domenica, Novembre 17

Corea del Nord: la Cina gioca solo in risposta

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La penisola coreana non è mai stata così vicina ad uno scontro militare da quando la Corea del Nord ha condotto il suo primo esperimento nucleare nel 2006. Se Pyongyang decidesse di fare il suo sesto esperimento, l’attacco americano potrebbe essere più vicino che mai. «La Corea del Nord sta cercando guai», ha affermato Donald Trump in un’intervista alla Fox martedì scorso, e ha poi aggiunto «stiamo inviando un’’armada‘ molto potente e abbiamo dei sottomarini molto più potenti della portaerei». Il Presidente statunitense ha dichiarato che gli USA avrebbero agito da soli in Nord Corea, qualora la Cina non avesse aiutato. La tensione è cresciuta ed il cinese Xi Jinping ha subito telefonato l’americano, intimando una risoluzione pacifica e sottolineando che la Cina (che ha negato di aver schierato 150.000 soldati ai confini) vuole denuclearizzare l’area, mirare alla stabilità ed alla pace nella penisola coreana.

Oggi, il Viceministro degli Esteri nordcoreano, Han Ryol, ha puntato il dito contro Trump, accusandolo di voler creare guai e tensioni nell’area peninsulare e dichiarando che, qualora gli USA attuassero davvero un attacco preventivo contro di loro, la Corea del Nord non rimarrà a guardare. Ha poi precisato che «il prossimo test nucleare sarà condotto quando il quartier generale supremo lo riterrà più opportuno». Secondo quanto scrive, inoltre, l’agenzia di stato nordcoreana KCNA (Korean Central News Agency), il portavoce dell’Istituto per il Disarmo e la Pace avrebbe detto che «gli Stati Uniti disturbano la pace e la stabilità globale, oltre ad insistere con una logica da gangster». Il portavoce ha aggiunto anche che «gli USA introducono nella penisola coreana (il punto più caldo del mondo), importanti assesti strategici nucleari, minacciando seriamente la pace e la sicurezza della penisola e spingendo la situazione sull’orlo di una guerra». Una guerra termonucleare che potrebbe esplodere in ogni momento.

Intanto ieri, in Giappone, il premier Shinzo Abe ha dichiarato che la Corea del Nord potrebbe essere in grado di armare i propri missili con il gas sarin, lasciando trapelare un’eventuale possibilità che loro stessi vogliano prendere attivamente parte alla vicenda. Sembra addirittura da fonti governative di Tokyo che stiano considerando di partecipare ad esercitazioni militari congiunte con la portaerei americana Carl Vinson. Secondo le ultime notizie dal fronte americano, gli USA sarebbero pronti ad un raid preventivo contro il Nord Corea, nel caso in cui i responsabili politici si convincano che il regime di Kim Jong-Un si stia preparando ad un test nucleare. Hanno già posizionato due cacciatorpediniere Arleigh Burke in grado di lanciare missili da crociera Tomahawk a meno di 500 km dal sito dove si sono effettuati i precedenti cinque test nucleari nordcoreani.

Dalla Cina, invece, il Ministro degli esteri Wang Yi ha detto poco fa che in uno scontro eventuale tra USA e Nord Corea non ci potranno essere vincitori, promettendo il sostegno cinese ad ogni tentativo di dialogo tra gli Stati. «Invitiamo tutte le parti a smettere di provocare e minacciarsi a vicenda e a non permettere che la situazione diventi irreparabile e fuori controllo», ha aggiunto Wang. Ora resta da vedere cosa succederà in Nord Corea nelle prossime ore e, soprattutto, domani, giorno dei festeggiamenti per i 150 anni dalla nascita del Fondatore della Patria’, nonno dell’attuale dittatore Kim Jong-un. O forse sarà il caso di aspettare lunedì, dopo che, poco fa, la televisione di Stato cinese CCTV, ha annunciato che la compagnia aerea nazionale, Air China, ha deciso che da lunedì’ saranno sospesi i voli da Pechino a Pyongyang. Abbiamo chiesto a Lorenzo Mariani, assistente alla ricerca nel programma Asia presso lo IAI (Istituto Affari Internazionali) di spiegarci come potrebbe evolvere la situazione.

 

La Cina ha dichiarato che sosterrà le sanzioni dell’ONU verso la Corea del Nord qualora non cambi la situazione. Stanno davvero perdendo la pazienza? 

