lunedì, Aprile 6

Coronavirus Covid-19: la guerra dei vaccini è iniziata Un vaccino è un’arma, come un drone, un F35, chi avrà per primo il vaccino avrà una potenziale fortissima arma geostrategica. Ecco chi è in pista e chi in pole, con Cina, USA, Russia che stanno a buon punto con le sperimentazioni sugli uomini e Israele che promette a pochissimi mesi il vaccino disponibile

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Secondo i rapporti che stanno circolando in questi ultimi giorni, secondo le dichiarazioni dei vertici governativi, e anche secondo le dichiarazioni che stanno filtrando da chi sul coronavirus sta lavorando, dalle analisi di come il coronavirus COVID-19 si è comportato fino ad ora, pur essendoci ancora molto da sapere su questo virus, pare abbastanza chiaro che i Paesi più colpiti come il nostro avranno a che fare con questonemico’ per almeno 3 mesi, certo in forme non pesanti come in questi giorni. E e questo è forse il peggio con il ritorno della stagione invernale probabilmente nuovi attacchi ci arriveranno.
Tutto questo in attesa del vaccino, per il quale, fin da subito, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che ci sarebbero voluti 18 mesi. E in attesa, certo, di una cura, di un medicinale che possa bloccare l’infezione.
Sia per il vaccino sia per il medicinale i tempi lunghi sono determinati dalla necessità di sperimentare adeguatamente il dispositivo per verificare non solo che sia effettivamente funzionante, ma anche perché non si rischino di fare ulteriori danni.

Di fatto la corsa al vaccino è iniziata con l’inizio della crisi in Cina. L’obiettivo degli scienziati è sconfiggere il virus, quello delle case farmaceutiche e dei governi e arrivare per primi per afferrare un business potenzialmente enorme e piantare l’ennesima bandierina sull’ennesimo primato.

E’ chiaro che arrivare a detenere il brevetto di un vaccino che batte un virus che al momento sta praticamente fermano il mondo, vorrebbe dire avere in mano una vera e propriaarmageostrategica, il cui utilizzo, per quanto etico e pacifico possa essere, determinerà, per chi la detiene, un potere enorme in termini di soft power.
Quando il vaccino ci sarà -posto che ci vorranno mesi per la messa in produzione di quantità tanto elevate da poter soddisfare una richiesta mondiale- la popolazione il cui Paese avrà il brevetto avrà la priorità nell’accesso, ma contestualmente si aprirà la corsa per acquisire le forniture da parte degli altri Paesi. E qui entreranno in gioco le alleanze. I Paesi alleati della potenza che deterrà il brevetto saranno probabilmente i primi a servirsene.

Dunque, un vaccino, un’arma. ‘Arma’ come un drone, un F35, o qualsiasi altro strumento di guerra. Perchè la corsa per il vaccino è una guerra.
Non a caso i cinesi hanno affidato le ricerche
al loro comparto militare.
E non a caso l’OMS, ha già messo al centro delle sue attività la questione, affermando, attraverso Mike Ryan, direttore esecutivo del programma di emergenza dell’OMS, «Qualsiasi vaccino per il coronavirus dovrebbe essere messo a disposizione di tutti, non solo degli ‘abbienti’», «se otteniamo un vaccino efficace, dobbiamo avere quel vaccino disponibile per tutti. Deve esserci un accesso equo ed equo a quel vaccino per tutti », ha detto Ryan, aggiungendo che il mondo non sarà protetto dal coronavirus fin tanto che tutti non saranno vaccinati. «Come possiamo assicurarci di averne abbastanza di quel vaccino in tempo, come possiamo assicurarci di poter distribuire quel vaccino alle popolazioni di tutto il mondo e come possiamo convincere le persone a prendere il vaccino». E Ryan ha sottolineato che il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, «ha già contattato i leader globali su questi temi», ha affermato Ryan.
Dichiarazioni molto pesanti e pesantemente chiare, per affermare che questo della disponibilità per tutti del vaccino sarà il problema, problema del quale i leader mondiali sono stati investiti, come dire che l’OMS teme, dopo il virus, di dover affrontare un’altra guerra, quello contro la potenza che avrà il vaccino.

