lunedì, Ottobre 26

Corea, Usa installano lo scudo missilistico Thaad e irritano la Cina

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Andiamo in Siria, dove arrivano nuove accuse al governo di Damasco. Secondo il ministro degli Esteri francese Jean-Marc Ayrault, il governo sarebbe responsabile dell’attacco chimico del 4 aprile contro la città di Khan Sheikhun che ha provocato 80 morti: «Non ci sono dubbi sull’uso di gas sarin e non ci sono dubbi neppure sulla responsabilità del regime siriano, tenendo conto del procedimento di fabbricazione del sarin utilizzato». I ‘servizi di informazione’, si legge in un comunicato emesso al termine di un Consiglio di difesa all’Eliseo, «hanno presentato al Consiglio gli elementi che consentono di affermare in modo indipendente il coinvolgimento delle forze del regime siriano nell’attacco chimico perpetrato il 4 aprile a Khan Sheikhun. Questi elementi dimostrano inoltre che il regime è sempre in possesso di agenti chimici da guerra, in violazione degli impegni ad eliminarli che aveva preso nel 2013». La Russia però tira dritto per la sua strada, come ha affermato il portavoce di Putin Dmitri Peskov: «Come prima il Cremlino e il presidente Putin ritengono che l’unico modo per stabilire la verità su quanto accaduto sia un’indagine internazionale imparziale».

Tensione tra Germania e Israele dopo che è saltato l’incontro il premier israeliano Benyamin Netanyahu e il ministro degli Esteri tedesco Sigmar Gabriel. Ad intervenire la cancelliera Angela Merkel: «Siamo dell’idea che in un Paese democratico debba essere possibile, come lo è stato spesso anche in passato, incontrare anche delle ong critiche, senza che ciò abbia simili conseguenze», ha detto il portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert. La cancellazione è stata decisa da Israele dopo che Netanyahu ha chiesto a Gabriel di cancellare un incontro previsto con le ong pacifiste Breaking the Silence e B’Tselem, pena il mancato incontro.

In Francia invece è ricominciata la campagna elettorale per il ballottaggio delle presidenziali. Il leader del movimento ‘En marche!’, Emmanuel Macron, è stato accolto da numerosi fischi alla fabbrica Whirlpool di Amiens, dove si è recata anche Marine Le Pen. Il quale però nel suo discorso ha detto: «La chiusura delle frontiere? E’ una promessa menzognera. Vi scongiuro, non credetele». Macron ha lanciato il nuovo slogan ‘Insieme per la Francia’, mentre la Le Pen punta su ‘Scegliere la Francia’. Intanto il leader della sinistra radicale, Jean-Luc Melenchon, ha rivelato che non dirà per chi voterà il 7 maggio.

Ed è aria di campagna elettorale anche in Gran Bretagna, visto che si andrà a votare il prossimo 8 giugno. Argomento principe la Brexit e il suo post. A lanciare il proprio programma i Labour di Jeremy Corbyn: garanzie unilaterali e immediate di tutela dei diritti acquisiti a tutti i cittadini Ue già residenti nel Paese. Keir Starmer ha annunciato invece che i Labour non intendono mettere in discussione il voto referendario del 2016, ma vogliono una linea negoziale più morbida sulla Brexit rispetto a Theresa May, con la disponibilità a ‘un accordo di transizione’ con l’Ue e priorità a lavoro e lavoratori sull’immigrazione.

Nuove proteste dell’opposizione in Venezuela. Ancora una volta, i manifestanti oggi scenderanno in piazza e cercheranno di raggiungere la sede dell’ufficio dell’Ombudsman, nella zona ovest di Caracas. Intanto ieri l’Assemblea Nazionale ha dato un ultimatum all’Ombudsman, Tarek William Saab: se entro tre giorni non emette un parere ufficiale sulla sentenza (poi ritirata) con la quale la Corte Suprema si è attribuita i poteri del Parlamento, sarà aperta un’inchiesta sulla sua condotta.

Chiudiamo con il Brasile, dove migliaia di membri di una tribù si sono scontrati a Brasilia con la polizia in tenuta antisommossa durante una manifestazione per ottenere maggiori diritti e denunciare la continua espansione del settore agricolo nelle loro riserve. I dimostranti hanno detto che almeno quattro indigeni sono stati arrestati negli scontri, mentre la polizia non ha fornito informazioni in merito.

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