giovedì, Novembre 21

Corea del Sud: la ‘politica del sole’ del nuovo Presidente Moon Jae-In

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Moon Jae-In, 64 anni, avvocato specializzato nella difesa dei diritti umani, figlio di rifugiati nordcoreani durante la guerra di corea del 1950-1953, in passato consigliere e capo di Gabinetto nel Governo di Roh Moo-hyun, e prima ancora attivista contro la dittatura di Park Chung-hee, di orientamento liberal, favorevole a una forma di dialogo con Pyongyang, è il nuovo Presidente della Corea del Sud, con il 41,4% dei voti (l’affluenza è stata di oltre il 77%).

Ha vinto le elezioni sudcoreane anticipate -per sostituire l’ex Presidente Park Geun-Hye, travolta da un’enorme vicenda di concussione e ora agli arresti in attesa di processo– che si sono tenute ieri, e subito si è messo al lavoro per dare il via allo slancio del Paese verso il cambiamento. Dopo i due mesi senza Governo in seguito alla caduta di Park, Moon si è insediato già oggi, e si è messo già al lavoro, assumendo il controllo delle forze armate, e ha in programma di incontrare i leader dei partiti di opposizione in queste ore.
«Sarò il Presidente di tutti i sudcoreani», ha esclamato poco dopo davanti ai suoi sostenitori a piazza Gwanghwamun a Seoul, dove milioni di sudcoreani si sono radunati per diversi mesi per chiedere a gran voce le dimissioni di Park Geun-Hye. «E’ una grande vittoria», «per creare un Paese di giustizia dove le regole e il buonsenso prevalgono», ha detto. «Costruirò una grande Nazione. Renderò grande e orgogliosa la Corea. E sarò il Presidente orgoglioso di questa Nazione orgogliosa».

Il conservatore Hong Joon-Pyo, espressione del partito del Presidente decaduto, è arrivato ampiamente alle spalle con il 23,3 per cento dei voti, seguito dal centrista Ahn Cheol-Soo con il 21,8 per cento. Moon, la cui vittoria era stata ampiamente prevista dai diversi sondaggi, è consapevole che il suo trionfo è stato il risultato di una volontà di «cambiamento di regime» da parte della popolazione. Secondo gli osservatori locali, infatti, in queste elezioni l’elettorato ha espresso la rabbia per la corruzione di una parte delle elite, ma anche per il caro vita, per l’aumento della disoccupazione e per il rallentamento della crescita. I coreani sono andati alle urne provati e disillusi dopo una serie di scandali e abusi di potere. La campagna si è largamente concentrata sull’economia e sui due problemi più sentiti provocati dalla crisi economica, ovvero disuguaglianza e disoccupazione giovanile. Il problema Corea del Nord, che nelle ultime settimane ha monopolizzato l’attenzione dell’Occidente, ha appesantito il clima elettorale con le polemiche delle ultime settimane per l’installazione a Seul dello scudo missilistico Thaad da parte degli Stati Uniti, che ha fatto infuriare la Cina.

Dopo dieci anni di ‘regno’ conservatore, la vittoria di Moon potrebbe significare un cambiamento considerevole di politica nei confronti di Pyongyang e dell’alleato e protettore americano.
Sul fronte esterno, la gestione di un nuovo rapporto con la Corea del Nord, implica la strutturazione di una rete di relazioni delicatissime, come sottolinea il Center for Strategic and International Studie (CSIS), da una parte gli Stati Uniti, dall’altra il Giappone e la Cina. Una situazione che richiede che la «politica dovrà essere eseguita con un bisturi, piuttosto che una motosega»,  affermano gli analisti di CSIS.
Moon spinge per il dialogo con Corea del Nord per disinnescare le tensioni e persuaderla a negoziare. Vuole, inoltre, una maggiore distanza con Washington. In una recente intervista rilasciata al ‘Washington Post‘, affermava che Seoul dovesse «sostenere un ruolo di leadership sulle questioni inerenti la penisola coreana». Una campagna elettorale, la sua, basata sulla promessa di trasparenza, lotta alla corruzione, riforme e creazione di nuovi posti di lavoro e richiami all’unità nazionale lo ha portato alla Casa Blu, il palazzo presidenziale sudcoreano.

Il neo Presidente è uno dei fautori dellaSunshine policy‘, la politica di dialogo (la ‘politica del sorriso’) e apertura nei confronti di Pyongyang del Presidente Kim Dae Jung, Premio Nobel per la Pace, che aveva portato a importanti passi avanti nei rapporti tra le due Coree tra il 1998 e il 2008. Lo stesso regime di Kim Jong-un aveva espresso il proprio favore per il candidato liberal-democratico, considerato più indipendente nei confronti degli alleati americani.

Nelle ultime ore di campagna elettorale Moon aveva ribadito che Seul dovrebbe assumere un ruolo più attivo nelle relazioni diplomatiche nella regione, e non stare a guardare mentre Cina e Stati Uniti discutono in cerca di una soluzione. «Ciò che vogliono gli Stati Uniti è una forte pressione sulla Corea del Nord, in cooperazione con la Cina, per portare Pyongyang al tavolo delle trattative e convincerli a interrompere i programmi nucleari» e «a condurre questo nuovo flusso di eventi dovrebbe essere la Corea del Sud», aveva detto Moon nelle ultime ore di campagna elettorale in una diretta ‘Youtube‘.

Sul piano internazionale, la sfida di Moon dovrà passare da un rapporto diverso con Washington rispetto a quanto avvenuto finora. Moon aveva detto «penso di essere sulla stessa lunghezza d’onda del Presidente Trump», ma ha criticato lo spiegamento dello scudo anti-missile made in Usa, il Thaad (Terminal High-Altitude Area Defense system) che ha provocato molte tensioni anche con i residenti dell’area di Seongju, nel sud-est del Paese, dove il sistema di Difesa è stato installato. Il Thaad è anche all’origine dei problemi con la Cina, che vede nello scudo anti-missile un’intrusione nei propri sistemi di sicurezza militari e che ha avviato pesanti ritorsioni commerciali nei confronti dei gruppi sud-coreani che operano nel gigante asiatico.

La sua visione è quella di una ‘diplomazia equilibratatra Stati Uniti e Cina, che prevede una Corea del Sud più coraggiosa nelle scelte che riguardano la Difesa nazionale e anche la capacità di dire no alle richieste provenienti da Washington. La sfida più complessa, per il nuovo inquilino della Casa Blu, sarà la Corea del Nord, anche se il suo atteggiamento sarà molto diverso da quello dell’ex Presidente, Park Geun-hye. Su posizioni generalmente ritenute morbide nei confronti di Pyongyang, Moon Jae-In non crede che nuove sanzioni possano fare desistere il regime di Kim Jong-Un dal perseguire i propri piani missilistici e nucleari, ed è disponibile a sedersi al tavolo con lo stesso Kim, anche se, in questo caso, ha dichiarato che non intende farlo senza essersi prima consultato con gli Stati Uniti.

Una ‘politica del sorriso’ che cerca di costruire fiducia con la Corea del Nord attraverso investimenti e dialogo che non piace affatto ai conservatori americani e ai filo-americani sudcoreani,  i conservatori, infatti, sostengono che questa politica contribuisce a finanziare il programma nucleare della Nord Corea.
La ‘Sunshine Policy’, fatta di dialogo e di scambi commerciali con il Paese a nord dal trentottesimo parallelo, a cominciare dalla riapertura del distretto industriale di Kaesong, che coinvolge lavoratori del Nord e imprese del Sud e che lo scorso anno è stato chiuso dall’ex presidente Park Geun-hye, dopo i ripetuti test missilistici di Pyongyang e dopo il primo test nucleare dello scorso anno, al quale ne segui’ un altro a distanza di pochi mesi.

Sul fronte interno, la sida di Moon sarà soprattutto di natura economica.  Secondo un report diffuso ieri dal Fondo Monetario Internazionale, le economie emergenti del Sud-est asiatico dovrebbero avere una crescita economica del 5% quest’anno e nel 2018, ciò offre l’opportunità per un’espansione a lungo termine con politiche che rendano più interessanti gli investimenti esteri. Ma la crescita nelle due economie più mature della regione, e tra queste vi è quella della Corea del Sud, rischia di rimanere ferma al 2,7 per cento nel 2017, un dato che a queste latitudini non è esattamente una prospettiva capace di far ‘sorridere’.

Piccole e medie imprese e riduzione delle diseguaglianze: i primi impegni di Moon in politica interna. Il nuovo Presidente ha promesso di dare un nuovo impulso all’economia, e in particolare alle piccole medie imprese del Paese che subiscono la concorrenza e lo strapotere delle grandi conglomerate come Samsung o Lg. Per farlo, il nuovo Governo creerà il Ministero per le Piccole e Medie Iniziative Imprenditoriali, per promuovere un ecosistema in grado di proteggere le piccole e medie imprese, investire nelle start-up e stanziare maggiori fondi nel settore della ricerca e dello sviluppo. La creazione di nuovi posti di lavoro, il miglioramento del sistema sanitario, delle condizioni di vita degli anziani, e del sistema educativo sono tra le priorità. Il «Governo investirà nelle persone, che a loro volta miglioreranno la competitività delle imprese e del Paese». Altresì, il nuovo Presidente, dovrà gestire il malcontento e l’opposizione al sistema THAAD americano.

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