sabato, Luglio 4

Coronavirus: ci sarà pure un giudice a Milano! Se c’è, è ora che si metta al lavoro Cosa è successo esattamente in Lombardia e perché? Premiati gli ‘eroi’, ora la Magistratura ci dica quanti morti effettivi ci sono stati e quanti ancora ce ne sono; quante volte scelte tra chi lasciar morire e chi far vivere sono state fatte e chi le ha fatte; perché il sistema sanitario era del tutto impreparato e privo di mezzi adeguati

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Con un gesto in sé molto bello -non sono in grado di valutare le singole scelte ma non è importante- Sergio Mattarella hapremiato con una onorificenza quelli che i giornali definiscono glieroi’ del coronavirus Covid-19. Vale la pena leggere i loro nomi e soprattutto le motivazioni. Una volta di più, forse mi sbaglio, ma io non credo e penso che nemmeno Mattarella abbia creduto che sianoeroi’. Per un semplice motivo: sonopersone normali’, che in circostanze di emergenza, difficili, in un ambiente in sé difficile, anche perché disorganizzato e ‘assente’, hanno fattosemplicementeil proprio dovere di cittadini. Anzi, nemmeno il proprio dovere: si sono comportati da cittadini per bene, consci della serietà della situazione, nella quale con coraggio hanno fatto ciò che si doveva, punto. Coraggio? Sì, coraggio. Perché purtroppo -e forse Mattarella lo ha intuito, ma forse nemmeno se ne rende conto … ha sempre vissuto ‘nel’ potere- in questo Paese bello e maledetto, fare le cose normali, magari aggiungendovi dedizione e senso del dovere, è cosa che richiede coraggio.
Il coraggio di farle, mentre il tuo vicino non le fa e magari ti sbeffeggia o, peggio, approfitta di ciò di cui tu anche potresti, ma non fai … come i tantissimi che si sono serviti e si servono degli ospedali senza pagare le tasse, ma sono stati assistiti egualmente da quegli, appunto, ‘eroi’. Coraggio perché per fare il proprio dovere occorre spesso entrare in conflitto con chi non vuole che tu lo faccia: sia per accidia, sia per incapacità, sia per interesse; per lo più questa terza ipotesi.

Forse ho visto male, ma iprofessoroni’ (uso il termine spregiativo usato a suo tempo da due ‘Grandi della nostra Politica’: Matteo Renzi e Beppe Grillo -le maiuscole, spero sia evidente, sono ironiche), cioè le moltissime facce che abbiamo visto ogni giorno sversare la propria scienza su un pubblico attonito che cercava, ma non poteva capire …, non li abbiamo visti premiati. Pubblico? Eh sì, mie cari: noi cittadini che paghiamo per lo più le tasse e che, stupidi, votiamo e votiamo per loro, o paghiamo per loro e direttamente loro, noi ‘semplici’ cittadini, anzi ‘cittadini comuni’, come ci chiamano loro, noi per loro siamo il pubblico: in questo caso anche in senso tecnico, dato che le prime donne, d’ogni sesso, recitavano, si mostravano, si ‘papareavano’, irrorandoci della ‘pioggia dorata’ della loro scienza, spesso nonché opinabile, opinata; litigavano sulla nostra pelle. I professoroni, dicevo, non li abbiamo visti premiati … finora. Sì finora, questo è un Paese in cui tutto è possibile e quindi nulla impedisce che ne vedremo alcuni, ambosessi, nominati questo o quello.
Ma, per carità, nulla di male, anzi, molto di male, ma il mondo va così da sempre purtroppo e quindi noi cittadini comuni non abbiamo ragione di lamentarcene, anzi, per citare una nota poesia «sempre allegri noi dobbiam stare» con quel che segue.

