domenica, Gennaio 17

Corea del Nord: tra lanci e coronavirus Rimesse, contrabbando, commercio legale: la crisi morde pesantemente anche se Pyongyang prosegue nei lanci nel Mar del Giappone. Una crisi umanitaria alle porte

0

Secondo i media americani un volo con un folto gruppo di diplomatici stranieri ha lasciato il queste ore la Nord Corea e ha raggiunto Vladivostok, nell’estremo oriente russo, unico volto a lasciare il Paese da oltre 1 mese. Praticamente nelle stesse ore, Pyongyang ha lanciato tre proiettili non identificati nel Mar del Giappone, secondo quanto hanno dichiarato i capi di stato maggiore della Corea del Sud. I lanci hanno l’aria di voler di mostrare che in Corea del Nord tutto procede come prima, malgrado il COVID-19 che, secondo l’intelligence sudcoreana, invece, colpisce e parecchio.
Da inizi gennaio, infatti, Pyongyang ha chiuso i confini con Cina e Russia, bloccato tutti i voli, vietato i viaggi, e messo in quarantena centinaia di stranieri nella capitale, ma anche, pare, molti cittadini, nel tentativo di impedire lo scoppio del coronavirus, considerando la lotta al virus una questione disopravvivenza nazionale’.
«La risposta COVID-19», secondo gli analisti di ‘38North si è distinta «per la rapidità e la portata delle restrizioni di viaggio e delle misure di quarantena», dimostrando, anche rispetto le precedenti crisi sanitarie di SARS e Ebola, «un approccio sempre più aggressivo a una risposta consolidata alle potenziali crisi di salute pubblica nel Paese».
«La gestione del coronavirus da parte della Corea del Nord è insolitamente di alto profilo rispetto alle epidemie passate e riflette la preoccupazione del regime in merito al problema», ha affermatoMinyoung Lee, analista senior di ‘NK News’.

Secondo alcune fonti, il volo avrebbe fatto uscire dal Paese 60 diplomatici, ma non è ancora chiaro di quali Paesi, l’unico elemento di certezza sarebbe il permanere del personale inglese, l’Ambasciata del Regno Unito resterebbe infatti aperta, come altre ambasciate del Nord Europa.

Nel Paese al momento non sono stati segnalati casi di coronavirus, ma sul fatto che effettivamente non vi siano casi vi sono molti dubbi da parte degli scienziati. L’intelligence sudcoreana ha stimato 7mila persone in quarantena, casi nelle città di confine di Sinuiju o Rason, e osservatori locali hanno affermato che alcune persone potrebbero essere già morte. La motivazione alla base della negazione di casi di malati di coronavirus non sarebbe solo la censura, soprattutto si ritiene che il Paese, non solo per la scarsità di risorse economiche, ma anche perchè soggetto a sanzioni internazionali, non abbia le infrastrutture sanitarie neanche per testare, oltre che per curare le persone infette da coroanavirus.
Secondo gli esperti sanitari, il Paese è considerato altamente vulnerabile alle malattie infettive, il suo sistema sanitario non è attrezzato per affrontarle, un focolaio di coronavirus nella Corea del Nord sarebbe devastante per una popolazione già affetta da malnutrizione e cattive condizioni di salute. Alcuni ospedali mancano persino di elettricità e acqua corrente. Fuori dalla capitale non ci sono strutture mediche. I casi di coronavirus potrebbero non essere rilevati, specialmente nelle aree rurali. «L’impreparazione nordcoreana di affrontare una pandemia potrebbe minare il Governo del regime e creare instabilità interna», ha dichiarato Kevin Shepard, analista politico e di difesa, in un articolo su ‘NK News’.
Nel 2019, la Corea del Nord è stata classificata tra le peggiori al mondo in termini di preparazione per un’epidemia, secondo il Global Health Security Index pubblicato dalla Johns Hopkins University.

Ancora più gravi e preoccupanti sono leripercussioni dell’epidemia sull’economia.
La Corea del Nord fa molto affidamento sulcommercio con la Cina -che rappresenta quasi il 95% di tutto il commercio estero– quindi la chiusura delle frontiere colpirà duramente l’economia. Il commercio tra la Corea del Nord e la Cina è oggi più di tre volte superiore rispetto al 2003, creando un confine più poroso non solo per beni e servizi, ma per persone e informazioni.

