martedì, Luglio 7

Coronavirus: il più facile rapporto tra pandemia e religione L'essere umano ha bisogno di vaccini contro le epidemie, ma ha anche bisogno di forza morale a cui far ricorso per affrontare i pericoli che minacciano la sua esistenza. Le grandi religioni concordano sulle strategie contro la pandemia

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Coronavirus COVID-19. Secondo Treccani, la ‘pandemia’ è «Epidemia con tendenza a diffondersi ovunque, cioè a invadere rapidamente vastissimi territorî e continenti», e l’‘epidemia’ è una «Manifestazione collettiva d’una malattia, che rapidamente si diffonde fino a colpire un gran numero di persone in un territorio più o meno vasto in dipendenza da vari fattori, si sviluppa con andamento variabile e si estingue dopo una durata anche variabile». Mentre la parola ‘virus’, in biologia, è «un termine con cui si disegna un gruppo di organismi, di natura non cellulare e di dimensioni submicroscopiche, incapaci di un metabolismo autonomo e perciò caratterizzati dalla vita parassitaria endocellulare obbligata, costituiti da un acido nucleico (genoma) rivestito da un acido proteico (capside). Quando un virus riesce a penetrare all’interno di una cellula ospite alterandola così il patrimonio genetico e obbilgandola a sintetizzare acidi nucleici e proteine virali e quindi alla replicazione del virus».

«Il rischio di nuovi virus mortali è in aumento a causa della crescita della popolazione, dei cambiamenti climatici e del maggiore contatto tra uomo e animale», si affermava in uno studio pubblicato già nel 2009 su ‘Wall Street Journal’, intitolato ‘The age of Pandemics’, denunciando con sorprendente attualità esattamente quanto sta succedendo in queste settimane, compresa l’impreparazione a far fronte alla pandemia.

Mentre molti scienziati stanno nei loro laboratori, in corsa col tempo, per poter sviluppare un vaccino contro il COVID-19, molte persone si affidano alla religione e qualche volta alla magia, nota un opinionista di ‘Nasnews’, è naturale, prosegue l’opinionista della testata irachena, l’essere umano ha bisogno di vaccini contro le epidemie, ma haanche bisogno di forza morale a cui far ricorso per affrontare i pericoli che minacciano la sua esistenza. Contestualmente, «riaffiorano gli scontri tra i religiosi estremisti e coloro che hanno appreso dalla scienza moderna che la scienza è l’unico strumento in mano all’essere umano per controllare la natura e le sue sorprese», afferma Khalid Matlek nel suo ‘Religione ed epidemie: l’ossessione collettiva del virus corona’, pubblicato su ‘Nasnews’.

In questo bisogno di ‘forza morale’ si vanno insinuare oltre ai predicatori dell’ultima ora, anche i grandi approfittatori, primi tra tutti i protagonisti del business della magia, che ogni anno è stimato quoti, solo in Italia, 8 miliardi di fatturato, per il 95% rigorosamente in nero. E quando la crisi di queste settimane sarà finita, qualcuno sicuramente produrrà statistiche su quanto la ‘paura’ e il bisogno di esorcizzare la paura sarà fruttato ai maghi del mondo intero.

Così può essere interessante una breve carrellata su le religioni e le epidemie.

Cristianesimo: l’epidemia è un castigo di Dio?

Secondo la Bibbia, si! l’Uomo è vendicativo e pensa che lo sia anche Dio, quindi epidemie, carestie, alluvioni sono considerate come un castigo di Dio. Secondo il Vangelo, no. Dio ama e ama anche i nemici. Dio non castiga, non si vendica, ma salva”, afferma Lorenzo Marandola, si definisce come un Cattolico apprendista Cristiano.

Quali sono le raccomandazioni pratiche della religione ebraica in caso di epidemie?

E’ prescritto, per l’ebraismo lavare le mani prima del pasto, e purificarsi prima dei rapporti sessuali. Credo che questo sia molto importante, se dobbiamo parlare di profilassi”, afferma la bibliotecaria del Centro Bibliografico dell’UCEI, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.

