mercoledì, Ottobre 28

Coronavirus: decalogo o quasi per il 4 maggio Sappiamo tutti benissimo che l’unica lotta al virus la dobbiamo fare noi, noi popolo più antico d’Europa, noi cittadini, noi singoli cittadini, nei nostri rapporti con altri singoli cittadini

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Ci avviciniamo al 4 maggio, l’arcinota seconda fase del coronavirus Covid-19, serve che da Popolo consapevole ci prepariamo a farlo.

Il professor Gustavo Zagrebelski, già Presidente della Corte Costituzionale (non ‘emerito’, per favore, non esiste!), scrive un articolo spiritoso sul modo sconsiderato con cui pochette – Conte impone le sue regole. Insomma, si domanda come diamine sia possibile non capire che settanta pagine di specifiche minuziosamente ‘precise’ per spiegare tutto non serve a nulla, anzi, fa ridere, anzi, peggio, ma lasciamo correre.

Sorvolo sulla giusta osservazione di Zagrebelski, circa l’importanza sociale di quella buffonata (lui non la chiama così, è troppo rispettoso, o forse più semplicemente gentile, lui!) alludendo al fatto che un domani, magari un po’ lontano, o in un posto qualche migliaio di anni luce da qui, qualche studioso potrebbe dedurre notizie importanti sul nostro stile di vita, sulle nostre idee, sul nostro modo di vestire … o magari (confesso che, superato il problema dei ‘congiunti’ non ho avuto la forza di leggere quelle settanta pagine di sciocchezze) sulle nostre abitudini sessuali: non escludo., infatti, che in qualche capo o titolo del dipiciemme ci siano considerazioni sulle posizioni accettabili in tempo di coronavirus, tratte dal Kamasutra.
Conclude, Zagrebelski, con una frase lapidaria, che, se pochette – Conte leggesse o capisse, lo gelerebbe, perché col suo solito tono gentile ma senza sconti, dice: «Solo certi giuristi credono, però, che le abitudini di vita si possano cambiare a colpi di decreti: le abitudini si cambiano con altre abitudini, non soltanto con le leggi. In qualunque società libera, le leggi senza le abitudini soccombono o, comunque, durano poco». Gentile direte voi?

Sì, caspita, dico io. Avete letto? Dice ‘giuristi’, dove sono i ‘giuristi’ in quel guazzabuglio, incompleto perché mancano ancora i protocolli sui congiunti e quello sulle messe e relative comunioni. Anzi, colgo subito l’occasione per ricordare a chi non lo avesse visto e quindi suggerire al Governo, che gira su internet un suggerimento, che dice testualmente: «Trovato accordo per chiesa e parrucchieri … La messa in piega», geniale.
Ma, come lui dice gentilmente, avevo detto e ripeto anche io, meno gentilmente, che nei primi tre mesi di una qualunque Facoltà di Giurisprudenza (oggi la chiamano scuola dio solo sa perché … si usa così in America … ah ecco!) e non di Legge, si impara che una legge funziona ed è ben fatta, se è breve, succinta, chiara.
Guardate la Costituzione italiana, prima che taluni personaggi annebbiati ci mettessero le mani! Però concordo, e concordo fortemente anche su un’altra cosa, quella per cui, in una società libera (avete letto bene: libera) le leggi imposte, cui non corrispondono le abitudini, io direi la coscienza popolare, anzi, la conoscenza popolare (ora ci torno) soccombono e talvolta, cita la Dichiarazione Universale sui diritti dell’uomo, portano alla rivoluzione.

Società libera, che non vuol dire società senza regole, o no?
Eh già, perché leggo oggi di una certa signora Mariana Mazzuccato (non ho la più pallida idea di chi sia) che fa parte della ‘task force’ (che in italiano chi sa come si traduce, ma fa tanto chic!) di Vittorio Colao (il genio che ci riporterà alla vita normale) che è felice e non sta più nella pelle, perché finalmente in Italia arriveranno tanti soldi, che lo Stato potrà spendere … che bello senza troppi stucchevoli controlli, ma anche per fare imprese di Stato. Non per caso, le fa eco il nuovo direttore di ‘Huffingtonpost (quello che crede che la nostra Costituzione sia anticomunista), che deve avere una fretta maledetta di fare vedere di che panni veste la nuova linea del giornale, che si affanna a dire, riporto l’occhiello dell’articolo, «L’ossessione per l’onestà, anziché essere una normale ambizione, impegna il Paese in un totalitario principio di precauzione che produce più danni che benefici, perché rallenta ogni iniziativa. Per rimetterci in piedi ci tocca rischiare, come per il Ponte di Genova», chiaro?
Bellissimo quell’‘ossessione per l’onestà’, giusto che guaio, l’onestà, anzi l’ossessione produce più ‘danni che benefici’: roba da ricovero d’urgenza alla neurodeliri, sezione ‘ossessi’. E infatti anche quel bel tomo di Matteo Renzi, reagisce da par suo, scatenandosi contro il populismo di Conte, accusato di essere troppo grillino e ossessionato di onestà.
Guarda caso, infine, sempre ieri, il direttore dell’Istituto Negri, spara a zero contro l’Istituto di Sanità, dicendo che ha raccontato frottole sui rischi di allargamento della epidemia. Visto che bello essere ‘scienziato’? uno così capisce tutto e subito, poi magari gli capita di farsi scappare un minuto nella trasmissione di Floris e vede la virologa esule di Miami, parlare e parlare e parlare, ormai è una star, pare che parteciperà la prossima stagione a ‘Ballando con le stelle’, in qualità di stella. Per fortuna il telecomando funziona bene e di colpo scompare.
Il discorso sarebbe più lungo, ma basta, siete avvertiti.

