martedì, Febbraio 18

Corea: sanzioni arma spuntata? Gli USA vogliono l'embargo petrolifero, ma Cina e Russia frenano

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Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha oggi organizzato una riunione per discutere sulle ripercussioni che l’ultimo test nucleare di Pyongyang potrebbe avere sulla Comunità Internazionale. A promuovere l’incontro sono stati Usa, Gran Bretagna, Francia, Giappone e Corea del Sud. Gli Stati Uniti si sono dichiarati pronti ad utilizzare il loro arsenale nucleare nel caso in cui la Corea del Nord continui a minacciarli o a minacciare i loro alleati. Ma Washington al momento sembra soprattutto puntare ancora sullo strumento delle sanzioni. Arma spuntata secondo molti osservatori e alcuni Paesi, a partire dalla Russia, che all’interno del Consiglio hanno diritto di veto.

Il Presidente sudcoreano Moon Jae-in e il Primo Ministro giapponese Shinzo Abe hanno convenuto sulla necessità di chiedere all’Onu sanzioni più severe contro la Corea del Nord. Secondo il portavoce della presidenza sudcoreana Park Su-hyun, «i due capi di stato concordano sulla necessità di collaborare strettamente tra loro e con gli Stati Uniti e condividono l’opinione che sanzioni e pressioni più forti devono applicarsi alla Corea del Nord».

La Cina non esclude la possibilità di appoggiare l’Onu sull’embargo totale del petrolio alla Corea del Nord, ed esorta allo stesso tempo il regime nordcoreano a «non aumentare le tensioni» con nuovi lanci di missili.

La Cina si stiama che rappresenti circa il 90% del commercio estero della Corea del Nord, per tanto sono le esportazioni nordcoreane in Cina  che mantengono in vita il regime di  Pyongyang.

La cessazione delle esportazioni di petrolio verso la Corea del Nord è una delle misure che gli Stati Uniti stanno cercando di far inserire nel nuovo pacchetto di sanzioni delle Nazioni Unite. Ma il controllo sull’esportazione da parte della Cina del petrolio non è possibile in quanto non è tracciato l’export petrolifero. Secondo alcuni analisti, anzi, il petrolio potrebbe essere un modo per la Cina di sostenere di nascosto il regime.

Questa mancanza di trasparenza alimenta lo scetticismo degli esperti sulla reale efficacia di tali sanzioni, che contestano le affermazioni della Cina di applicare rigorosamente le sanzioni delle Nazioni Unite contro la Corea del Nord.

La possibilità di porre un blocco alle importazioni nordcoreane di petrolio è stata vagliata da Stati Uniti e Giappone, secondo informazioni divulgate da Tokyo. Su questo punto, un portavoce del ministero degli Esteri cinese non ha respinto il progetto pubblicamente limitandosi a spiegare che la risposta al sesto test atomico nordcoreano «dipende dalle discussioni tra i membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu».

Secondo quanto riferito dal portavoce, Geng Shuang, Pechino «ha presentato protesta formale»  all’ambasciata di Pyongyang per il test di ieri che la Cina ha “condannato con forza”.

La Russia è pronta a «partecipare a tutte le discussioni pertinenti» alla crisi nordcoreana, «all’interno del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e in altri formati». Ma fa notare che finora le sanzioni imposte alla Corea del Nord non hanno «portato ad alcun risultato positivo»  e la «situazione lascia molto a desiderare», ha detto Dimitry Peskov, portavoce del presidente russo Vladimir Putin.

Dennis Wilder, già assistente speciale del Presidente George W. Bush Senior, sostenendo che  Kim Jong-un non si è fatto intimorire dalle sanzioni ONU, le quali non hanno avuto alcun effetto deterrente, con il test di ieri ha, anzi, voluto mandare un messaggio anche alla Cina «prima volta che Pechino ha davvero intrapreso misure per ferire l’economia nordcoreana, come dimostra il fatto che le imprese cinesi si lamentano della perdita di pesce coreano e dei rapporti di attività di contrabbando». Il messaggio del dittatore sarebbe che le «misure drastiche, come un embargo petrolifero, non funzioneranno e potrebbero portare la Cina e la Corea del Nord in un conflitto militare», ipotesi avanzata anche dai media cinesi.

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