L’unica speranza è che, prima o poi, a qualcuno venga in mente di vedere un po’ meglio le cose come sono andate, anche se stavolta, non si potrà accusare certo la cittadinanza indisciplinata e sporcacciona se le cose si sono svolte come si sono svolte. Una volta tanto, noi cittadini comuni abbiamo fatto ciò che si doveva: nonil nostro dovere’, come scrivono e dicono politicanti vari, e giornalisti grandi e piccoli, no, non si trattava di doveri, leprescrizioninon erano ordini, anche se qualche sceriffo qua e là lo pensava, non c’erano doveri veri e propri e lo si è visto. Alla fine, controlli pochi e multe proprio pochine, rispetto a quasi sessanta milioni di italiani che, una volta tanto (?) forse, ma questa volta sì, sessanta milioni di italiani, meno i cretini e gli sbruffoni tipo i fessacchiotti l’altro ieri a Roma a farsi selfie, hanno fatto ciò che è giusto. E, badate, non (o ad essere pessimisti, non solo) per il proprio interesse di evitare il contagio, ma una volta tanto nell’interesse degli altri, perché abbiamo capito benissimo che le mascherine, i guanti, la pulizia, non servivano tanto a difendere noi individualmente, ma gli altri … poi certo, questo merito, questa prova di civiltà e di umanità, verrà insozzata subito, anzi, è già cominciata, da quei politicanti e ‘uomini di potere’, che già stanno vedendo come possono trarre vantaggio dalla situazione. E non ditemi che non è così.

Già, dicevo, a difendere gli altri.
Forse è solo un caso, ma accanto alla notizia del premio aglieroi ce ne è un’altra, terribile e acida. C’è la storia di quel tale, ex deputato (stranamente non ‘emerito’), Mario Sberna che, senza dire di esserlo stato, ha subìto e visto un calvario, che, è lui stesso che lo dice, neanche nel peggior ospedale del Burundi avrebbe potuto accadere. Lo dico subito, lui questa frase l’ha detta senza alcun intento razzista, anzi, ma per chiarire: cosa mai fa pensare a lui o chiunque altro che in Burundi solo perché è il Burundi nel centro dell’Africa (ricchissima e che noi europei e oggi i cinesi, abbiamo sfruttato creando un miliardi di disgraziati ridotti a mangiare fango … se piove) possa essere normale una cosa del genere? Non lo è affatto, ma ora non c’è modo di parlarne.
E dunque tornando alla sua storia, una cosa allucinante, nella civile super Lombardia, trenta persone scaraventate nella lavanderia dell’Ospedale con tre bombole di ossigeno per tutti. Dove, la cosa più grave, che racconta quasi gelidamente, i big, i caporioni, i professoroni non si facevano mai vedere. E dove, infine, la sua vita è salva perché il suo vicino 84enne, che ha una bombola di ossigeno, si aggrava eviene portato viae a lui resta la bombola. Quella frase, tremenda, ‘lo hanno portato via’: dove, perché, a morire? Certo. È stato scelto lui.

Non importa, ora, approfondire. Ma il discorso è generale e durissimo eticamente, civilmente, e politicamente. Non mi importa, non credo che a nessun cittadino italiano possa importare, di sapere se si era al limite, se non c’erano i mezzi: oggi, nella superba civile Lombardia, là la cui sanità è invidiata (da chi, dai cittadini del Burundi? Nemmeno, a sentire Sbrena), dove tutto funziona a puntino, là sono accadute cose del genere: non una volta, non dieci, centinaia forse migliaia di volte.

Bene. Ora siamo fuori dall’emergenza, anche se siamo dentro l’epidemia con buona pace di Trump e di Zangrillo e di chi per loro, ora è il momento che l’odiata Magistratura, finché riuscirà ancora a fare qualcosa, Chirico e Bonafede permettendo, ma anche il Ministero, la avvocatura del popolo che risiede a Palazzo Chigi (altra buffoneria da teatro dei pupi) qualcuno, magari il Quirinale, faccia luce e ci dica: quanti morti effettivi ci sono stati e quanti ancora ce ne sono; quante volte quelle scelte sono state fatte e chi le ha fatte; perché il sistema sanitario nazionale e quello regionale anche di più, anzi molto di più, era del tutto impreparato e privo di mezzi adeguati; cosa è successo esattamente in Lombardia e perché; che senso ha questa parcellizzazione della sanità che porta solo confusione e, a quanto pare, morte.
Lo vorrei sapere, lo vorremmo sapere. Non per condannare, né per discriminare, ma solo per sapere chi sono, e poi magari nominarli, a furor di popolo, cavalieri del lavoro, o più semplicemente, come certo piacerebbe a loro schivi di riconoscimenti e prebende come sono, eroi.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.