giovedì, Dicembre 12

Corno d’Africa, un piatto ricco per sfamare tutti In uno dei luoghi più poveri al mondo, l’interesse economico e militare delle varie potenze cresce ogni giorno di più

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Questo sabato, la Turchia ha ufficialmente inaugurato la sua nuova base militare in Somalia, nella capitale Mogadiscio. Si tratta della più grande base turca al di fuori dei confini nazionali, costata 50 milioni di dollari e in grado di ospitare diecimila truppe. Una decisione che, tuttavia, non stupisce, considerando lo sforzo che già la Turchia adopera nella cooperazione con la Somalia, costruendo strade, scuole e ospedali, e il sempre vivo interesse delle potenze straniere in questo territorio.

Già, perché la Somalia, e più in generale il Corno d’Africa, è un’area in cui, da tempo, sono già attivi diversi Paesi stranieri, che qui hanno stabilito diverse basi militari. A cominciare dagli Stati Uniti. Camp Lemonnier, nel territorio di Djibouti, è una delle più grandi e note basi americane che operano sul territorio. Un punto di controllo per l’anti terrorismo e sulla penisola arabica. Nonostante la politica di segretezza degli Usa sulle loro basi dislocate in Africa, documenti militari dall’AFRICOM – comando militare Usa per l’Africa – hanno rivelato una presenza ben più numerosa nell’intera regione.

Il territorio di Djibouti – staterello confinante con Eritrea, Etiopia, Somalia, e a due passi dallo Yemen – è luogo d’accoglienza per militari da ogni parte del mondo. Il generale Thomas Waldhauser, a capo dell’AFRICOM, aveva espresso la sua preoccupazione per la presenza di diretti ‘competitor’ degli Usa a pochi passi da Camp Lemonnier. Parlava di russi e cinesi, con quest’ultimi che hanno recentemente costruito una loro base proprio a poca distanza da quella americana. L’ultima potenza, in ordine cronologico, a costruire basi sul territorio, dopo la ormai nota presenza di basi tedesche, francesi, italiane, spagnole e giapponesi. Spostandosi di poco, a Mogadiscio si trova anche una base degli Emirati Arabi Uniti.

Gli interessi che spingono le principali potenze straniere in quest’area del mondo sono diversi. Innanzitutto, il Corno d’Africa si trova in una posizione geografica molto promettente. Djibouti, Somalia ed Eritrea rappresentano il canale di collegamento del mercato mediorientale, e, più a lungo raggio, asiatico, verso i mercati europei e americani. Il controllo dei canali del Mar Rosso, del Golfo di Aden e dell’Oceano Indiano sono cruciali, dal momento che, attraverso questi, passano gran parte dei prodotti via mare da un mercato all’altro, comprese le riforniture di greggio dai giacimenti del Medioriente. In questa parte del mondo, passa il 20 per cento dell’export mondiale ed il 10 per cento di quello degli idrocarburi. Assicurarsi una presenza in queste zone permette di poter controllare uno dei nodi di scambio più importanti al mondo.

In tutto questo, si innesta anche un discorso relativo agli equilibri internazionali e al controllo del terrorismo. Per quel che riguarda uno dei primi, e ad oggi, più importanti attori della regione, gli Stati Uniti, il controllo commerciale del traffico per il Mar Rosso si è affiancato alla volontà di tutela dei propri interessi in Medioriente. Un’area in cui gli Stati Uniti devono mantenere una forte influenza, garantire un sostegno a Israele e inserirsi nei fragili equilibri dei Paesi del Golfo.

Infatti, la situazione al confine fra Corno d’Africa e Medioriente è numericamente vantaggiosa in favore dei Paesi Arabi. In una zona del mondo in cui è forte, ancora oggi, la volontà di creare una ‘regione araba’ ad esclusivo svantaggio di Israele e dei suoi alleati, gli Stati Uniti devono assicurare che questo non accada, in modo da mantenere il controllo anche sulle fonti energetiche. Inoltre, la Casa Bianca può contare qui su un avamposto vantaggioso in chiave anti-terrorismo. Dalla propria base di Djibouti, le forze dell’AFRICOM portano avanti il loro impegno in territori come la Somalia, lo Yemen e il Sudan, dove sono attivi i gruppi che fanno capo ad al-Shabab.

Un altro attore storico, la cui presenza militare nel territorio del Djibouti è aumentata costantemente, è la Francia. Oggi sono 1900 le truppe francesi schierate a Djibouti, il più numeroso dispiego di forze dopo quello statunitense. Il loro ruolo rimane quello di assicurare la tutela dei propri interessi commerciali, in quanto antico Paese colonizzatore, così come mantenere una linea preferenziale con la popolazione francese stabilitasi oltreoceano, intorno agli 1.4 milioni di persone.

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