venerdì, Settembre 25

Coronavirus: come il mondo disinfetta gli spazi aperti Ivano Bosi, esperto di industria ambientale spiega come dall’Italia alla Russia si sta cercando di affrontare il tema. Al momento, lo Stato Italiano non ha ufficialmente normato la materia

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Al tempo del coronavirus COVID-19, fra le parole più ricercate sul web -e altresì gravide di fiduciosa speranza- vi sono anche ‘disinfezione’ e ‘sanificazione’.

In tutto il mondo, specialmente nelle aree esterne, ove maggiori sono le estensioni delle superfici comuni in cui il nuovo virus rischia di annidarsi pericolosamente, entrambe le attività, come due facce della medesima medaglia, si rivelano fondamentali nel biocontenimento organizzato del contagio.

Necessarie, e altrettanto propedeutiche, a garantire il diritto alla salute di chi ancora lavora per il bene della collettività. Nonché, al contempo, a preparare nuovamente gli abituali luoghi dell’economia -fabbriche, uffici, insediamenti commerciali e terziari di massa- al naturale ritorno alla normalità.

C’è anche chi, come il Gruppo Marazzato, a emergenza iniziata, ha prontamente disposto e scelto di offrire agli italiani interessati – al fine di fornire corrette informazioni sul tema prevenendo pericolose fake news- consulenza gratuita a 360° riguardo tutte le procedure di disinfezione e sanificazione degli ambienti lavorativi, in prima linea nella disinfezione degli esterni (parcheggi, piazzali, strade), e indirettamente -mediante l’indicazione di una lista di operatori qualificati in tutta Italia– nella sanificazione di ambienti professionali interni (uffici, depositi e magazzini).

Ma in che modo, invece, gli altri Stati stanno attrezzandosi per mettere in sicurezza, per quanto possibile, i luoghi comuni? Ne abbiamo parlato con Ivano Bosi, chimico industriale nonché Consigliere di Amministrazione del Gruppo Marazzato.

 

In che modo operano attivamente sul campo i professionisti del settore?

In questi momenti difficili ho dovuto operare una scelta altresì difficile, in cui anche etica e convenienza si sono confrontate. E’ stato automatico, nella gestione della pandemia, pensare che subito dopo la salvaguardia della salute dei dipendenti viene quella dell’Azienda, affrontando il tema, ora più che mai attuale, della fornitura del servizio disinfezione degli spazi aperti.

A quali criteri è ricorso nella sua analisi?

Inserito nel gruppo di lavoro chiamato a definire utilità e fattibilità del servizio, ho iniziato a documentarmi rendendomi presto conto che le metodologie per opporsi alla pandemia del Covid-19 presentano ancora molte aree di indeterminatezza. In primis, tra queste la necessità della disinfezione delle aree esterne, e volevo una scelta che fosse la più oggettiva possibile.

Qual è stato, per Lei, il punto di partenza?

Osservare -essenzialmente, e ad ampio raggio- le modalità in cui nel mondo si andavano attuando procedure di disinfezione e sanificazione rispettivamente di ambienti lavorativi esterni e interni. Sono partito, logicamente, dalla Cina, e ho appreso che attrezzature inizialmente progettate per spruzzare pesticidi per applicazioni agricole sono state adattate a diffondere largamente prodotti chimici disinfettanti in molti spazi pubblici e su veicoli per la prevenzione delle epidemie che dilagano nelle aree colpite.

Con che esiti, in quel Paese?

‘XAG Technology’, ‘DJI Agriculture’, ‘China Agricultural Machinery Distribution Association’, ‘China Agricultural University Research Center for Medical Equipment and Application Technology’ e altre agenzie cinesi tra le maggiori, pertinenti e titolate, a seguito degli esperimenti condotti in tal senso, hanno pubblicato e diffuso congiuntamente una serie di linee guida operative, poiché ritengono che il coronavirus si trasmetta principalmente attraverso goccioline respiratorie, inclusa altresì la possibilità di veicolarsi toccando le superfici contaminate. Hanno, dunque, ritenuto a livello corale che lo spray disinfettante aiuti a ridurre tali meccanismi di trasmissione.

Poste tali premesse, determinante si fa la valutazione del tempo in cui la SARS-CoV-2 rimane sospesa in aria o sulle superfici: è così?

Dipende. Secondo un documento pubblicato martedì 10 Marzo scorso su www.medrxiv.org (US Government Work), il virus persiste nell’aria per un massimo di 3 ore, mentre per 2 o 3 giorni su acciaio inossidabile e superfici in plastica. Nella ricerca pubblicata sul ‘Journal of Hospital Infection’, i ricercatori hanno scoperto che un coronavirus correlato che causa la SARS può persistere fino a 9 giorni su superfici non porose come acciaio inossidabile o plastica, come testualmente si legge sul numero della rivista scientifica classificato come ‘March 2020 Volume 104, Issue 3, Pages 246–251, ‘Persistence of coronaviruses on inanimate surfaces and their inactivation with biocidal agents’.

Quale la Sua conclusione, allora?

Spontaneamente, mi è venuto da chiedermi quale fosse la posizione ufficiale del Governo rispetto alla disinfezione degli spazi aperti.