La Cina ha perso la pazienza già da diverso tempo, da almeno 4 o 5 anni; bisogna tenere conto che, tra la leadership di Pyongyang e quella di Pechino, da quando è salito al potere Kim Jong-un, non c’è mai stato un incontro ufficiale ed il numero degli scambi diplomatici è diminuito drasticamente dal 2013. Dal primo test nucleare sotto la guida di Kim in poi, Pechino ha iniziato ad avere un atteggiamento molto diverso rispetto a quello passato. Nello stesso periodo stava avvenendo il cambiamento al vertice a Pechino e stava salendo al potere Xi Jinping che sembra essere molto meno propenso ad un rapporto come quello che è stato fino agli anni 90 tra Pyongyang e Pechino. Alla Cina non fa comodo una situazione instabile così vicina ai suoi confini nazionali che, ovviamente, attira molto anche l’attenzione degli Stati Uniti e li porta a schierarsi in maniera più decisa in Asia, cosa che, per Pechino, è un fattore negativo. Per quanto riguarda le sanzioni, in realtà, Pechino già le appoggia dal 2013 ma il ruolo della Cina in questo è abbastanza controverso perché ha dimostrato di non avere continuità; solitamente, approva le sanzioni e, dopo un certo periodo, con la scusa degli aiuti umanitari, riprende il commercio con la Corea del Nord. Questo, da Febbraio, non sta avvenendo per il carbone; i cinesi, infatti, hanno bloccato l’import dal Nord Corea e, qualche giorno fa, alcune navi nordcoreane che trasportavano carbone sono state rimandate indietro dopo un ordine restrittivo di blocco dell’accesso nei porti cinesi. Questo anche per dimostrare agli USA la perseveranza nel rispetto delle sanzioni. Non è una novità: in realtà, Pechino si sta dimostrando aperta al dialogo e a sostenere il metodo della comunità internazionale per risolvere la questione, in maniera contraria a Trump che aveva minacciato di risolvere il problema da solo, anche senza l’intervento cinese. La Cina, invece, vuole rispettare un approccio multilaterale alla risoluzione del problema, forse anche bilaterale. Quindi, mentre Pechino ha aperto le porte ad una possibile collaborazione, Trump, a quanto pare, sta cambiando idea.

Cosa ha da perdere la Cina nel caso ‘mollasse’ la Corea del Nord?

Quello tra Cina e Corea del Nord, è un tipo di rapporto molto difficile e, comunque, la Cina non può abbandonare Pyongyang perché ha bisogno di quello che è uno Stato cuscinettotra i suoi confini nazionali e Seoul che ospita alcune delle basi americane più grandi in Asia, un contingente militare americano rilevante e, quindi, non è una questione da cui Pechino si può svincolare così facilmente.

Cosa c’è dietro la richiesta di una soluzione pacifica chiesta da Xi Jinping nella telefonata a Trump?

Tendenzialmente la telefonata di mercoledì scorso tra Xi Jinping e Donald Trump calma un po’ le acque almeno per adesso, tra l’altro, collocandosi all’interno di un cambiamento nell’approccio di Trump alla Cina che, di giorno in giorno, sta diventando sempre più diverso da quello professato in campagna elettorale in cui aveva accusato la Cina addossandogli diverse colpe: dall’aver fatto perdere posti di lavoro in America, all’aver manipolato la moneta e ad aver appoggiato Pyongyang. Trump sta cambiando il suo approccio verso i cinesi e verso la Corea del Nord, rispondendo a quest’apertura di Pechino. La Cina, dal canto suo, in realtà, sta giocando solamente in risposta. La situazione ora è molto incerta anche perché Trump ci ha mostrato in questi giorni di Presidenza che riesce a cambiare da un giorno all’altro idea e strategia, in questo periodo in cui, poi, sta ricalibrando quelli che sono state le sue dichiarazioni dopo aver vinto le elezioni. Certo è che un accordo tra USA e Cina per l’apertura, ad esempio, di un canale multilaterale, potrebbe essere una soluzione per riaprire i colloqui con la Corea del Nord. Della stessa idea sono anche gli esponenti del partito democratico sudcoreano, che probabilmente vincerà le elezioni tra meno di un mese a Seoul; quindi, probabilmente, la via diplomatica ed un approccio positivo, e non negativo, dal punto di vista militare, potrebbe essere la soluzione ma è alquanto difficile da prevedere.

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