venerdì, Luglio 10

Coronavirus fase 3: lì si gioca la sopravvivenza dell’Italia in Europa Decreto formato maxi e lacrime a parte, serve cogliere al volo l’occasione offerta da Ursula von der Leyen, che sia il bilancio europeo a essere impegnato e rafforzato, e che siano investimenti a fondo perduto, non prestiti, quelli del Recovery Fund

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Beninteso, chi si aspetta questo articolo prima del week-end, si aspetta di sicuro che io ora parli male, malissimo del decreto ‘illustrato’ mercoledì sera da Giuseppe Conte e da alcuni Ministri, che dovrebbe mettere le basi per la ripresa dal coronavirus Covid-19.

Ebbene no. Non si può commentare un decreto di quasi 500 pagine senza averlo letto, avendo a disposizione al momento solo il comunicato stampa; anzi, non si può commentare una cosa del genere: si tratta di una bruttura, una stortura, una follia regolatoria, un delirio autoritario. Per di più, la legge in realtà non esiste. Non solo perché deve comunque passare per il Parlamento, e lì si scateneranno i lupi che per settimane hanno impazzato a Palazzo Chigi, e quindi ciò che ne uscirà è ancora tutto da vedere. E poi perché, al solito, il decreto dovrà esserearricchitoda una miriade imprecisata di regolamenti di applicazione, di circolari, di istruzioni, di correzioni delle circolari, di ripensamenti, eccetera.
Lo sappiamo ormai benissimo: in Italia le leggi si fanno ad usum Delphini, cioè per farlo sapere al popolo plaudente, ma mica si applicano, se non arrivano tutti i documenti di cui accennavo sopra. Insomma, un documento che è la quintessenza della frenesia burosaura di questo Governo, diventerà, nelle mani dei burocrati istituzionali, una sorta di enciclopedia … altro che 500, le pagine alla fine, posto che alla fine si arrivi, saranno almeno il triplo. Per la gioia dei Tribunali!

E quindi aspettiamo, o meglio, aspettate. Io non ho alcuna intenzione di leggere tutta quella roba, tanto più che sulla sua finalità, questo sì, lo si può dire subito, i dubbi sono a dir poco molteplici e giustificati. E si risolvono, per quanto mi riguarda, in una parola: non mi fido, preferisco aspettare e vedere, e magari valutare le varie conseguenze di ciò che è stato ‘deciso’ in quello che è apparso per quello che è, un suk della peggiore specie.
Ivi comprese le presunte lacrime della signora Teresa Bellanova. Perché? Brutalmente: perché non ci credo, non me ne fido, ha lavorato da longa manus di Matteo Renzi per farsi vedere, e per acciaccare il Governo. Per di più ha ‘cancellato il caporalato’, come il suo collega che ha ‘cancellato la povertà’: simili vergogne dovrebbero essere perseguite nell’unico modo in cui si può, col disprezzo.
Purtroppo la vedo così, e sfido chiunque a dirmi, in privato, che non la pensa così anche lui. Ma anche perché, lo dico chiaramente, a me i politici (quale ne sia il sesso, e finiamola pure qui di dover dire sempre le cose al maschile e al femminile o meglio al contrario, la lingua italiana ha delle regole chiarissime, usiamola e le donne e gli uomini rispettiamoli per quelli che sono, non per la desinenza!) che piangono in favore di telecamera non mi piacciono. E non perché da quel vecchio incartapecorito e incattivito che sono, non credo alle lacrime (è tropo ovvio, per dirlo) né perché penso che siano false (questo è più che ovvio), ma perché da un uomo di Governo, quale ne sia il sesso, non mi aspetto lacrime, ma fatti. Se uno che ti viene a tirare fuori da un terremoto si mette a piangere, siamo fregati.

Ma poi, come dico, non mi fido, lo confesso, non mi fido. Sì, lo so, isondaggidicono che la gente ritiene, al cinquanta per cento, affidabile Conte. Mah, io non sono un sondaggista, per dirla con pochette-Conte (posto che sapesse ciò che diceva), io sono più sull’episteme che sul Doxa, ma mi domando: se uno ti chiede chi pensi che sia affidabile nella gestione del coronavirus tra Conte, Salvini, Renzi e Bersani, uno che deve rispondere? È ovvio che Conte è quello che ha, o dice di avere, le leve del potere in mano: che devo sperare? Che faccia meno danni possibile. Gli altri sono riempitivi del sondaggio. Per carità, non voglio sostituirmi ai sondaggisti, ormai principi, ma non mi fido anche per altri motivi.
Uno: non mi fido di chi si esprime in burocratese puro, ci inonda di discorsi e chiacchiere ovunque per dirci come è bravo e dicedipiciemme’.
Due: non mi fido di uno che fa un Governo con Salvini e poi ne fa uno con Bersani (non ditemi che Bersani non è al Governo, lo so, ma è anche il solo che pensi nella sinistra italiana), per di più riempiendo Salvini di contumelie, ivi comprese quelle riferite al fatto che gli ha detto di fare qualcosa e quello se ne è fregato. Tre: non mi fido di uno che, dovendo gestire la diffusione del virus, tira fuori sciocchezze tipo i congiunti e le amicizie affettuose o gli affetti stabili e ‘organizzi’ i bagnini imponendo loro di non salvare i bagnanti a rischio di affogare ma: «di valutare il respiro soltanto guardando il torace della vittima alla ricerca dell’attività respiratoria normale, ma senza avvicinare il proprio volto a quello della vittima», dimenticando che trovandosi la ‘vittima’ (e uno che fa … si … no?) in acqua il torace è poco visibile, specie se sta affogando. Certo, comunque, non ci dice quando ogni segno di vita sia cessato, nella vittima, se il bagnino lo porta a terra o no: certo che no (ma lo deduco io), magari è ancora infetto, e lo si lascia ai pesci. Oppure, riguardo ai parrucchieri e barbieri, raccomanda: «ottimizzare la gestione degli spazi ‘anche tramite soluzioni innovative rispetto alla zona originariamente prevista’, al fine di garantire le attività e il distanziamento fra clienti ed operatori …» (lo sfondamento delle pareti del negozio a fianco, ad esempio?) ai clienti, poi, verrà consegnata «una borsa/sacchetto individuale monouso per raccogliere gli effetti personali del cliente da restituire al completamento del servizio» (borsa/sacchetto, cos’è un nuovo modello di Miou Miou o di Tod’s -sempre per preferire qualcosa di vagamente inglese) e infine, superato lo shock della mantellina monouso obbligatoria: «privilegiare la conversazione con il cliente tramite lo specchio e svolgere le procedure rimanendo alle spalle del cliente in tutti i casi possibili» … che, poi, detto così è anche un po’ imbarazzante!
E io dovrei fidarmi di uno così? E voi? Beh, fatti vostri.