La competizione geopolitica può essere salutare, purché tutti i successi siano condivisi con il mondo,sostengo all’OMS e non solo. I governi assicurano che lo saranno. E così anche le case farmaceutiche. Le più grandi aziende farmaceutiche del mondo, come Roche, Sanofi Pasteur e Johnson & Johnson , lo scorso giovedì 19 marzo, si sono incontrate ehanno detto che lavoreranno insieme per cercare trattamenti e un vaccino per affrontare la pandemia. Hanno assicurato che condivideranno le risorse e i dati delle sperimentazioni cliniche con i governi e tra di loro per aiutare ad aumentare la capacità di test e sviluppare trattamenti.
Tutti i membri della Federazione internazionale dei produttori e delle associazioni farmaceutiche hanno firmato l’impegno.
I grandi produttori hanno anche promesso di condividere la capacità produttiva per consentire di aumentare la produzione il più rapidamente possibile. Una volta approvato un vaccino, «avremo bisogno di vaccinare miliardi di personein tutto il mondo, quindi stiamo cercando alternative a dove e come produciamo», hanno dichiarato i rappresentanti di Roche.

Una buona massa di produzione ridurrebbe le possibilità di scontro tra Paesi per l’acquisizione del vaccino.
Sanofi e Roche si sono spinti anche oltre,mettendo in guardia dalla tentazione a comportamenti nazionalisti dei governi, hanno dichiarato che, sia che si tratti di un farmaco capace di combattere la malattia, sia che si tratti di un vaccino, l’industria dovrà mettersi in contatto con i governi e le autorità di regolamentazione su come distribuirlo equamente, in particolare se le forniture sono limitate; e oltre ciò, qualsiasi decisione «dovrebbe trascendere i confini nazionali: questa è una crisi umana, non nazionale».
Circa
il prezzo -fattore essenziale per poter davvero mettere a disposizione di tutti il vaccino o il medicinale-, ovvero il compenso dovuto agli inventori e ai produttori, si dovrà discutere. Affermazione, questa, che potrebbe preludere alla disponibilità del sistema delle aziende farmaceutiche e cambiare rotta rispetto a quanto accaduto fino ad ora, quando il business aveva sempre la meglio e il prezzo era la vera arma in mano al sistema per mettere in ginocchio alcuni Paesi.

La sfida per la scoperta è soprattutto tra Stati Uniti, Cina, Germania e Russia, in pista anche Israele, e la Spagna.
In pole position la Cina, che pare effettivamente avanti di non poche lunghezze. Forse anche questo ha spinto le case farmaceutiche impegnate sul progetto a fare squadra.
Dai 20 (secondo l’OMS) ai 30 (secondo fonti non verificabili) i progetti di vaccino allo studio.

Il direttore dell’Oms Ghebreyesus, ha riconosciuto che gli scienziati si stanno avvicinando a un ritmo impressionante allo sviluppo di un vaccino con i primi studi clinici sull’uomo già in corso a Seattle, senza neanche testarlo sugli animali prima, come di prassi. «Questo è un risultato incredibile», ha spiegato Tedros, che ha fatto notare come altraguardo si sia arrivati appena 60 giorni dopo che la Cina ha scoperto la sequenza genetica del virus.
I più cauti avvisano che non è da escludere che un vaccino non si possa trovare, anche se al momento pare essere una eventualità che pure l’OMS non prende in considerazione.

Intanto, si sono già visti i prodromi di una guerra sulla testa del vaccino. Una guerra tra alleati per altro, per quanto solo diplomatica, tra Stati Uniti e Germania. Al centro del caso, Donald Trump. La vicenda è così spiegata dal ‘New York Times’.Trump ha incontrato i dirigenti delle aziende farmaceutiche americane per assicurarsi che un vaccino venga prodotto sul suolo americano, per assicurarsi che gli Stati Uniti controllino le sue scorte. Ma secondo funzionari del Governo tedesco, avrebbe tentato di approcciare una società tedesca, la CureVac, per ottenere che facesse ricerca e produzione negli Stati Uniti. Lasocietà ha negato di aver ricevuto un’offerta di acquisizione, ma il suo principale investitore,Dietmar Hopp, la cui Dievini Hopp BioTech Holding possiede l’80 percento dell’azienda, ha chiarito che in effetti un approccio c’è stato.Approccio rifiutato.

