sabato, Luglio 11

Corea del Nord, ma chi è Kim Jong-un, il ‘bamboccio’ nucleare? Il ‘bamboccio’ che ha studiato in Svizzera e che voleva distruggere gli USA, prodotto di un regno più che eremita dittatoriale

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La notizia è arrivata nella notte europea dagli Stati Uniti. Gli USA stanno monitorando una notizia arrivata all’intelligence «secondo cui il leader della Corea del Nord, Kim Jong-un, è in grave pericolo dopo un intervento chirurgico, secondo un funzionario americano con conoscenza diretta», ha informato la ‘Cnn.

Nessuna informazione in più, anzi, la stessa intelligence americana, come quella sudcoreana, starebbe valutando l’indiscrezione. Non è la prima volta, infatti, che si parla di rischi per la salute di Kim, e non è la prima volta che scompare da appuntamenti pubblici per poi riapparire puntualmente dopo qualche giorno o settimana.

Naturalmente la notizia ha fatto il giro del mondo, considerando come, coronavirus a parte, il dossier Corea del Nord resti uno tra i più caldi negli Stati Uniti ma non solo. Nel caso di un esito infausto dei postumi dell’intervento, il regno eremita sarebbe nel caos più completo, considerando il tipo di dittatura che la dinastia ha imposto. Basti pensare che Kim III, ovvero Kim Jong-un (figlio di Kim Jong-il e nipote di Kim Il-sung, l’iniziatore della dinastia) non è Presidente del Paese, è Capo supremo della Repubblica Popolare Democratica di Corea, non Presidente, perché Kim Il-sung è stato dichiaratoPresidente Eterno’.

La famiglia è considerata dai sudditi del regno di origini… soprannaturali. Basta leggere le biografie ufficiali per rendersi conto degli exploit incredibili attribuiti ai tre Kim, geniali conoscitori di tutte le discipline del sapere umano, i soligeneticamentepredisposti alla conduzione del popolo. La propaganda, in effetti, ha sempre cercato di presentare la famiglia reale avvolta in una misteriosa aura di assoluta ‘eccezionalità’ per giustificare la continuità dinastica, per conservare eternamente il potere.
E la carica di ‘Presidente Eterno’ non è un deferente omaggio simbolico o roboante definizione storica. C’è qualcosa di più, tanto, appunto, che i suoi eredi non potranno ricoprire la carica diPresidente’, in quanto già occupata dal capostipite, il quale ‘anche dall’al di là continua a illuminare il cammino dei nordcoreani con la sua infinita saggezza e bontà’.
Un cerchio magico, insomma, dove solo un membro della famiglia Kim può avere le capacità per ‘regnare’.

 

Ma chi è il terzo esponente della dinastia?

Kim III è il figlio più giovane di Kim Jong-il e di Ko Young-hee, una cantante e ballerina coreana, nata e cresciuta in Giappone. Poche sono in realtà le notizie disponibili sulla sua infanzia. Si sa per certo che, come da tradizione familiare, dal 1996 al 1998, Jong-un studia alla Scuola Internazionale di Berna a Gümiglen, dove qualche anno prima ha seguito i corsi anche il fratello maggiore, Kim Jong-chol. I rampolli della famiglia regnante necessitano in effetti di una educazione cosmopolita e poliglotta. Un Paese occidentale e ‘neutrale’, di riconosciuta esperienza didattica, come la Svizzera, fa proprio al caso della famiglia Kim.
Successivamente, dal 1998 al 2000, Jong-un frequenta il liceo di Liebfeld (Könitz), sempre in Svizzera. In quel periodo viene descritto come un ragazzo tranquillo e timido, amante dello sci, affascinato dai video games, appassionato di basket e ammiratore quasi fanatico di Micheal Giordan.
In permanenza sorvegliato da elementi fidati dell’Ambasciata nordcoreana per evitare che «soccomba all’influenza del capitalismo», Jong-un si rivela un buon allievo, anche se non particolarmente brillante, con accettabili risultati in matematica e arti plastiche. Interrompe gli studi senza aver conseguito la maturità. E’ tempo in effetti che riceva una solida formazione nordcoreana, che faccia la sua total immersion nella ideologia dominante nel Paese, che venga istruito nell’arte militare. Per lui, in effetti, comincia a profilarsi un destino ‘nazionale’, un destino di erede.

Il padre lo preferirà al fratello maggiore, considerato troppo debole, con poco carisma e persino un po’ effeminato nei modi per potergli succedere degnamente. Jong-un gli appare invece molto più adeguato allo scopo, con in più un’insostituibile qualità: somiglia moltissimo al nonno e abbastanza al padre. E’ il simbolo vivente della continuità! Sarà più facile farlo accettare dalle gerarchie militari e politiche quando sarà il momento.

Quando rientra in patria, Kim Jong-un è un giovane sorridente e poliglotta, ben portante, pesa 90 chili e misura 1,75 cm.

L’ictus cerebrale di cui è vittima il padre, Kim Jong-il, nel 2008, accelera le procedure dellasuccessione’. Da quel momento la carriera del giovanissimo Jong-un si sviluppa alla velocità della luce. Nel 2009 il venticinquenne erede diventa direttore della società di produzione della letteratura, viene quindi eletto all’assemblea parlamentare, diventa poi Capo della sicurezza dello Stato e infine vice direttore amministrativo del partito. Ma non basta. Nel 2010 integra il Comitato centrale del partito e la Commissione militare centrale. Nel 2011 è vice Presidente dell’organo supremo del potere dello Stato per la direzione della difesa nazionale. Nessuno può più fermare la scalata al potere del futuro Kim III.

Alla morte del padre, il 17 dicembre 2011, assume, senza problemi, il comando supremo della forze armate e il segretariato del partito comunista.
Ha già nelle sue mani tutto il potere: è appoggiato sia dai militari che dai dirigenti del partito.
Ora è, però, necessario ‘mitizzarlo’ agli occhi del popolo, come era avvenuto con i suoi predecessori. Se quindi il nonno era stato il ‘Grande Leader’ e il padre il ‘Caro Leader’, lui sarà il ‘Grande Erede’ e la propaganda si lancerà in una serie di ricostruzioni della sua biografia (assai semplice nella realtà, data anche la sua giovane età) per farne un personaggio al di sopra dei comuni mortali e che merita quindi di gestire il potere.
Affinché, peraltro sia subito chiaro agli eventuali oppositori interni chi comanda oramai nella Corea del Nord, Kim Jong-un non esita a far giustiziare lo zio, Jan Song-taek (con i suoi più stretti collaboratori), il quale aveva mostrato qualche velleità di ‘reggente’ e di limitate aperture economiche … Analogo messaggio manda all’estero, quando, il 12 febbraio 2103, nonostante le messe in guardia della comunità internazionale, fa eseguire un test nucleare sotterraneo. Kim III è soddisfatto: il suo giocattolo atomico ha funzionato. Il mondo trema. La saga dei dittatori Kim continua.

Il suo momento di gloria sul palcoscenico internazionale lo avrà quando, nel giugno 2018, dopo scontri diplomatici all’ultimo sangue tra Pyongyang e Washington, finalmente i duePresidenti più pazzi del mondo’, si danno la mano e iniziano a parlarsi. Al centro dei colloqui, ovviamente, la questione nucleare nordcoreana, la grande sfida sulla quale dal 2011 quello che è stato soprannominato ‘bamboccio psicopatico’ ha lavorato duramente al grido di ‘cancelleremo gli USA’, con l’obiettivo finale di ottenere la legittimazione politico-mediatica che alla fine in qualche modo ha ottenuto. Le trattative nel corso di questi 2 anni sono andate come previsto, con alti e bassi che attendono, e attenderanno a lungo probabilmente, una conclusione.

Ora Kim sembra nei guai, si vedrà fino a che punto nei prossimi giorni. Non è da escludere che tra qualche ora riappaia in pubblico minacciando fulmini celesti contro gli americani che hanno osato mettere in dubbio la sua brillante salute.

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