domenica, Luglio 5

Coronavirus: guerra dei vaccini a parte, qualche motivo di ottimismo c’è La guerra dei vaccini per mettere k.o. il coronavirus Covid-19 sta entrando nella sua fase più infuocata, ma a monte resta il problema: un vaccino si troverà? Un vaccino contro il coronavirus è alla nostra portata

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La guerra dei vaccini per mettere k. o. il coronavirus Covid-19 continua, anzi, sta entrando nella sua fase più infuocata.
L’innalzamento del clima attorno al vaccino per il Covid-19 si è avuto negli ultimi giorni dopo che la potente multinazionale farmaceutica francese Sanofi, attraverso il suo amministratore delegato, Paul Hudson, aveva fatto sapere che gli Stati Uniti avrebbero ottenuto per primi il vaccino anti-Covid su cui l’azienda sta lavorando. La motivazione è spiegabilissima: gli Stati Uniti hanno investito su tale vaccino Sanofi. Il Governo degli Stati Uniti, ha spiegato Hudson, ha «diritto al maggior pre-ordine perché ha investito nell’assunzione del rischio» legato alla ricerca. Vantaggio che comunque al massimo sarebbe potuto essere di giorni o settimane.

In poche ore è scoppiato il putiferio. Il Presidente francese Emmanuel Macron ha convocato i vertici del colosso farmaceutico francese per la prossima settimana dicendosi «turbato» dall’annuncio e ha chiesto che questo vaccino sia «sottratto alle leggi di mercato». Un vaccino contro Covid-19 deve essere un «bene pubblico globale», «la parità di accesso al vaccino per tutti non è negoziabile». Il primo ministro francese Edouard Philippe ha fatto sapere che il Presidente di Sanofi, Serge Weinberg, gli ha dato «tutte le assicurazioni necessarie» sulla disponibilità in Francia di qualsiasi vaccino contro il nuovo coronavirus sviluppato dall’azienda. L’Unione europea a sua volta ha dichiarato che qualsiasi vaccino contro il coronavirus dovrà essere disponibile per tutti i paesi. «Il vaccino contro il Covid-19 deve essere un bene pubblico globale e bisogna che il suo accesso sia equo e universale», ha detto il portavoce della Commissione europea, Stefan de Keersmaecker.

L’intervento del Presidente Sanofi France, Olivier Bogillot, ha chiarito l’affermazione del suo Ad, e chiarito anche l’obiettivo. Bogillot, ha assicurato alla televisione ‘Bfmtv’ che, «se gli europei lavorano rapidamente come gli americani» nel sostenere la ricerca, potrebbero ottenere il vaccino allo stesso tempo. In sostanza, Sanofi ha inteso provocare l’Unione Europea, e probabilmente volutamente ha fatto scoppiare la ‘bomba’: ha lanciato la provocazione, il Governo francese si è sentito ferito nell’orgoglio, e, esattamente come Sanofi voleva, ha abboccato,ha reagito sonoramente, ed è scoppiato il caso.Un modo per battere alla cassa di Bruxelles con il sostegno, sia pure indiretto, dello scandalo dell’opinione pubblica europea.
Oggi le agenzie hanno battuto una nuova dichiarazione di Serge Weinberg: «Nessun Paese sarà prioritario più di un altro; Sanofi renderà il vaccino disponibile al maggior numero di persone possibile».
Caso chiuso. Da lunedì si apre la partita vera: al lavoro ci saranno i lobbisti di Sanofi a Bruxelles.

Il problema degli investimenti necessari per la ricerca, quello delle procedure burocratiche per la regolamentazione del vaccino stesso, sono problemi enormi, e, al di là delle dichiarazioni, sarà guerra, senza esclusione di colpi, di mezzo c’è una partita geopolitica da capogiro, come da capogiro sarà il business che si accaparrerà chi avrà nelle mani il brevetto del vaccino. Ma alla base c’è, per dirla con le parole del Ministro alla Salute di Parigi, Olivier Veran, se e quando ci sarà il vaccino. «La questione non è oggi chi beneficerà del vaccino, la questione è chi ne troverà uno per primo».
Al lavoro oramai sono in molti, e molte sperimentazioni sono già partite e altre stanno partendo, ma gli addetti al lavoro più seri non hanno ancora completamente escluso che un vaccino possa anche non essere trovato, né che un vaccino possa essere valido per tutti i ceppi, altresì continuano a parlare di un anno di lavoro ancora da fare prima che possa essere disponibile -e di un anno si parlava 5 mesi fa, quando il coronavirus appena era entrato in scena. Zania Stamataki, docente senior di immunologia virale all’Università di Birmingham, in un intervento su ‘The Conversation’ ha spiegato perché ci sono buone ragioni per essere ottimisti.

Qui di seguito pubblichiamo integralmente il suo intervento. 

I primi coronavirus noti per infettare l’uomo sono stati scoperti più di mezzo secolo fa – quindi perché non ci sono vaccini contro questi virus? Dovremmo essere ottimisti sul fatto che un vaccino efficace verrà sviluppato ora?

SARS-CoV-2, il coronavirus recentemente scoperto che causa COVID-19, è abbastanza simile ad altri coronavirus, quindi gli scienziati fanno previsioni su come il nostro sistema immunitario potrebbe gestirlo. Ma la sua novità merita uno studio accurato. Simile a Sars e Mers che causano una grave sindrome respiratoria acuta, il nuovo coronavirus è emerso dagli animali e può causare danni ai polmoni e talvolta ad altri organi.