Vorrei tornare all’inizio, per concludere quanto ho iniziato, nel mio piccolo, a dire ieri. Siamo ad una svolta, ma davvero ad una svolta.

Ho detto ieri che gli italiani sono in due mesi diventati un popolo. Volevo e voglio dire, che la maturità acquisita, la coscienza dei problemi, e la consapevole, badate bene consapevole, preoccupazione sono divenute palpabili, mi colpisce oggi che al tentativo di ‘salto della quaglia’ della leghista (o legaiola, non so bene) Presidente della Calabria che come i suoi colleghi leghisti di altre Regioni ha fretta di aprire, rispondano piccati i sindaci, dicendo di no.

Ora è evidente che se il tema diventa dibattito politico, non si arriva a nulla, o meglio si continua nella confusione delle cose dei ruoli, delle competenze e delle improvvisazioni, e i cittadini si trovano nel mezzo: da quelli che (stupidamente) restituiscono le chiavi di bar e negozi allo ‘Stato che ci impedisce di lavorare’, agli altri che vogliono subito soldi a fondo perduto.
E dunque io insisto.

È venuto il momento di parlare chiaro agli italiani, a tutti gli italiani, ivi comprese le colf dei Parioli, o meglio ai loro ‘padroni’ che le assumono un nero. È venuto il momento di convocarli, gli italiani, e dire semplicemente e finalmente la verità, come si parla a persone mature e civili.

Uno: l’epidemia è scoppiata anche, se non solo, per una serie di errori o disattenzioni, delle quali non importa indagare le colpe, ma ormai si è capito qual era l’errore e dunque si farà, si è fatto di tutto per evitare che si ripeta. In altra parole, una esplosione micidiale come quella lombarda non ci sarà più.

Due: i morti che ci sono stati (trentamila o più) erano nostri concittadini e noi dobbiamo comprendere che erano persone come noi, così come lo sono coloro che, purtroppo inevitabilmente, seguiranno: ma è inaccettabile mancare loro di rispetto, come purtroppo è stato spesso.

Tre: il virus sta lì e non se ne va. Bisogna prenderne atto: nessuno e nulla può cacciarlo via, almeno finché non arrivi il vaccino, inutile discutere di altro.

Quattro: sappiamo tutti benissimo che l’unica lotta al virus la dobbiamo fare noi, noi cittadini, noi singoli cittadini, nei nostri rapporti con altri singoli cittadini. E sappiamo benissimo cosa si deve fare, Kamasutra incluso. Non occorre che ci venga precisato da qualche burocrate imbecille.

Cinque: dato che lo sappiamo, siamo perfettamente in grado di vedere se altri lo sanno come devono -gli imbecilli neanche il virus li elimina- e cioè se qualcuno non rispetta quei parametri di sicurezza che conosciamo tutti benissimo, va immediatamente additato e magari denunciato, ma basta additarlo ed isolarlo: ‘tu non sei una persona degna di stare con noi, vattene’. Con delicatezza, con rispetto, senza violenza, ma con decisione.

Sei: siamo adulti e vogliamo essere trattati da adulti. Basta con le chiacchiere, basta con i dipiciemme idioti, basta con il fare politica sulla nostra pelle; lo sappiamo che i morti ci sono ancora e altri ce ne saranno, ma sappiamo anche che impedirli è compito nostro, dovere nostro ma dovere sacrosanto delle autorità di aiutarci a farlo, invece di litigare sull’aria fritta per spartirsi potere e prebende; ci dispiace per Schäuble e gente come lui: non abbiamo bisogno di multe, ma di aiuto e indirizzo, serio, non da nani e ballerine.

Sette: il lavoro deve riprendere, lo sappiamo benissimo, e deve riprendere presto. Pensiamo noi, nella nostra responsabilità ad agire e pretendere che si agisca in maniera responsabile. Ma anche in maniera onesta.

Otto: al Governo spetta il compito immane (anche se sappiamo che non ne è capace) che la ripresa non sia tale da condurre il Paese allo sfascio o alla resa alle economie più forti e quindi vogliamo fare da noi, non essere ricattati da ‘prestiti’ pelosi, né da ‘sussidi solidali’. Se l’UE vuole fare qualcosa, investa qui, agisca qui, ci tratti per quello che siamo: il popolo più antico d’Europa e forse non solo.
Certo, poi bisognerà darsi da fare per dimostrarlo.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.