venerdì, Luglio 10

Corea del Nord: il nucleare di Kim minaccia il mondo Chi controllerà l’arsenale di armi nucleari, ma anche chimiche e biologiche, se Kim morisse? In quali mani sarebbe un ‘oggetto’ così terribile? Secondo gli analisti americani e sudcoreani gli scenari sono molteplici

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Da una settimana circa sui media permane il mistero sulla scomparsa dalla scena pubblica diKim Jong-un, invisibile sulla scena della vita pubblica dall’11 aprile, ma che da scorsa settimana, quando i media sudcoreani hanno diffuso la notizia che sarebbe malato e forse in fin di vita, ha occupato le cronache e preoccupato le cancellerie di tutto il mondo, in primo luogo Corea del Sud(le cui fonti diplomatiche hanno immediatamente precisato di non avere notizie sulla salute del leader), Stati Uniti (dove il Presidente Donald Trump si è dato un gran da fare a smentire e minimizzare), e Cina (da dove gli organi istituzionali non si sono pronunciati).

Negli ultimi giorni le ipotesi che Kim fosse morto si erano rafforzate. Sono di ieri le notizie le più affidabili da Seul che la scomparsa di Kim potrebbe essere legata al coronavirus Covid-19, e che non sarebbe morto, anzi, starebbe bene.
Il Ministro degli Esteri di Seul,
Kang Kyung-wha,«nessun segnale inusuale è stato rilevato in Corea del Nord», e il Paese sembra impegnato a prevenire e controllare l’epidemia di coronavirus. «Il Governo è al corrente dell’ubicazione di Kim Jong-un», ha dichiarato, ieri, il Ministro dell’Unificazione di Seul, Kim Yeon-chul, durante un interrogazione parlamentare, come riferito dall’agenzia Bloomberg.
Sempre ieri, in scena si è materializzato un messaggio di Kim Jong-un, in cui il leader ringrazia gli operai impegnati nella realizzazione del resort Wonsan-Kalma. Per altro, secondo i sudcoreani sarebbero in corso lavori per la realizzazione di ospedali per il Covid-19. Kim, ha scritto il giornale nordcoreano ‘Rodong Sinmun’, secondo quanto segnala l’agenzia sudcoreana ‘Yonhap’, «ha inviato i suoi apprezzamenti ai lavoratori che si sono dedicati alla realizzazione del resort turistico di Wonsan-Kalma». Analoghe notizie vengono riportate dalla ‘Korean Central Broadcasting Station’ dopo che il sito specializzato ‘38 Northha rivelato l’esistenza di immagini satellitari dei giorni scorsi che mostrano il treno personale di Kim all’interno del compound di Wonsan, il resort utilizzato dal leader nordcoreano. Nessuna foto è stata pubblicata.
Potrebbe essere un messaggio fatto circolare dal regime per tranquillizzare l’opinione pubblica, soprattutto estera.

Al momento non ci sono davvero elementi che facciano propendere per una morte o una assenza per altro motivo di Kim, le ipotesi sono fifty fifty. Kim potrebbe avere problemi di salute e però non essere per nulla grave e riapparire all’improvviso come ha già fatto altre volte, come potrebbe essere davvero già morto o in fin di vita e il regime starebbe preparando la successione, di qui il mantenimento del segreto per qualche giorno, per nulla strano in un regime come questo.

In questo scenario due sono i problemi che affliggono i diplomatici e la politica: la successione, e qui si rafforza l’ipotesi sia della lotta interna al regime, sia di un successore donna, ovvero Kim Yo Jong, la sorella amata del leader, recentemente nominata membro supplente del potente Politburo del Comitato centrale del Partito dei lavoratori, per quanto molti elementi -età e più ancora sesso- si sottolinea da più parti depongano contro; l’arsenale nucleare.

Chi controllerà l’arsenale se Kim morisse? In quali mani sarebbe unoggettocosì terribile?Sarebbe al sicuro?
E oltre a quello nucleare, c’è da preoccuparsi dell’arsenale di armi chimiche e biologiche.
Un crollo della leadership nordcoreana aumenta il rischio di uso improprio delle armi di distruzione di massa, fanno notare gli osservatori dell’area.Uso improprio sia condotto da componenti del regime, sia se da soggetti esterni, visto che non è da scartare la possibilità che l’arsenale finisca nelle mani di Stati canaglia o addirittura gruppi terroristici.