Che cosa ne ha ricavato?

Al momento, lo Stato Italiano non ha ufficialmente normato la materia, anche se convergono linee di indirizzo sul divieto di utilizzo di ipoclorito per rischio contaminazione ambientale -come prevede, ad esempio, la Regione Piemonte-, e un generico giudizio di non efficacia.

Del resto, dato il vuoto legislativo e il clima di incertezza generale, per gli operatori del settore, come orientarsi?

In attesa che l’argomento trovi regolamentazione per le aree pubbliche, mi sono interrogato se vi fossero altri ambiti che consentissero di dotarsi di un minimo di atto di indirizzo giuridico-normativo riconosciuto rispetto alla opportunità o meno della sanificazione degli spazi aperti. Motivo per cui ho ragionato sulle vigenti responsabilità dei Datori di Lavoro ai sensi del D.Lgs. 81/08, altresì noto semplicemente come ‘TUS’, o ‘Testo Unico per la Sicurezza sul Lavoro’.

Dottor Bosi, ritiene di poterne citare altri?

Senza dubbio, nel filone di specie può rientrare anche il ‘Protocollo di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro’, dove al paragrafo ‘Pulizia e Sanificazione’ testualmente riporta: “L’azienda assicura la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni e di svago”.

Quali spunti operativi ha tratto, dunque, per affrontare sul campo l’emergenza quotidiana?

Alla luce di quanto sopra, come ‘Gruppo Marazzato’ ci siamo attrezzati per effettuare quanto necessario a operare su spazi aperti di pertinenza dei datori di lavoro delle aziende nostri clienti, operando soltanto con prodotto previsto nei protocolli ministeriali (acqua ossigenata) proprio al fine di ottenere che anche le aree esterne di pertinenza aziendale, oltre a quelle interne, si possano considerare ‘Covid-Free’: soprattutto a fronte di un caso conclamato, o di ripresa di attività.

L’Europa come sta affrontando l’emergenza, sotto il profilo della sicurezza delle parti comuni?

I servizi spagnoli disinfettano le strade di Madrid per prevenire ulteriori casi di COVID-19. I dipendenti, vestiti con tute speciali e maschere protettive, puliscono la capitale della Spagna da lunedì 23 Marzo. Fuentes de Nava, piccolo comune di circa 800 abitanti nella comunità autonoma di Castiglia e Leòn, disinfetta le strade dopo il positivo per il coronavirus di uno dei suoi abitanti. Il Consiglio Comunale di Cantalejo prevede di eseguire lavori di disinfezione sulla rete stradale nell’ambito del protocollo contro Covid-19. Il sindaco, Javier de Lucas, conferma che i contenitori per i rifiuti verranno puliti, quindi chiede ai concittadini che i coperchi dei rifiuti organici siano tenuti aperti, al fine di ridurre il possibile contatto fisico tra gli utenti.

E le altre nazioni?

I dipendenti di MPO Krakow (Cracovia) puliscono lo spazio urbano con un liquido disinfettante. Si concentrano principalmente sui punti più importanti della città – marciapiedi, piazze, attraversamenti pedonali, fermate degli autobus – luoghi solitamente più oggetto di assembramenti e passaggi. In Grecia, invece, i lavori di disinfezione delle principali autostrade di Volos e Nea Ionia, nell’ambito delle misure per prevenire la diffusione del Coronavirus, sono stati avviati pochi giorni fa impiegando veicoli e personale del Comune di Volos.

Il resto del mondo, invece, a riguardo in che modo si sta comportando?

A Malta, il 23 Marzo scorso il Ministro delle Amministrazioni Locali Jose Herrera, pur constatando che l’instabilità della situazione generale, in risposta a un’interrogazione supplementare del Deputato dell’opposizione Hermann Schiavone, ha riferito, in merito alla disinfezione stradale, che «Questa proposta è stata presa in considerazione per mitigare l’epidemia, ma qualsiasi decisione in tal senso sarà presa su consiglio delle autorità sanitarie pubbliche». Mentre negli Emirati Arabi il comune di Dubai ha iniziato venerdì 20 Marzo un programma di disinfezione di 11 giorni per sterilizzare tutte le strade e le strade dell’emirato, in mezzo alla pandemia globale di coronavirus. Ai residenti della città è stato chiesto di stare fuori dalle strade mentre si svolge la pulizia profonda.

Mentre nei Paesi dell’Est, invece?

Lo Stato di Vladimir Putin ha ordinato la disinfezione obbligatoria delle navi che arrivano nei porti del Mar Nero di Novorossijsk e Yuzhnaya Ozereevka dall’Iran, dall’Italia e dalla Corea del Sud a causa del Coronavirus, secondo quanto riportato da fonti ‘Reuters’. In Slovenia, invece, è stata disposta a cura degli amministratori condominiali la pulizia regolare degli edifici, con disinfezione aggiuntiva delle aree comuni. I competenti servizi di Valjevo, invece, grazie ai dipendenti della società di servizi pubblici Vidrak, hanno ripulito la città in questi giorni, per la quale è iniziata la disinfezione della parte più estesa del loro insediamento urbano, con l’obiettivo di prevenire – il più, e per quanto possibile – la diffusione del virus.

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