’elenco, in realtà ben più lungo e comprendente diversi altri patogeni tra virus e batteri emergenti e ri-emergenti, una nota di revisione datata 6 febbraio 2018 aggiungeva la malattia da virus Zika e il generico terminemalattia X’, dove per ‘X’ s’intendeva un ipotetico patogeno sconosciuto e in grado di causare una grave epidemia in un futuro prossimo

Non vi è dubbio che il SARS coronavirus 2 (SARS CoV-2), agente eziologico della Covid-19 (acronimo di coronavirus disease 2019), soddisfi pienamente i criteri per essere il primo patogeno X nella storia dell’umanità.
Fuoriuscito dal vaso di Pandora lo scorso dicembre per infettare la popolazione di Wuhan, metropoli cinese nella provincia di Hubei, il virus si è poi rapidamente diffuso in tutto il mondo. Quella che il genere umano sta vivendo è
l’emergenza sanitaria più grave dai tempi dellaSpagnola’, la grande influenza che tra il 1918 e il 1920 provocò un numero di vittime stimato fra i 50 e i 100 milioni.
Gli sforzi in atto per contenere la diffusione della Covid-19 stanno scuotendo la società, l’economia e la geopolitica del pianeta dalle loro basi, rimettendo in discussione i costumi e le relazioni sociali, così come il concetto stesso di globalizzazione e forse persino gli equilibri internazionali instauratisi alla fine della Guerra Fredda e sviluppatisi fino ad oggi.
Inoltre, ad essere infettivo non è soltanto il patogeno, bensì le informazioni che lo riguardano. Sul piano della comunicazione e su quello della percezione del fenomeno morboso ed epidemiologico,
l’emergenza da coronavirus si sta infatti riversando sulla società come uno tsunami di informazioni distorte. Per l’effetto diinformazioni non veritiere, oppure amplificate, minimizzate o talvolta per semplice fraintendimento del loro contenuto originario, si creano quindi processi di disfunzione cognitiva di massa. Tale disfunzione rischia pertanto di connotarsi come fenomeno paradigmatico d’espressione di quella che Mario Caligiuri ha teorizzato come ‘la società della disinformazione’.

La presente analisi, introdotta da una breve disamina delle principali direttrici tematiche lungo le quali quest’onda di disinformazione si è indirizzata con tutta la propria forza, si propone dianalizzare il fenomeno della disinformazione rispetto all’epistemologia biologica dell’emergenza Covid-19, ovvero intorno all’origine del virus SARS-CoV-2. Lo scopo è di fornire minimi riferimenti e spunti di riflessione a quanti, con particolare riferimento alla comunità dell’intelligence, intendano intraprendere -per interesse culturale o per mestiere- un’analisi strutturata del flusso informativo (e si potrebbe dire anche disinformativo) sull’argomento, sia in riferimento a quanto pervenuto finora, sia su quello a venire.

I contenuti scientifici delle notizie riguardanti l’origine naturale e la diffusione di una malattia infettiva, così come le caratteristiche del patogeno che ne è la causa (per non dire di quelli delle ipotesi in merito al suo rilascio intenzionale in scenari di conflittualità non convenzionale), sono spesso soggetti ad un elevato tasso di contaminazione da parte di elementi della controcultura fra i più disparati, di natura sia cospirativa, sia pseudo- o fantascientifica. Nel venire comunicati, tali contenuti giungono -nella migliore delle ipotesi disturbati al loro fruitore nello stesso modo in cui un segnale trasmesso viene captato come avvolto da un fuorviante rumore di fondo. D’altro canto, proprio l’intelligence -intesa come metodo scientifico di raccolta del dato informativo grezzo e processamento del medesimo in un prodotto fruibile da parte del decisore politico è uno strumento particolarmente adatto a discernere fra la purezza di questo segnale (che rappresenta il vero contenuto scientifico dell’informazione), separandolo dal rumore di fondo della contaminazione narrativa.

Nonostante gli aspetti medico-sanitari in primo luogo, e quelli economico-politici e sociali in secondo, siano finora prevalsi nel dibattito generale sull’emergenza Covid-19, è convinzione di chi scrive che un’analisi completa del fenomeno non possa prescindere dal considerare l’elemento causale di questa emergenza nella sua dimensione biologica. Questo perché ogni problema medico-sanitario ed ogni problema economico-politico da esso originato sono sempre da ricondursi, prima di tutto, ad un problema biologico.
In questa prospettiva,
provare a comprendere la logica che sottende ai meccanismi di propagazione dell’entità molecolare chiamata coronavirus, andando al di là dell’incidentale malattia che essa causa, può fornire preziosi strumenti d’interpretazione e predizione per far fronte ad emergenze simili in futuro, e forseanche a prevenirle.
Lospillover, ossia ilsaltocompiuto da un virus nel trasmettersi da una specie all’altra e il suo riversarsi nella popolazione umana, non sono un problema di sola pertinenza della comunità medico-scientifica, così come la sua propensione a diffondersi in una pandemia non è di sola pertinenza delle politiche di salute pubblica. Pertiene, inevitabilmente, alla dimensione della sicurezza nazionale e internazionale. Pertanto, in merito ai temi della prevenzione e del contrasto, al ruolo che l’intelligence può svolgere nell’ambito delle emergenze sanitarie da virus pandemici ed altri patogeni infettivi, la presente analisi volge uno sguardo conclusivo. Nella modesta e personalissima opinione che le agenzie d’informazione e sicurezza interna ed estera del nostro Paese possano giocare in futuro un ruolo sempre più decisivo nel supportare lo Stato e gli enti da esso preposti a gestire questo tipo di emergenze a prevedere, quando non addirittura a prevenire, sia l’emergere di nuovi patogeni in seno alle comunità antropiche, sia l’insorgere di nuovi focolai con propensione alla diffusione pandemica per quelli già noti.

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