Per quanto attiene all’arsenale nucleare, l’arsenale di armi nucleari e missili balistici del Paese, da quando Kim è salito al potere, è cresciuto in maniera preoccupante. Dati precisi non sono disponibili, ma secondo dati dell’intelligence americana il Paese disporrebbe di un minimo di 30 ad un massimo di 60 armi nucleari, altresì il Paese sarebbe in grado di produrre uranio o plutonio di qualità per armi.
La Corea del Nord, anche dopo i colloqui avviati nel 2018 con gli Stati Uniti, volti a negoziare un accordo per lo smantellamento del programma di armi nucleari, secondo i rapporti ONU, nel 2019«non ha fermato i suoi programmi illeciti di missili nucleari e balistici, che ha continuato a migliorare, in violazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza». Ha continuato «la manutenzione e la costruzione di impianti nucleari, sebbene non abbia dichiarato test nucleari e non abbia effettuato lanci di missili balistici intercontinentali». Sempre secondo questo rapporto, alla fine del 2019, la Corea del Nord aveva sparato almeno 25 missili balistici in 13 lanci, inclusi i test di nuovi missili balistici a corto raggio e lanciati da sottomarini. Ha anche continuato a sviluppare infrastrutture per l’espansione delle sue armi nucleari e l’industria missilistica interna e ad impegnarsi in una serie di accordi commerciali vietati dalle Nazioni Unite che sono stati precedentemente utilizzati per finanziare le sue operazioni militari illecite, secondo il rapporto.

Le Nazioni Unite hanno altresì documentato come la Corea del Nord viola le sanzioni, per esempio attraverso la «costituzione di società finanziarie che nascondono transazioni vietate all’esportazione di lavoratori nordcoreani, tra cui lavoratori manuali, medici, specialisti delle tecnologie dell’informazione e atleti». La Repubblica democratica popolare di Corea ha continuato a infrangere le risoluzioni del Consiglio di sicurezza «attraverso esportazioni marittime illecite di materie prime, in particolare carbone e sabbia», si legge nel rapporto di 267 pagine. «Tali vendite forniscono un flusso di entrate che ha storicamente contribuito ai programmi di missili nucleari e balistici del Paese».

Molto poco si sa per quanto attiene all’arsenale di armi chimiche e biologiche che Pyongyangattualmente ha in pancia. Da considerare, però, che un programma in questa direzione risale addirittura agli anni ‘60. «Il 25 dicembre 1961, il Presidente Kim Il-sung emise una ‘Dichiarazione chimica, ordinando ai militari di sviluppare armi chimiche. Nello stesso periodo, secondo quanto riferito, ha incaricato l’Accademia delle scienze della difesa di indagare sulle armi biologiche», si legge su di un report di ‘Bulletin of the Atomic Scientists’, testata che riferisce di centri operativi su queste due tipi di armi rintracciate dall’intelligence americana e sudcoreana.

L’ipotesi che una lotta interna al regime di Pyongyang possa deflagrare e trasformarsi in una guerra civile è lo scenario peggiore.
L’ipotesi avanzata da alcuni analisti militari americani è che le «unità dell’esercito popolare nordcoreano si contenderanno risorse e sopravvivenza. Ciò porterà a conflitti interni tra le unità e potrebbe degenerare in una guerra civile diffusa».

In questo caso, ci potrebbe essere unadestabilizzazione che interesserebbe tutta la regione. Prima conseguenza: la fuga della popolazione. Si ipotizza un massiccio flusso di rifugiati, in fuga dai disordini e dalla fame, versoCorea del Sud, Cina e Giappone. Questi Paesi si potrebbero trovare a gestire una situazione simile a quella in cui si è trovata l’Europa con la deflaggrazione della Siria e della Libia.

