giovedì, Gennaio 23

Corea del Nord: Trump richiama Russia e Cina Catalogna: Puigdemont pronto a ricorso contro la Spagna davanti alle corti internazionali. Usa, stretta su multinazionali dopo i Paradise Papers

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Donald Trump chiede a Cina e Russia di aumentare la pressione sulla Corea del Nord contro i suoi piani nucleari e missilistici: lo ha detto nel corso della conferenza stampa congiunta con l’omologo sudcoreano Moon Jae-in, nel corso della visita del presidente americano nel Paese asiatico. Trump ha aggiunto che vede «buoni progressi» sulla Corea del Nord, invitata a tornare al tavolo negoziale e a fare un accordo. In particolare Trump ha affermato che non vuole «usare la forza», ma gli Usa «sono pronti a usare tutta la gamma del potenziale militare, se necessario».

Il presidente sudcoreano ha elogiato invece  gli sforzi e il ruolo di guida di Trump «nell’unità e nella collaborazione internazionali» nella gestione della crisi nordcoreana. Poi ha affermato: «Spero che la tua visita in Corea del Sud e nella regione dell’Asia-Pacifico possa servire come una opportunità per allentare parte dell’ansia che la gente coreana avverte a causa di armi nucleari e missili della Corea del Nord. Spero sia come un punto di volta nella soluzione della questione nucleare». E ha ribadito: «E’ il tempo di focalizzarsi sulle sanzioni e il pressing verso la Corea del Nord».

Nel frattempo emerge che Corea del Sud e Usa avvieranno negoziati sull’acquisto da parte di Seul di sottomarini atomici, a propulsione nucleare. Un ‘affare’ emerso con prepotenza proprio durante i colloqui fra i due presidenti, che hanno comunque ribadito, nonostante le parole su una risoluzione pacifica della questione nordcoreana, la necessità di rafforzare il fattore deterrenza. Moon ha annunciato la rimozione dei limiti di carico delle testate dei missili di Seul, regolato in base a un accordo con gli Usa, al fine di rafforzare la potenza dei vettori balistici.

Andiamo a Bruxelles, dove oggi è andata in scena una manifestazione a cui hanno partecipato duecento sindaci indipendentisti arrivati da tutta la Catalogna per «far sentire la nostra voce nel cuore dell’Europa», mostrare vicinanza al deposto presidente Carles Puigdemont. Un centinaio di persone invece ha partecipato ad una contromanifestazione di spagnoli sostenitori dell’unità nazionale.

Puigdemont che intanto, in una intervista a ‘Catalunya Radio‘, ha preannunciato un ricorso contro la Spagna davanti alle corti internazionali. «L’Europa non può tenere tutto un governo in prigione o in esilio», l’accusa dell’ex presidente catalano, che si è detto preparato a «finire nelle carceri spagnole» se il Belgio concederà la sua estradizione. Poi ha rincarato la dose, dicendo che il suo Govern è stato destituito «da un golpe illegale dello stato spagnolo». Ad intervenire sulla vicenda Catalogna oggi di nuovo il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker, che ha detto: «Non credo che il governo spagnolo violi lo stato di diritto: è chi non rispetta la costituzione che infrange la legge».

Intanto negli Usa, nel pieno della bufera dei Paradise Papers, è imminente la stretta anti-elusione che colpirà le grandi aziende e che dovrebbe garantire entrate stimate in 154 miliardi di dollari in dieci anni. Nella riforma fiscale presentata dai repubblicani al Congresso americano è infatti spuntata a sorpresa una ‘supertassa’ del 20% sui soldi che le multinazionali versano all’estero, nelle casse di società affiliate che spesso operano in veri e propri paradisi fiscali. Mentre per quanto riguarda l’immigrazione, arriva una nuova stretta dell’amministrazione. Infatti è stato deciso di porre fine al programma di protezione per circa 2.500 immigrati dal Nicaragua, che ora avranno 14 mesi di tempo per lasciare gli Stati Uniti. Ancora 9 mesi invece per 57 mila immigrati dall’Honduras. Da capire cosa succederà a 200 mila immigrati dal Salvador e 50 mila da Hait,  il cui permesso scadrà ad inizio 2018.

In Afghanistan l’ISIS ha rivendicato l’attentato di questa mattina a Kabul contro l’emittente televisiva Shamshad. «Abbiamo fatto almeno 20 morti», fanno sapere i jihadisti, fornendo un primo bilancio non ancora confermato ufficialmente. Secondo fonti locali, le vittime accertate al momento sarebbero due: numerosi i feriti.

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