sabato, Luglio 4

Coronavirus e quel ‘fattore X’, conosciuto, previsto, ignorato: origine e contrasto ‘IL FATTORE X. L’origine della Covid-19 tra pandemia informativa e ruolo dell’Intelligence’: lo studio della Società Italiana di Intelligence in collaborazione con il Max Planck Institute, per comprendere la pandemia in corso e maturare utili strumenti di comprensione e categorie mentali e scientifiche per affrontare le pandemie che verranno

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IL FATTORE X. L’origine della Covid-19 tra pandemia informativa e ruolo dell’Intelligence’ è il titolo della ricerca di Luca Zinzula, virologo del Max Planck Institute of Biochemistry, esperto di virus altamente patogeni, che è stato pubblicato dalla Società Italiana di Intelligence (SOCINTcon il coordinamento e la prefazione di Mario Caligiuri, Presidente SOCINT e Direttore delLaboratorio sull’Intelligence dell’Università della Calabria, che ha collaborato allo studio. Uno strumento funzionale a capire il coronavirus Covid-19 e prevenire i prossimi eventi pandemici che ci dobbiamo attendere.

Il titolo della ricerca richiama il fattoreX’, che èl’indicatore con il quale la comunità scientifica designa da tempo l’ipotetica malattia infettiva che in qualsiasi momento può diffondersi nel pianeta.

Il lavoro di Luca Zinzula affronta due temi fondamentali: l’origine del virus e le modalità di contrasto attraverso le agenzie di intelligence, con considerazioni che vanno oltre l’attuale congiuntura pandemica, che potrebbe replicarsi nel prossimo futuro.

Lo studio è particolarmente complesso, e ha approfondito le speculazioni in merito all’origine del coronavirus responsabile della Covid-19, sulle quali si riflettono dinamiche geopolitiche che determineranno i futuri rapporti fra la Cina, Paese dove la pandemia si è generata, e le Nazioni in cui questa si è diffusa.

Molto interessante e curata nell’approfondimento è la sezione del lavoro che riguarda il lavoro condotto dall’intelligence, e, soprattutto, la nuova responsabilità che questa crisi ha evidenziato dovrà avere l’intelligence mondiale in fatto di pandemie e in generale in fatto di salute pubblica. In merito al compito dell’intelligence di prevenire e contrastare ogni forma di minaccia alla sicurezza dello Stato, si configura un nuovo e decisivo ruolo per le agenzie di intelligence. Infatti, è diventato determinante acquisire informazioni certe e scientificamente corrette per elaborare le analisi interpretative e preventive più appropriate da sottoporre ai decisori pubblici.

Mario Caligiuri, nella prefazione, piazza tre punti fermi che sono utili tenere presente nella lettura dello studio.

Primo punto. A differenza di quanto si è sostenuto e da più parti si è voluto far passare come messaggio chiaramente politico, il Covid-19 «non si tratta affatto di uncigno nero’, cioè di un evento improbabile, ma era stato ben individuato come una possibile emergenza planetaria anche dalle stesse agenzie di intelligence» fin dal 2008, afferma Caligiuri, richiamando il ‘Global Trends 2025: A Transformed World ’, il quarto rapporto non classificato redatto dal National Intelligence Council (NIC), oltre altre numerose fonti. Tra le altre: la molto richiamata in questi mesi ‘profezia’Bill Gates warns on future disease epidemic del 2015, per arrivare al settembre 2019 con il rapporto ‘Un mundo en peligro. Informe anual sobre preparación mundial para las emergencias sanitariasdella Junta de Vigilancia Mundial de la Preparación.

Molti report, moltialert ignorati dai decisori politici, e Caligiuri precisa bene che tutti, ma proprio tutti i decisori sapevano, avevano avuto le informazioni, ne avevano avute in abbondanza, da svariate fonti, prime tra tutte le intellingence, se solo avessero voluto tenerne conto.
Ignorato l’ampiamente previsto, ecco la prima ‘malattia X’ di questo secolo, il Covid-19 che, a partire da un focolaio del dicembre 2019 a Wuhan, nella provincia cinese di Hubei, si è trasformata in una pandemia da milioni di casi infetti e centinaia di migliaia di morti, abbiamo superato i 300mila, e l’Italia ha contribuito per oltre un decimo.

Il secondo, ma tutt’altro che secondario punto messo in evidenza da Caligiuri è la scomparsa della verità che ha caratterizzato questa epidemia.
«La velocità delle infezioni è stata accompagnata da un altrettanto contagiosa diffusione di notizie scorrete, distorte o amplificate, tanto che è stato coniato il termine ‘infodemia» per indicare una pandemia informativa.

Questo virus immateriale, che ha colpito in modo particolare l’Italia, come ci aveva spiegato Luigi Giungato, ricercatore SOCINT, è riuscito avere un effetto più forte di qualunque altro fattore di rischio.
Il «fenomeno infodemico ha contribuito a compromettere il contenimento dei contagi, e sta fortemente inquinando il dibattito sulle ripercussioni politiche, economiche e socialidell’emergenza», precisa Caligiuri. «E la tendenza delle opinioni che si equivalgono porta inevitabilmente alla scomparsa della verità, come aveva notato fin dal 1975 Hanna Arendt, riflettendo non a caso sulle vicende dei ‘Pentagon Papers’, che avevano svelato la costante manipolazione delle informazioni compiuta dal Pentagono sulla guerra in Vietnam».
Giungato andava oltre, parlando di
una situazione oramai dipost-verità’.

«Un aspetto particolarmente insidioso di questo fenomeno è la disinformazione sull’origine del virus e la genesi dell’epidemia, le cui molteplici narrazioni complottistiche, che sembrano connaturate alla mente umana, da un lato distorcono la percezione dei cittadini e dall’altro alimentano tensioni geopolitiche fra i paesi. Nello studio viene proposta una disamina del fenomeno infodemico e un’analisi delle evidenze scientifiche sull’origine del Covid-19, molto probabilmente di carattere naturale». «In questo momento, aspetti sanitari e aspetti comunicativi si intrecciano fortemente. Infatti, si sta manifestando probabilmente la prevalente forma di conflitto dei prossimi anni,rappresentata della guerra delle informazioni, che ha le caratteriste tipiche dei conflitti del XXI secolo: senza limiti».

Terzo punto, sostiene Caligiuri, richiamando Zinzula «la malattia X a cui dobbiamo rivolgere la nostra capacità di monitoraggio e prevenzione è quella che potrebbe emergere un giorno ad opera di un virus più contagioso e virulento di questo. Per tali ragioni, il ruolo delle agenzie di informazioni e sicurezza diventa fondamentale nelle attività di prevenzione e controllo, sia verso l’insorgenza delle pandemie, sia nei confronti della disinformazione che inevitabilmente accompagna tali emergenze».

E proprio relativamente alla funzione essenziale dell’intelligence, attenzione, ci dice Caligiuri, un rischio che sembra si stia profilando, occorre necessariamente evitare. «Mi riferisco al ruolo degli esperti sanitari e della agenzie di intelligence che in queste fasi sembrano speculari. Così come dopo l’11 settembre 2001, all’intelligence venivano chieste informazioni per sostenere le scelte politiche di un intervento bellico, così adesso agli esperti sanitari si chiedono informazioni (o addirittura si delegano funzioni improprie) per giustificare le strategie politiche di contenimento sanitario ed economico. Nello stesso modo, all’intelligence si stanno chiedendo approfondimenti per sostenere la guerra dell’informazione che è pienamente in atto».

Considerato che -per condividere le conclusioni di Mario Caligiuri-, questo studio di Luca Zinzula «può rappresentare un utile strumento per comprendere la pandemia in corso e maturare utili strumenti di comprensione e categorie mentali e scientifiche per affrontare le pandemie che verranno», a partire da lunedì 18 maggio, grazie alla collaborazione che abbiamo avviato con la Società Italiana di Intelligence, ‘L’Indropubblicherà, attraverso una serie di servizi giornalieri, l’intero rapporto IL FATTORE X. L’origine della Covid-19 tra pandemia informativa e ruolo dell’Intelligence’.

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