lunedì, Agosto 3

Coronavirus: a gara tra chi chiede e prende di più Partito l’assalto alla grande mucca di via XX Settembre, per tagliarne, ciascun politicante, una fetta sanguinolenta da mostrare trionfanti ai propri elettori. Nessuno si chiede come farà a sopravvivere la povera mucca dopo l’assalto

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Uno dei rampolli della etnia Agnelli, quella che ha prodotto sicuramente la più grande azienda italiana e la più grande occupazione italiana e che ha anche trasmigrato altrove lasciando l’Italia con un palmo di naso e di mosche in mano, uno di quelli che dovrebbe rappresentare la ‘classe dirigente’ di questo Paese, insieme certo agli altri brillanti ‘rappresentanti’ come Renzi, Salvini, Meloni, Di Maio, Dibba, Franceschini, e chi più ne ha più ne metta, uno di quei rampolli, rimasto dimenticato in Italia, sentenzia a proposito di non so quale sciocca partita di calcio: «I bergamaschi con una grande prestazione sportiva hanno avuto accesso diretto alla Champions. Giusto o meno, penso poi alla Roma, che ha contribuito negli ultimi anni a mantenere il ranking dell’Italia, ha avuto una brutta stagione ed è fuori. Bisogna proteggere gli investimenti». Proteggere gli investimenti, questo è il credo di costui, che tradotto in italiano vuol dire che ci sono persone di serieae altre di serie b’, e il gioco si fa tra quelli di serie a… anche se perdono!
Una formaevolutadi aristocrazia, se non solo di nascita, di portafoglio … ereditato e ben custodito, finora, e ben mostrato, sia con quella sonora affermazione, sia, magari, fermando il proprio suv con piscina e campo da tennis sulle rotaie di un tram e simili prodezze da esseri superiori ‘io so’ io e voi …’.

In piena crisi da coronavirus, che dovrebbe essere (e purtroppo pare che non sia) una sorta di livella alla Totò, non so quale capintesta di non ricordo quale squadra di calcio, bercia affannato contro le possibili misure di sicurezza negli stadi, siano di coronavirus, siano, temo, di altro genere.

Certo non manca il solito Davide Barillari che, acuto, sentenzia: «Quando c’è un’emergenza c’è sempre qualcuno che ci guadagna. Abbiamo evidenza di chi ci sta guadagnando: le case farmaceutiche. Chi produce il vaccino ci guadagna tanto». Commentava Makkox in Propagandalive che è come accusare i fabbricanti di ombrelli della pioggia. Ma certo sarebbe interessante sentire cosa hanno da dire i tantino-vaxche infestano questo Paese, che sono o sono stati o saranno al Governo, che hanno combattuto contro itroppivaccini. Beh quello è un esempio.
Benché sia evidente che ‘in fondo sia solo un’influenza’; oppure si osservi pensosamente che ‘lo sciame virale che attraversa la terra’ magari in aereo, sia una sorta di condanna della modernità e tanto per usare un termine originale, della globalizzazione; oppure anche si insista sul fatto che ‘non si può negare la vita’; oppure ancora che ‘occorre una nuova alleanza tra le foreste e le città’; e benché infine il ‘modello matematico dimostri la inevitabile discesa delle infezioni a partire da …’ sempre che qualcosa non sia diverso dal previsto, mentre tutto ciò si dice e accade, il capo degli industriali italiani, tal Boccia, strilla disperato che si deve fare un piano di spesa da parte dello Stato delle dimensioni di quello post-bellico almeno. Lo stracciamento di vesti degli altri rappresentanti delle altrecategoriesono del medesimo tono o peggio … a Prato i cinesi (stracciaioli professionali) gongolano … .

Immediatamente, tutti i politicanti italiani, nessuno escluso eccetto forse solo Zingaretti a letto col virus, hanno iniziato la solita gara a chiedere e pretendere, quindici miliardi, no venticinque, no quaranta, no cinquanta miliardi da ‘chiedere all’Europa’, dimenticando che l’Europa siamo noi e che al massimo la miticaEuropa’ (della quale ora anche Salvini parla bene, quasi con affetto … perfino Borghi) ci può permettere di indebitarci ancora di più, ma non ci dà un centesimo, per il semplice motivo che non ne dispone.
E quindi parte la corsa, come quella all’oro in America, parte l’assalto alla grande mucca, non quella nel corridoio di Bersani, ma quella a Roma a via XX Settembre, per tagliarne ciascuno una fetta sanguinolenta da mostrare trionfanti ai propri elettori o consoci o che so io, per dire di avere vinto loro, di avere arraffato una fetta più grossa o più succosa.

