martedì, Agosto 4

Coronavirus: e app sia! se ci salva Quando il buon senso e la coscienza civica non sono sufficienti, riteniamo che una punta di avanguardia possa essere molto utile alla salvaguardia dei cittadini

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L’isolamento a cui ha costretto il coronavirus Covid-19 sta tenendo a casa quasi quattro miliardi di persone nel mondo. In Italia circa la metà della popolazione resta in un domicilio, evitando quanto più possibile i contatti esterni: qualche studente segue le lezioni dalla propria cameretta, una fascia più ampia di lavoratori sono in smart working, molti altri sono stati costretti a un riposo forzato. L’Italia è diventata un primo caso di epidemia dopo la Cina e dopo essere stata snobbata e derisa per le sue misure di circolazione limitata, ora il mondo intero ne segue l’onda dei contagi con attenzione e spirito di emulazione.

Già! Accade anche questo.

Non tutti quelli che escono si recano al lavoro o hanno esigenze indispensabili. E questo fa parte dell’indisciplina e dell’incoscienza che percorre trasversalmente l’intero Stivale.
Ora, che il lockdown costi molta fatica a tutti è fuor di dubbi. A quanto ci informa una letteratura medica seria, la misura di contenimento sembra il metodo più efficace per limitare la diffusione del morbo. Fino a prova contraria -e non avvalorata da ciarlatani- siamo convinti che la regola vada rispettata.
Quando però il buon senso e la coscienza civica non sono sufficienti, riteniamo che una punta di avanguardia possa essere molto utile alla salvaguardia dei cittadini. Così, lo scorso 23 marzo, quando è stata superata una soglia importante dei contagi in Italia, abbiamo visto di buon grado la proposizione di un bando per individuare le migliori soluzioni digitali basate sulle tecnologie per il monitoraggio attivo del rischio di contagio. Un invito rivolto non solo alle pubbliche amministrazioni, ma anche a aziende, enti e associazioni, cooperative, consorzi e fondazioni, in modo da coordinare l’adozione di questi strumenti utili a contrastare la diffusione del male.

Il Ministero dell’Innovazione ora sta valutando oltre 300 progetti di applicazione basati sulla geolocalizzazione per il tracciamento delle infezioni. Si parla di una app in arrivo di nome ‘Immuni’.

L’idea trova la comprensibile contrarietà in quanto può essere un elemento coercitivo e non neghiamo che il tracciamento di massa fa paura anche a noi. Ma più dell’imposizione di non poter lasciare la propria abitazione? Le risposte possono essere molteplici e un abuso potrebbe traguardare intenzioni molto negative. E però, in una situazione così drammatica in cui le imprese stanno perdendo un fiume di denaro e l’intera vita della nazione viene paralizzata, deve essere comprensibile dover accettare tutte le soluzioni alla riduzione dei focolai più contaminanti.

Anche diversi parlamentari lamentano che una decisione così impegnativa non è stata oggetto di confronto nelle aule istituzionali, e, conseguentemente, potrebbe venir meno la condivisione che pretende qualunque democrazia degna del suo nome. E del resto all’interno dell’Unione europea già dal 24 maggio 2016 esiste una rigida legge sulla tutela dei dati personali.

Ma saltando questi passaggi, nelle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità viene spiegato che per combattere il virus occorretrovare il contagiato, isolarlo, testarlo e tracciare ogni contatto’. Quali siano le piattaforme da utilizzare esula da questo articolo e noi riteniamo che possano essere uno strumento possibile da utilizzare, con un grosso risparmio di vite umane.

Ma come funzionerebbe l’intero sistema?

Da quanto trapela degli esperti, i soggetti che possono essere a rischio di Covid-19 e che si sottopongano a prestare le informazioni sul proprio stato di salute, possono essere individuati e seguiti nei loro percorsi. Al resto poi pensano le tecnologie e la tracciabilità a cui ormai dobbiamo sottostare tutti in modo volontario, ovvero le telecamere stradali, le carte di credito, le celle a cui si agganciano i telefoni portatili, i telepass.

Non è esaltante. Il pensiero di essere seguiti in ogni movimento desta sicuramente fastidio. Ma come dottrinalmente ha scritto il prof. Piero Sandulli in un suo recente articolo a proposito di questa pandemia: «Finalmente, si è richiamato in vita un concetto, da tempo dimenticato, quello di bene comune che ha recuperato il suo giusto valore sostituendosi a quello di relativismo egoista, per troppo tempo rimasto l’unico parametro di vita della società globalizzata e post industriale».

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