E quindi lasciamo da parte, per favore, Conte e la sua pochette, la Bellanova e le sue lacrime, Renzi e i suoi pasticci e Giggino e le sue convulsioni dibattistian-crimiane e, permettetemi solo un istante, di parlare di cose serie. Due.
Il virus non è fermo, non è sconfitto e non sappiamo né come fermarlo, né come sconfiggerlo. Ma sappiamo che corre.Vedetevi i dati di ieri: sono nuovamente aumentati i contagi e i morti.
Sappiamo che il sistema sanitario funziona malissimo, specie per lo spreco di fondi (pensate alla follia dell’Ospedale milanese in Fiera, che ora viene chiuso! E ricordate le contumelie di Giulio Gallera a Angelo Borrelli perché non arrivavano i respiratori?) e per il caos delle competenze, anche determinato dalla paura di Conte di utilizzare l’art. 120 della Costituzione (forse non ne conosceva l’esistenza?) e il caos dei dati, ma sappiamo per certo che i dati veri sono enormemente maggiori di quelli resi noti, e che la cosiddetta Fase 2 è tutta a rischio. Di tutto ciò si parlava ieri su questo giornale.

Il Governo dovrebbe impegnarsi (non mi illudo, ma insomma ci provo) a dare, da oggi in poi, dati veri. Ma specialmente, oltre ad essere prontissimo a reagire al minimo segno (e non sembra affatto che lo sia, sempre a leggere lo studio del GIMBE di Nino Cartabellotta) occorre organizzare la cosa più importante, lacrime a parte: la fase 3. Lì si gioca la sopravvivenza dell’Italia e -lo ripeto ancora, ne ho detto ieri i timoridell’Italia in Europa. E, francamente, non mi pare che le idee ci siano e comunque sono molto confuse. A parte gli imprenditori arrembanti col coltello fra i denti, molto preoccupante.

Bisognerebbe cogliere al volo l’occasione del discorso alla plenaria del Parlamento europeo della signora Ursula von der Leyen, tenuto mercoledì. Discorso evasivo e ambiguo, certo, nel quale, comunque, ha detto che bisogna che sia il bilancio europeo a dover essere impegnato e rafforzato.
Lo ha detto dopo una serie di precedenti dichiarazioni da tenere presenti. «Sebbene la pandemia non conosce frontiere e non fa distinzioni di nazionalità» (a chi ha tradotto forse sarebbe utile chiedere di studiare i congiuntivi nella lingua italiana!!!!! Il testo è ufficiale della Rappresentanza in Italia della UE), ha affermato il 24 aprile «L’investimento dovrebbe essere anticipato nei primi anni e naturalmente è necessario trovare il giusto equilibrio tra sovvenzioni e prestiti. Questo impegno complessivo serve a proteggere l’integrità del nostro mercato unico e della nostra Unione », e aveva detto il 31 marzo «L’Unione europea si fonda sui valori della libertà, della democrazia, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani. Questi valori sono comuni a tutti noi e dobbiamo sostenerli e difenderli, anche in questo momento difficile». Sorvolo su quell’‘anche’ (micidiale e volgare), ma sottolineo al signor Conte che, sia pure nell’ultima frase del suo testo, la signora von der Leyen ha parlato di sovvenzioni, cioè di investimenti a fondo perduto.

Lo ripeto ancora una volta: nell’interesse dell’Italia e dell’Europa, e quindi della sopravvivenza dei nostri connazionali, bisogna anche qui cogliere l’occasione per chiedere, implorare, che l’UE investa direttamente i soldi del Recovery Fund, qui come altrove, ma non ce li presti!
Se quelle somme fossero tutte destinate asovvenzioni’ (lo dice lei, la signora von der Leyen, non io: sovvenzione è investimento), potremmo decidere insieme alla UE dei grandi progetti stimolanti e, a quel punto, davvero prenderci senza timori i famosi 36 miliardi del MES: avremmo un debito pubblico molto, ma molto, meno terrificante. Sarebbe la prova, forse la prima, che quei diritti rivendicati valgono per tutti, ma proprio tutti, Italia inclusa.
Certo, occorre qualcuno che lo spieghi a pochette: i burocrati fanno fatica a comprendere certi concetti.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.