Nessuno si chiede come farà a sopravvivere la povera mucca dopo l’assalto. Di queste cose i nostri politicanti, la nostra classe dirigente i nostri moderni aristocratici non si cura; si vedrà, ci si penserà, ora si devono solo prendere i soldi e i voti, di queste quisquilie non è il caso di parlare. Eppure, alla fine siamo noi italiani a dovere restituire a chi ce li presta i soldi che ‘investiamo’ in più, e noi italiani siamo proprio noi, o meglio quella sempre più piccola parte di noi che paga le tasse, che si spella le mani per lavorare, che andrebbe volentieri a guardarsi una partita di calcio, se non fosse così costoso e se non aleggiasse un dubbio sulla sanità del tutto. Nessuno nemmeno si chiede che fine faranno i tanti che non potendo essere beneficiati dalla pioggia di soldi che cadrà sulla classe dirigente, si troveranno col nonno in ospedale col coronavirus e i figli da sfamare

I ‘governatori’ naturalmente non mancano di fare constare sgarbatamente le proprie critiche, parlando di atti pasticciati o assurdi, salvo poi a rimangiarselo, ma non collaborando con spiegazioni e integrazioni, anzi, vedi Zaia, precisando che non fornisce precisazioni su ‘un decreto che non è il mio’. Scaricabarile?
Invece, il sindaco Giuseppe Sala, sindaco di Milano, diceva a bassa voce sereno e deciso: dobbiamo rimboccarci le maniche, e lo faremo anche se poco c’è da contare su grandi collaborazioni. Lo faremo noi e da noi, quello che arrivasse da Roma sarà quello che sarà, ma noi lavoreremo per riprenderci con le nostre forze.
Il Presidente Sergio Mattarella, in meno di quattro minuti, densi come la polenta, ha detto che se siamo un popolo dobbiamo agire da popolo, che dobbiamo agire uniti, che le istituzioni vanno rispettate e a loro compete decidere e agire per tutti in modo centralizzato e coordinato. La Gualmini non è d’accordo, ma ce ne faremo una ragione

La scorsa notte ho dormito male, avevo mangiato troppo e ho fatto un sogno o forse ho avuto un incubo. Ve lo racconto.
Ho visto gli industriali col loro capo, i commercianti con il loro, i professionisti, ecc., e i rappresentanti dei dipendenti dello Stato, e insieme a loro i sindacalisti, Landini in testa, e i rappresentanti del volontariato, perfino dei boy scout (ma Renzi non c’era, per fortuna), e anche, tutti impettiti nei loro abiti gessati, i banchieri, tutti riuniti insieme a personaggi che mi apparivano sfumati, non li distinguevo, sapevo solo che erano il Governo.
E ho sentito i primi dire: noi investiamo tutti i soldi che abbiamo e tutti quelli che ci presteranno le banche (e i banchieri annuivano) nelle nostre aziende, per farle riprendere, ma non licenzieremo un solo dipendente, anche se in nero, anzi, a maggior ragione; rinunceremo a guadagnare per un po’ e pagheremo tutti tutte le tasse dovute, perché lo scopo primario di un cittadino italiano, oggi, è salvare il Paese a tutti i costi. E, se poi, ci arriverà un aiuto dallo Stato per quanto non ce la facciamo, ben venga.
E i sindacati, li ho sentiti dire, faremo l’impossibile, anche sacrifici per collaborare alla ripresa, accetteremo il salario sociale per aiutare a tenere il pieno impiego, e ci spelleremo le mani per aumentare la produttività, contribuendo così a salvare le aziende.
E i burocrati, garantire di fare in fretta, di evitare ferie fuori tempo, malattie improvvise e collaborare, anzi, proporre, anzi, inventare modi per sveltire le pratiche, razionalizzarle.
E il Governo, garantire il sostegno normativo e operativo e infine anche economico là dove necessario, impegnato non a mettere bandierine, ma a realizzare progetti e programmi a lungo termine, per portare l’Italia fuori dalla palude.

Poi mi sono svegliato di soprassalto e ho visto Renzi e Salvini andare a mangiare una pizza felici nella nuova pizzeria di Dibba, senza Zingaretti che è a casa con l’influenza. E mi sono rasserenato: era solo un incubo e poi, leggendo il ‘decreto Emiliano’ ne ho avuto conferma, e sentendo Zaia dire che gli scienziati veneti la pensano in maniera diversa, mi sono rasserenato del tutto. Intanto, si attendono ‘direttive più specifiche’ … le circolari, senza le quali nulla si muove.
L’Italia non cambia, anzi, … ma in fondo è solo un‘influenza, no?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.