Il fatto, però, fa notare il ‘New York Times’ è bastato perché la Commissione europea si decidesse subito a impegnare altri 85 milioni di dollari a favore dell’azienda, che ha già ottenuto il sostegno di un consorzio europeo per i vaccini. Il tutto ha fatto dire a Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea che «Il fatto che altri Paesi abbiano provato ad acquistare quella compagnia dimostra che sono i primi nella ricerca», «È un’azienda europea: volevamo mantenerla in Europa, voleva rimanere in Europa. È stato molto importante dargli il finanziamento necessario e questo è successo».
Contestualmente al tentativo di Trump, anche Pechino si è data da fare: una società cinese ha offerto 133,3 milioni di dollari per una partecipazione azionaria a una società tedesca, la BioNTech, coinvolta nella corsa al vaccino. Shanghai Fosun Pharma ha firmato un accordo per commercializzare il vaccino BioNTech in Cina se il progetto avrà successo.

La Cina, con al lavoro 1.000 ricercatori affiliati all’Accademia delle Scienze mediche militari, attraverso il Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie ha affermato che il primo vaccino disponibile potrebbe esserci tra sei mesi. I ricercatori militari hanno sviluppato quello che potrebbe essere il vaccino e hanno iniziato la prima fase di una sperimentazione clinica.

Pechino aveva autorizzato nei giorni scorsi l’avvio di studi clinici sull’uomo di questo vaccino,sviluppato da un esperto di guerra batteriologica e dal suo team. Lo studio prevede l’iniezione del vaccino sperimentale in 108 adulti sani, di età compresa tra 18 e 60 anni, in tre dosi diverse, secondo i dati del registro di sperimentazione clinica cinese. «Siamo una comunità con un futuro condiviso per l’umanità e il vaccino è una delle armi scientifiche e tecnologiche più potenti per porre fine alla nuova epidemia di coronavirus», ha affermato Chen Wei, uno dei massimi esperti di guerra batteriologica alla guida del team.
Il vaccino è stato sviluppato congiuntamente dall’Accademia delle Scienze mediche militari di Wuhan e dal CanSino Biologics di Hong Kong.

Inoltre, CanSino Biologics, con sede a Tianjin, starebbe per testare il suo nuovo vaccino contro il coronavirus in Cina. La società ha dichiarato che le autorità cinesi hanno approvato il procedimento di test, e che inizierà il prima possibile. CanSino commercializza già un vaccino per il virus Ebola in Cina.

E in fatto di vaccino quale arma funzionale alla soft power, la Cina ha fatto sapere che la battaglia del vaccino non può permettersi di perderla e che è alla ricerca di una sorta di Huawei nel campo farmaceutico in grado di mettere in circuito il primo vaccino contro COVID-19. Il che permetterebbe alla Cina di portare a termine la strategia che sta attuando volta a presentarsi come una potenza mondiale benevola e responsabile, capace di togliere dai guai le grandi democrazie e di essere generosa con i Paesi in difficoltà -dall’Iran, alla Serbia, all’Africa. Una strategia che, tra l’altro, potrebbe portarla a concludere accordi volti aumentare la sua influenza, tanto per cominciare sui Paesi più poveri o meno sviluppati, che altrimenti potrebbero non avere accesso a un vaccino a prezzi accessibili, in primis l’Africa, dove la Cina ha fortissimi interessi economici, ma non solo. Anche l’Europa, sempre più lontana daWashington, potrebbe essere interessata a concludere accordi pur di disporre di vaccino e medicinali per poter ripartire. L’Iran è un quasi certo alleato, dalla Cina l’Iran ha ricevuto e sta continuando a ricevere il necessario per far fronte al devastante COVID-19.
Secondo alcuni analisti, la Cina starebbe giàsfruttando il momento per un vantaggio geopolitico, offrendo aiuto a Paesi che un tempo avrebbero guardato verso l’Europa o gli Stati Uniti. La sua decisione di sostenere l’Italia, piuttosto che le Filippine, alleati degli Stati Uniti, e di aiutare la Serbia è stato un indicatore importante, affermano gli analisti, di ciò che potrebbe accadere se avesse ilfarmaco contro COVID-19 e/o il vaccino.

Gli Stati Uniti scalpitano e corrono. Gli scienziati del Kaiser Permanente Washington Research Institute di Seattle hanno iniziato martedì scorsola prima fase di un potenziale vaccino contro il Covid-19 con la prima somministrazione a volontari. Il potenziale vaccino, che è stato chiamato in codice mRNA-1273, è stato sviluppatodal National Institutes of Health e dalla società di biotecnologia Moderna Inc. con sede nel Massachusetts. Quarantacinque volontari sani, dai 18 ai 55 anni, si sono iscritti per ricevere due dosi di vaccino al mese.