Secondo Troy Stangarone, Direttore del Korea Economic Institute of America, oggi la Corea del Nord ha una dipendenza molto più forte dalla Cina rispetto alle precedenti crisi di SARS e Ebola. Le prime stime suggeriscono che il coronavirus potrebbe provocare una contrazione delprimo trimestre nel più grande partner commerciale di Pyongyang, la Cina . La Corea del Nord dovrà probabilmente affrontare un rallentamento dell’attività economica interna in quanto perde l’accesso agli input esterni necessari e ai potenziali vincoli interni all’attività economica.Le importazioni dalla Cina a febbraio negli ultimi due anni hanno oscillato tra 89 e 102,7 milioni di dollari.

Una fonte legale significativa di valuta forte per la Corea del Nord è il turismo. Secondo alcune stime, la Corea del Nord guadagna almeno 105 milioni di dollari all’anno da turisti stranieri, una media di 8,75 milioni di dollari al mese. Questa cifra sarà probabilmente più bassa durante i mesi invernali quando il turismo è più lento, ma la Corea del Nord sta perdendo e probabilmente, secondoStangarone, perderà ancora per molti mesi a venire, entrate insostituibili.
Inoltre, i piani della Corea del Nord di guadagnare valuta forte attraverso il turismo straniero -che non è soggetto a sanzioni internazionali- sono saltati.

Una parte importante dell’economia della Corea del Nord deriva dal contrabbando. Le Nazioni Unite hanno stimato che Pyongyang ha guadagnato 370 milioni di dollari dalle spedizioni illegali di carbone durante i primi otto mesi del 2019, per una media di 46,25 milioni di dollari al mese. Secondo fonti locali, il contrabbando di terra e di mare si è gran parte arrestato sia per gli ordini derivanti da Pyongyang sia per quelli derivanti da Pechino.
Pyongyang ha anche implementato misure di quarantena rafforzate nei porti marittimi che sembrano aver rallentato le spedizioni in entrata e in uscita dalla Corea del Nord -si sono avuterestrizioni di 10 giorni sull’ingresso delle merci. Queste misure hanno probabilmente rallentato anche le spedizioni illegali di carbone e altre merci come la sabbia via terra e via mare.

Altra fonte critica è quella delle rimesse dei nordcoreani all’estero, Cina in primis. Con le fabbriche chiuse in Cina, i lavoratori nordcoreani che sono impiegati nel Paese (in violazione delle sanzioni delle Nazioni Unite) non sono stati in grado di lavorare nell’ultimo mese,il che significa che non hanno potuto spedire soldi in patria, per quanto il Governo neghi.

L’epidemia di COVID-19 «ha recentemente portato all’effettiva chiusura del confine tra la Corea del Nord e la Cina e potrebbe comportare un prolungato calo degli scambi e dei guadagni della Corea del Nord provenienti dal turismo cinese. Anche se Pyongyang riesce a prevenire un grave focolaio sul suo territorio, l’impatto economico a breve termine dell’epidemia potrebbe rivelarsi molto più grande di quello di un regime di sanzioni.

Le PMI nordcoreane stanno probabilmenteaffrontando le pressioni dovute alla carenza di manodopera, interruzione della catena di approvvigionamento, calo degli ordini, aumento dei costi, e il calo della domanda interna. I prezziper gli articoli di base importati dalla Cina come riso, zucchero, olio di soia e carburante sono cresciuti pesantemente. Per combattere l’aumento dei prezzi, il Governo ha fatto ricorso al controllo dei prezzi ma facendo capire che avrebbero dovuto assicurarsi le scorte di cibo per il mese successivo.

Con la riduzione del commercio, la Corea del Nord sarà meno in grado di stabilizzare la sua economia rispetto ad altri Paesi.

I prossimi mesi potrebbero fornire un triste esperimento naturale che mostra cosa potrebbe accadere all’economia nordcoreana se i suoi legami economici con la Cina iniziassero davvero a essere recisi» afferma 38North’. In passato, la Corea del Nord si rivolgeva alla Cina per chiedere aiuto economico. Nell’immediato tale opzione potrebbe essere molto limitata se non proprio nulla. Gli analisti di 38Northsottolineano come «Data la vulnerabilità della Corea del Nord a COVID-19 e il complicato regime sanzionatorio esistente, la comunità internazionale dovrebbe pianificare e riflettere in modo proattivo» su come sostenere il Paese, che a breve potrebbe aver bisogno di aiuti. In scena potrebbero arrivare non solo gli Stati Uniti, ma anche alcuni Paesi europei, e, come consiglia 38North’, la stessa UE. Questa potrebbe essere l’occasione per riaprire i canali con Kim Jong-un. Gli attuali programmi di aiuto umanitario sono sottofinanziati, la crisi sanitaria potrebbe essere l’occasione per ripristinare il dialogo politico ad alto livello con Pyongyang.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore