martedì, Ottobre 27

Corea Del Nord: le testate nucleari di Kim Jung-un sono una minaccia per l’UE? Missili intercontinentali, minacce e scudi balistici puntati sul Vecchio continente, ne parliamo con l’analista militare Francesco Tosato

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Secondo svariate fonti, il regime nord coreano di Kim jong-un è ogni giorno più vicino alla realizzazione di ICBM (Intercontinental Ballistic Missile). La realizzazione di uno strumento bellico del genere proietterebbe la Nord Corea verso il ruolo di potenza nucleare globale a tutti gli effetti, rendendola in grado di minacciare non solo Giappone e Corea del Sud, ma anche il suolo americano e le Nazioni europee. Come ha affermato il Segretario americano alla Difesa, James Mattis, durante la ministeriale NATO, «abbiamo riconosciuto che il regime è pericoloso per il mondo, ma che le capitali europee sono più vicine a Pyongyang di quanto lo sia Washington Dc. L’Europa è consapevole di questa minaccia» proseguendo poi: «Siamo tutti allineati nel cercare di risolvere questo problema attraverso processi diplomatici». Sottolineando, comunque, la scelta di ricorrere principalmente alla diplomazia per far fronte alle tensioni suscitate dal regime di Pyongyang, anche se non sono da sottovalutare eventuali strumenti meno convenzionali come le recenti esercitazioni militari in Asia che hanno indignato Kim Jong-un: «Le esercitazioni militari congiunte tra Usa e i suoi alleati  del Pacifico sono da inserire nel quadro degli sforzi diplomatici fatti dalla comunità internazionale affinché Pyongyang si sieda al tavolo negoziale» ha concluso Mattis.

Alle preoccupazioni del collega americano, si uniscono quelle del Segretario Generale della NATO, Jens Stoltenberg: «Siamo profondamente preoccupati che in Corea del Nord stiano sviluppando missili capaci di raggiungere Europa e America del Nord». In un clima di questo genere l’apprensione dei vari Governi è tale da spingere a valutare attentamente la veridicità della minaccia nordcoreana e a tentare di stimare i tempi entro i quali Kim Jong-un potrà disporre di un arsenale nucleare intercontinentale.                                                 

Secondo le intelligence degli Usa e dei suoi alleati asiatici, che da tempo tengono sotto osservazione il regime nordcoreano, Kim Jong-un è in possesso del modello di motore Hwasong-14, potenzialmente in grado di aumentare il raggio d’azione dei missili, fino a renderli in grado di colpire obiettivi a più di 10.000 km di distanza. I servizi segreti americani, tra l’altro, non riescono a spiegare in quale modo il regime nordcoreano sia riuscito a dotarsi di una tecnologia così avanzata. Diverse ipotesi danno come probabile l’acquisto di tale motore da altri Paesi (Russia o Iran su tutti), mentre sono pochi gli esperti convinti che gli scienziati nordcoreani siano già arrivati a progettare e strumenti balistici così sofisticati, fatto sta che tutti riconoscono la presenza di tale strumento in mano di Kim come un pericolo per il mondo intero.

In realtà, come rivelano diverse fonti interne all’esercito americano, come l’ingegnere aerospaziale John Schilling, il pericolo non sarebbe imminente anche se prossimo e vicino. Infatti, se da un lato Kim è in possesso di un sofisticatissimo motore in grado di trasformare i suoi missili da armi di medio raggio a strumenti balistici intercontinentali, dall’altro l’Esercito nordcoreano non è ancora in possesso di attrezzature indispensabili come gli scudi termici che permetterebbero a tali testate di sopravvivere al rientro nell’atmosfera (i missili intercontinentali, per raggiungere obiettivi così distanti, necessitano di essere lanciati con un angolo tale da farli uscire dall’atmosfera per poi rientrarci in fase di discesa verso il target). Ad accreditare la mancanza di tali scudi termici vi sono le relazioni dei servizi segreti sudcoreani e giapponesi, che hanno rilevato come il missile nord coreano testato col lancio del 28 luglio 2017 (che sorvolò l’isola giapponese di Hokkaido) avesse perso pezzi durante il rientro nell’atmosfera, perdendo in precisione. E’ difficile stimare la tempistica entro la quale gli scienziati nordcoreani saranno in grado di correggere questi difetti rendendo le testate nucleari di Kim in grado di raggiungere il suolo degli Stati Uniti d’America e potenzialmente il continente europeo, fatto sta che la minaccia pare reale e diventa ogni giorno più vicina.

Sull’argomento abbiamo intervistato Francesco Tosato, Responsabile del Desk Affari Militari del Ce.S.I. e collaboratore della Rivista Italiana Difesa e della Rivista Militare.

 

La Nord Corea sta sicuramente lavorando a progetti che permetterebbero alle proprie testate nucleari di ampliare notevolmente il raggio d’azione fino a diventare armi intercontinentali, lei crede che sia realmente possibile raggiungere tali obiettivi a breve?

Bisogna fare distinzioni tra propaganda e realtà. La Corea del Nord ha sicuramente iniziato e sta mandando avanti un programma balistico in grado di raggiungere obiettivi molto distanti (in primis gli Stati Uniti). C’è assolutamente la volontà di raggiungere la realizzazione di tale arma, i tempi però rimangono difficili da stimare. Nell’ultimo anno la Corea del nord ha fatto grossi progressi nel suo programma missilistico ma un conto è effettuare lanci funzionanti un altro conto è riuscire a standardizzare il progetto, renderlo affidabile e iniziare la produzione su larga scala di missili intercontinentali tenendo conto che nel programma vanno modernizzati anche i missili a corto e medio raggio (molto dispendioso dal punto di vista economico). In sintesi possiamo dire che il missile intercontinentale è la minaccia meno credibile per il presente anche se è quello più temuto da Usa e alleati (Ue compresa)

Nel caso che la Corea del Nord riesca a dotarsi di tali strumenti bellici, l’UE sarebbe in grado di far fronte a un eventuale attacco missilistico nucleare? I paesi membro sono dotati di strumenti sufficienti a intercettare eventuali armi a carica nucleare (mi riferisco principalmente agli scudi balistici)?

Assolutamente no, la deterrenza nucleare è una dottrina relativa all’epoca della Guerra Fredda, sia la Nato che gli Usa offrono un ombrello nucleare agli alleati dell’Ue ma all’interno del continente solo Francia e Inghilterra possiedono tali ordigni. Nel complesso l’Unione Europea (intesa come entità politica) non ha tali armi di proprietà. Tuttavia sono presenti sistemi e programmi di difesa anti-balistica (utili ad abbattere eventuali missili lanciati contro obiettivi europei) sotto egida Nato (e quindi non coordinati dal’Ue). Questo particolare, che può sembrare una mancanza, è frutto dei trattati internazionali (a cui hanno aderito anche i Paesi europei) che impedisce contemporaneamente l’eccessivo sviluppo di armi nucleari e sistemi difensivi in quanto la programmazione di tali strumenti bellici potrebbe essere vista dalle altre potenze come un tentativo di soverchiare l’ordine e l’equilibrio mondiale. Tuttavia alcuni Paesi europei, tra cui Italia e Francia congiuntamente, sono dotati di sistemi SAMP/T (sistema missilistico terra-aria formato da batterie contenenti dagli 8 ai 48 missili di diverse dimensioni in grado di intercettare aerei e missili ma a corto raggio) e lavorano a missili Aster 30 (di medio raggio). Entrambi questi sistemi però sono stati ideati per conflitti locali e non per affrontare una minaccia intercontinentale.

Quali interessi potrebbe avere Kim nell’attaccare i Paesi europei piuttosto che le basi Usa nel Pacifico o i suoi alleati?

Sostanzialmente non avrebbe nessuno interesse ad attaccare realmente l’Europa. Kim jung-un vede il possesso delle armi nucleari come una garanzia sulla sopravvivenza del proprio regime. Dopo aver visto che cosa è successo ai vari Gheddafi e Hussein il dittatore nordcoreano ha capito che avere armi nucleari sempre pronte a colpire il leader mondiale (gli Usa) e i suoi alleati (Ue, Giappone e Corea del Sud in primis) sia la migliore assicurazione sul proprio potere e la sua longevità. In futuro tra 5-10 anni, magari di fronte ad operazioni militari e diplomatiche atte a danneggiare il regime e con un arsenale ben più sviluppato si potrebbe pensare alle testate nordcoreane come vere minacce per l’Ue.

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