Anche la Inovio Pharmaceuticals ha annunciato sperimentazioni cliniche sull’uomo in aprile. Lasua società ha collaborato con la Advaccine Biotechnology di Pechino, prevede di consegnare un milione di dosi di vaccino entro la fine dell’anno con le sole sue risorse.
Johnson & Johnson, che in passato ha risposto alle epidemie dei virus Ebola e Zika, sta sviluppando un vaccino per introdurre ai pazienti una versione disattivata del virus, innescando una risposta immunitaria senza causare infezione. I test sull’uomo potrebbero iniziare entro novembre. Allo stesso tempo, la multinazionale americana sta lavorando con l’autorità federale di ricerca e sviluppo biomedica avanzata su potenziali trattamenti per i pazienti che sono già infetti, un processo che include lo studio del fatto che uno qualsiasi dei suoi farmaci più vecchi possa funzionare contro il coronavirus.

La tedesca BioNTech ha annunciato due collaborazioni per portare avanti lo sviluppo del suo vaccino, con l’obiettivo di iniziare i test sugli esseri umani entro la fine di aprile. L’azienda ha stretto una partnership con Fosun Pharma per accelerare gli sforzi in Cina e con Pfizer per i diritti al di fuori della Cina.
L’altra tedesca, la CureVac, coinvolta nello scontro diplomatico, punta all’approvazione per iniziare a testare il suo vaccino sull’uomo entro luglio. CureVac ha ottenuto una sovvenzione dalla Coalition no profit per Epidemic Preparedness Innovations. La società sta inoltre lavorando con CEPI su una tecnologia di produzione mobile che teoricamente consentirebbe agli operatori sanitari di produrre rapidamente vaccini per rispondere in loco a un focolaio.

Al lavoro anche russi, israeliani, spagnoli.
I ricercatori russi del centro statale Vector Institute hann da qualche tempo iniziato a testare i prototipi di vaccini, e proprio oggi, è stato annunciato che il vaccino contro il coronavirus sviluppato dall’Agenzia Biomedica Federale Russa (FMBA)ha superato la prima fase di sviluppo e i suoi test dovrebbero terminare a luglio. Il capo dell’Agenzia, Veronika Skvortsova, ha affermato che il vaccino dovrebbe essere pronto in 11 mesi. Un concorrente che sembra inatteso sullo scenario della guerra per i vaccini.
Gli israeliani del Galilee Research Institute sarebbero in procinto di sviluppare il primo vaccino contro il nuovo coronavirus, e secondo le dichiarazioni del Governo potrebbe essere pronto in poche settimane e disponibile in 90 giorni.
Madrid punta a una versione economica e facile da produrre, usando una versione indebolita del virus come antidoto, ci stanno lavorando all’Università di Navarra.

Più indietro la francese Sanofi, che ha sviluppato con successo vaccini per la febbre gialla e la difterite, sta lavorando con BARDA per una risposta al coronavirus. Sanofi prevede test in laboratorio entro sei mesi e forse sulle persone entro un anno.
E ancora lontana dalla meta anche l’inglese GlaxoSmithKline, uno dei maggiori produttori mondiali di vaccini, sta prestando la sua tecnologia a un’azienda biotecnologica cinese che sta lavorando a un vaccino contro il coronavirus. Secondo un accordo firmato il mese scorso , GSK sta fornendo composti che aumentano l’efficacia dei vaccini – a Clover Biopharmaceuticals, una società privata con sede a Chengdu. GSK ha siglato un accordo simile con l’Università del Queensland in Australia, che sta anche lavorando a un vaccino proteico. La società non ha detto quando prevede di avanzare nei test sull’uomo. GSK sta inoltre prestando la sua esperienza scientifica a CEPI.

Insomma, il vaccino c’è da credere arriverà, e forse sarà disponibile anche prima dei previsti 18 mesi, si tratterà solo di vedere se davvero le società farmaceutiche vorranno cambiare la loro policy e più ancora se i governi vorranno rinunciare a farne un’arma geopolitica. Qualche anticorpo è stato messo in circuito: la Coalition for Epidemic Preparedness Initiatives, nata per finanziare la ricerca sui vaccini e metterli a disposizione delle popolazioni quando e dove sono necessari, indipendentemente dalla capacità di pagare, negli ultimi due mesi ha finanziato la ricerca di 8 progetti di ricerca del vaccino, precisamente: Curevac, Inc. , Inovio Pharmaceuticals, Inc. , Moderna, Inc. , Novavax, Inc. , Università di Hong Kong , Università di Oxford e Università del Queensland per sviluppare COVID- 19 candidati al vaccino.

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