In una situazione di guerra civile diffusa,di crollodell’ordine civile, il pericolo derivante dalla gestione dell’arsenale nucleare metterebbe a rischio in primo luogo la Corea del Sud, e tale rischio su Seul, secondo alcuni analisti militari abituati a ragionare su piani di emergenza di vario genere, potrebbe portare gli Stati Uniti a intervenire preventivamente per mettere in sicurezza l’arsenale. Alla luce di questo potrebbe, come detto, il silenzio su di una eventuale morte essere funzionale al regime -che ha tutto l’interesse a tutelarsi- per preparare la successione tanto da non creare sconvolgimenti che rischierebbero di travolgerlo.

David Maxwell, del think tank Foundation for Defense of Democracies con alle spalle due decenni di servizio militare in Asia, ha affermato che una reazione militare americana e sudcoreana a tale sconvolgimento potrebbe richiedere uno sforzo che «farà impallidire l’Afghanistan e l’Iraq», lo sforzo di mettere in sicurezza un arsenale di tali dimensioni.

La Corea del Nord, si fa notare, è una dinastia della guerriglia costruita sul mito della guerra partigiana anti-giapponese, nel caso di un ingresso nel Paese di truppe straniere si ipotizza che 1,2 milioni di militari in servizio attivo e 6 milioni di riserve sarebbero pronte a resistere a qualsiasi intervento esterno, incluso dalla Corea del Sud.
In una simile eventualità, «l‘alleanza Corea del Sud / USA dovrebbe essere preparata per garantire e rendere sicuro l’intero programma di armi di distruzione di massa, armi nucleari, chimiche,biologiche e scorte, impianti di produzione e infrastrutture umane (scienziati e tecnici)» , ha affermato Maxwell. Una tale operazione di emergenza farebbe davvero ‘impallidire’ l’attività militare condotta in Afghanistan e Iraq, e «né la Corea del Sud né gli Stati Uniti possono eseguirlo da soli».
Gli Stati Uniti, ovviamente, hanno piani in caso di scontro con la Corea del Nord, ma secondo Maxwell, non così aggiornati e davvero pronti per un evento del genere. Sarebbero sono stati ‘troppo a lungo trascurati, ha detto Maxwell, «l’alleanza non è altrettanto ben addestrata, pronta e solida come in passato».
E a questo si aggiunga che a fronte di un intervento in Nord Corea di USA e Corea del Sud senza dubbio Pechino non starebbe con le mani in mano. Non potrebbe certo, la Cina, assertiva come si è dimostrata essere, assistere a un ingresso degli americani nel suo ‘giardino di casa’. Evidente che lo scontro avrebbe in nuce i germi di una guerra mondiale.
Piani americani e sudcoreani, ma non solo, esistono anche nel caso di un attacco o di un attacco imminente da parte di Pyongyang, nel caso le armi nucleari venissero attivate da parte di qualsiasi soggetto del regime. I dubbi sulla loro effettiva efficacia non sono pochi.

Vero è che le obbiezioni ad un simile intervento sono molte e vengono dagli stessi analisti abituati a disegnare gli scenari peggiori.
Alcuni analisti sudcoreani come Chun In-Bum, ex capo delle forze speciali della Corea del Sud, pur concordando circa il rischio di ondate di rifugiati e possibile guerra civile, non ipotizza una incursione militare USA e Corea del Sud oltre il 38 ° parallelo. Piuttosto, guardano alla possibilità che a bloccare i disordini e controllare gli arsenali sia la Cina, unico grande alleato della Nord Corea, che ha possibilità di intervento veloce e sicuro. Per altro gli stessi fanno notare che proprio un intervento di USA e Sud Corea potrebbe condurre alla guerra nucleare,considerato che basta un nulla perché l’arsenale di Pyongyang possa essere attivato, anche solo per errore.

Il rischio che un cambio di poltrona al vertice del Paese può determinare per l’area e per l’intero mondo, se da una parte ben fa vedere quanto sia urgente affrontare il tema della denuclearizzazione in qualsiasi angolo del mondo dove esiste una piccola o grande potenza nucleare, dall’altra sta facendo auspicare ai più il ritorno in scena il prima possibile di Kim, il ‘bamboccio nucleare’. A quel punto si potrà tirare un sospiro di sollievo, per il momento.

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