mercoledì, Ottobre 28

Coronavirus e Conte. Fermi tutti. Siamo obbedienti, ma meritiamo rispetto L’ultima apparizione del Presidente del Consiglio è stata infelice. Giuseppe Conte è stato un pessimo comunicatore ed un gran confusionario

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Non c’è la quarantena, in questo coronavirus Covid-19, ci sono ‘le quarantene’, che colpiscono in maniera specifica singole persone. Non posso parlare a nome di chi si è tappato in 50 metri di casa, magari perdendo le poche certezze che aveva, e non posso nemmeno parlare come un virologo, non lo sono, ma posso farlo da persona e da cittadino che si è autolimitato come tutte le persone adulte, perché le autorità mi chiedevano di fare questo.

Persona e cittadino, dunque, ruoli che posso delegare per un tempo ragionevole ad altre persone ragionevoli, ma non infinitamente né tantomeno acriticamente, proprio per questo mi permetto di osservare che l’apparizione di domenica sera del Presidente del Consiglio, non è stata un capolavoro di efficacia. Anzi, credo abbia dilapidato parte di un capitale che aveva costruito con tenacia, competenza, signorilitàcreando un sottile disorientamento che a mio avviso è destinato a crescere, se non si interverrà con sapienza.

Non aiutano le intemperanze di chi non ti aspetti, mi riferisco in particolare alle doglianze della Cei, assolutamente fuori luogo e figlie di una cultura stantia, oramai troppo lontana dal mondo per essere prese sul serio. Come sostiene, in un documentatissimo post, un sacerdote di Torino, ‘Libertà di culto non è libertà di infettare la gente’.

I vescovi, dall’alto della loro montagnetta, alta quanto quella della cuccia dei miei cani, dimenticano che uno dei focolai più micidiali in Campania è partito da una celebrazione presso una comunità di cattolici, ai quali non bastava prendere la comunione, ma si sono messi pure a bere a turno dallo stesso calice.

Ti domandi cosa intendono costoro per ‘difesa della vita’, quando poi, in forza di un capriccio adolescenziale, vorrebbero sacrificarne a decina di migliaia, da aggiungere alle altre decine di migliaia già perse. Farebbero bene a spiegare che Dio non fabbrica vaccini e neppure farmaci antivirali, che questo compito è stato affidato agli uomini, cosa che non esclude l’esistenza di quello stesso Dio.
Già, perché a loro bisogna ricordare pure questo.
Le azioni di prossimità in questo momento sono pericolose e vanno evitate, pure quelle in nome di Dio. Che una simile ovvietà si debba spiegare a dei vescovi mi pare renda comprensibili le ragioni per le quali le chiese sono vuote e difficilmente torneranno a riempirsi con questi vertici.

Detto questo, mi pare che le ultime mosse del Governo abbiano compromesso parte del lavoro effettuato finora, con successo, sulla coscienza degli italiani e sul loro senso di responsabilità. Cittadini che nella quasi totalità si sono attenuti al patto silenziosamente sottoscritto, manifestando un senso di responsabilità straordinario e non scontato, ci sono stati anche dei trasgressori, pochi in proporzione. Oggi constatiamo amaramente che nell’ultimo decreto si è pensato più a scoraggiare questi che a premiare coloro che nelle ultime settimane si sono attenuti a ogni indirizzo di interesse generale e si sentono in grado di amministrare i loro spazi con maturità e senso civico, cosa possibile.

Mi permetto, dunque, di parlare di scivolone. L’Italia non è una repubblica fondata sulla virologia, sebbene siamo grati ai rappresentanti di questa disciplina, che ci stanno dando una bella mano, dandone anche a se stessi, considerato il livello di popolarità raggiunto da molti di loro, che non paiono disdegnare.

L’ultima apparizione del Presidente del Consiglio è stata infelice, a cominciare dalla parte mediatica. Giuseppe Conte è stato un pessimo comunicatore ed un gran confusionario, ricordava quei viaggiatori che cercano di infilare nel trolley un contenuto triplo alle sue capacità, affastellando argomenti e farfugliando in continuazione, posseduto dall’ansia di ‘liberarsi’ e condizionato dalla coda di paglia, poiché sapeva di non potere dire, ma che tanta gente si aspettava, dopo giornate in cui, complice la stampa nazionale, si erano aperti spiragli, che ai consulenti virologi devono essere sembrati delle voragini.

Si era parlato di allargare il recinto alla scala regionale, ma poi si è fatta la furbata di limitare alle motivazioni di prima le possibilità di uscita, aggiungendo le visite familiari e rimettendo la certificazione al primo posto.

Come dire che si può andare in Australia,, ma non si possono prendere aerei e navi. Un poco di rispetto in più non avrebbe guastato.

Tutti sappiamo cosa ci lasciamo alle spalle e quanto potremmo ancora pagare, la verità è che nessuno possiede certezze, se non quelle scaturite dalle risposte sperimentate, a cominciare dalla rarefazione dei contatti sociali, abbiamo però bisogno di sapere che il primato dell’azione politica è saldamente in mano alle istituzioni e che queste non si nascondono dietro ai tecnici.

Le turbolenze nella maggioranza sono un brutto segnale, senza contare che questo stillicidio rischia di regalare un bazooka all’opposizione, risvegliando fantasmi che i sondaggi davano quasi per evaporati.

A me personalmente i politici impopolari non dispiacciono, quando difendono l’interesse di tutti a prezzo della propria convenienza, tuttavia se nelle precedenti conferenze del Presidente del Consiglio questo legame era apparso chiaro e quasi tutti ci siamo adeguati con convinzione, dopo l’intervento di domenica sera qualcosa si è rotto. Urge rimediare, usando più coraggio, restituendo ai cittadini un ruolo di responsabilità che la quasi totalità mostra, numeri alla mano, di meritare. I comportamenti virtuosi vanno rinforzati, altrimenti le persone corrette finiranno per chiedersi se ne valeva la pena e i trasgressori si sentiranno vittoriosi.

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