Islam e epidemia: quali istruzioni?

Brevemente la ‘sentenza’ in tema di epidemie e di pandemie è quella di impegnarsi per eliminarle e frenare la loro diffusione. Il focolaio dell’epidemia deve essere soggetto di quarantena, la persona colpita deve evitare di mescolarsi con la gente ma deve essere soccorsa finché supera questo guaio. E vi sono molti Hadith che chiariscono ciò che è stato detto. Nel corso della pandemia ossia della peste nera il Profeta (pace su di lui) ha affermato: ‘Se ne sapete in qualche posto della Terra non ci andate! E se si propaga in qualche terra non sfuggitene!’” afferma Nabil al-Fouly, ricercatore, teologo e filosofo musulmano.

La quarantena e l’Islam!

Il primo personaggio che ha imposto la quarantena nel corso della storia è stato il Profeta Maometto. Per l’Islam è la più importante arma in mano all’essere umano per frenare le malattiecontagiose. Il Profeta Maometto afferma: «La peste nera è come la peste dei cavalli. Colui che ci permane è un martirio (shahìd) e colui che ne fugge è pari allo scappato dell’esercito».

L’Islam stabilisce i principi fondamentali della quarantena in quanto proibisce l’accesso della gente alla terra infetta dell’epidemia nel frattempo impedisce alla gente di uscirne. Ed è un concetto moderno. Impedire alla gente sana di entrare nel focolaio dell’epidemia è chiaro senza che sia necessario diagnosticare la malattia infettiva” afferma Mohamed Ali al-Bar, medico e scrittore musulmano.
Secondo gli scienziati islamici, occorre distinguere la quarantena dall’isolamento. L’isolamento si attua sulle persone infette dell’epidemia. Può essere volontario o obbligatorio. Mentre la quarantena riguarda le persone che sono a rischio di essere contagiate. Secondo l’Islam queste due strategie aiutano efficacemente a contenere la diffusione delle malattie epidemiche.

Cosa ne pensa il Buddismo delle epidemie?

Per ogni situazione critica la prima cosa da mettere in atto è la protezione della vita delle persone. Questo è il principio più importante: la sacralità della vita” afferma Alberto Valente, responsabile di settore presso l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai.

«Quando società umana e ambiente naturale sono in disarmonia si generano i disastri [..] secondo lo spirito del Buddismo non dobbiamo interpretare i disastri come una punizione. Ovviamente la vita degli esseri umani e ciò che accade nell’ambiente naturale sono strettamente connessi, come spiegano i principi buddisti dell’origine dipendente e della non dualità di vita e ambiente. Nonostante ciò, è estremamente difficile individuare le cause di un disastro naturale perché sono coinvolti diversi fattori legati fra loro», recita uno dei libri di testo.

Quali responsabilità dovrebbero assumere i giovani in una situazione critica come quella della diffusione di un’epidemia? “In quanto buddista ovviamente direi di recitare sempre la preghiera per la protezione, per la pace e per la sicurezza delle persone, come pensiero generale. Però in particolare per ciò che sta succedendo bisogna distinguere l’aspetto religioso da quello scaramantico. Quindi, bisogna anche sapersi informare scientificamente senza diffondere ulteriori pandemie inutili. Per quanto riguarda l’aspetto mistico religioso penso che sia unaimportante occasione per riflettere su tutto quanto viene dato per scontato, cioè il valore della vita umana. In questo momento le persone spinte dalla paura si stanno soffermando un attimo a ricalcolare le priorità della loro vita”, afferma un giovane buddista praticante.

Cristianesimo, Ebraismo, Islamismo e Buddismo sembrano condividere la strategia, tutte le più importanti religioni presenti in Italia hanno imparato a separare nettamente, per usare una delle affermazioni di Matlek, ‘il sacro dagli antibiotici’.

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