Perché non abbiamo un vaccino contro altri coronavirus umani? L’emergere di Sars e Mers, rispettivamente nel 2002 e nel 2012, è stato annullato relativamente rapidamente o ha interessato un numero limitato di persone. Nonostante l’interesse da parte di virologi, non vi era alcun incentivo economico a sviluppare un vaccino per queste malattie poiché rappresentavano una piccola minaccia al momento. I virologi con un interesse per i coronavirus stavano lottando per ottenere finanziamenti per le loro ricerche.

Al contrario, COVID-19 ha causato enormi disagi in tutto il mondo. Di conseguenza, sono in fase di sviluppo almeno 90 vaccini, con alcuni già in sperimentazione sull’uomo.

Un vaccino conferisce al nostro corpo un innocuo quantitativo del virus, avvisando la risposta immunitaria a generare anticorpi e / o immunità cellulare (cellule T) pronti a combattere l’infezione. L’idea è che possiamo quindi schierare un sistema di difesa già pronto la prossima volta che incontriamo il virus, e questo ci risparmia da gravi sintomi. Sappiamo che la maggior parte delle persone che si sono riprese da COVID-19 hanno anticorpi rilevabili nel sangue.

Non sappiamo se questi anticorpi sono completamente protettivi, ma un vaccino ha ancora il potenziale per suscitare potenti anticorpi neutralizzanti e gli scienziati valuteranno questi dopo la vaccinazione. I ricercatori cercheranno anche potenti risposte delle cellule T nel sangue delle persone vaccinate. Queste misurazioni aiuteranno gli scienziati a prevedere l’efficacia del vaccino e saranno disponibili prima dell’approvazione di un vaccino.

Il modo migliore per valutare un vaccino, ovviamente, è giudicare quanto protegge le persone dalle infezioni. Ma esporre i gruppi vulnerabili al virus è troppo rischioso, quindi la maggior parte dei vaccini sarà testata nei giovani senza problemi di salute. Esistono considerazioni etiche per infettare deliberatamente una persona sana con un virus potenzialmente pericoloso per uno studio sui vaccini, e questi devono essere considerati attentamente.

Nel corso di una pandemia, un volontario vaccinato può essere infettato dal nuovo coronavirus, specialmente se si tratta di un operatore sanitario. Ci vorrà del tempo per raccogliere dati sulla protezione a seguito di infezione e confrontarli con le persone che hanno ricevuto un vaccino placebo.

Il vaccino ideale dovrebbe proteggere tutti e causare difese per tutta la vita con una singola dose. Sarebbe veloce da produrre, economico, facile da amministrare (somministrazione nasale o orale) e non avrebbe bisogno della refrigerazione, quindi i non specialisti possono distribuirlo in parti del mondo difficili da raggiungere. In realtà, non comprendiamo appieno come produrre un vaccino che induca immunità protettiva di lunga durata per diversi virus. Per alcune infezioni, dobbiamo somministrare vaccinazioni di richiamo.

L’invecchiamento viene fornito con un sistema immunitario stanco che lotta per rispondere alla vaccinazione, e questo vale anche per le persone con sistema immunitario indebolito, quindi è difficile proteggere i più vulnerabili. Pertanto, i programmi di vaccinazione che proteggono oltre l’80% della popolazione possono ridurre l’incidenza della diffusione del virus e proteggere i vulnerabili per procura, attraverso l’immunità del gregge. Attualmente, la percentuale di persone che potrebbero aver avuto COVID-19 in diverse parti del mondo varia, ma questo è difficile da stimare a causa della disponibilità dei test.

Gli scienziati testano e confermano la sicurezza di un vaccino prima che venga approvato. Sappiamo che in alcune infezioni virali, gli anticorpi esistenti di un’infezione precedente con lo stesso tipo di virus possano causare malattie più gravi. Tuttavia, non esiste una forte evidenza di effetti avversi degli anticorpi per l’infezione da SARS-CoV-2.

Ecco alcuni motivi per essere ottimisti. Uno, questo virus può essere curato. A differenza di alcuni virus come l’HIV che incorporano il loro genoma nel nostro e ne fanno nuove copie dopo l’eliminazione immunitaria, sappiamo che SARS-CoV-2 non è in grado di persistere in questo modo.

Due, la maggior parte dei pazienti infetti sviluppa anticorpi e vi è evidenza di risposte specifiche per le cellule T del virus. Sebbene non sappiamo ancora se queste risposte siano protettive, queste sono precisamente le risposte che possono portare alla memoria immunologica, pietra angolare della vaccinazione. I prodotti a base di vaccino saranno raffinati e arricchiti per indurre risposte immunitarie più potenti dell’infezione naturale.

Tre, i coronavirus mutano più lentamente dei virus come l’influenza e sappiamo da Sars e Mers che gli anticorpi possono persistere per almeno uno o due anni dopo il recupero. Questa è una buona notizia per un vaccino efficace che potrebbe non richiedere un aggiornamento da parecchio tempo.

Ci sono più motivi per essere ottimisti. Gli scienziati stanno testando diversi approcci, quindi c’è una maggiore probabilità di successo e le aziende farmaceutiche si sono impegnate in anticipo, aumentando la produzione e elaborando la logistica per la distribuzione ancor prima che ci siano prove che il vaccino funzionerà. Questo vale l’investimento perché le risorse possono essere rapidamente riutilizzate per i vaccini più promettenti dopo i primi studi clinici.

Un vaccino contro il coronavirus è alla nostra portata ed è la nostra migliore speranza per arginare la trasmissione e generare l’immunità di gregge per proteggere i più vulnerabili. Portando via i suoi ospiti per la replicazione, possiamo sradicare questo virus dalla popolazione umana proprio come la vaccinazione ha precedentemente sradicato il vaiolo.

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