venerdì, Maggio 24

Corea del Nord: gli USA alzano il livello di scontro

0

L’opzione militare contro la Corea del Nord è «sul tavolo», parola del Segretario di Stato americano, Rex Tillerson, al termine di una visita alla Zona demilitarizzata che divide la Crea del sud da quella del Nord. Non solo: gli Stati Uniti non escludono di fornire l’atomica ai loro alleati in Asia orientale.
In effetti le ultime 48 ore hanno segnato un crescendo di toni da parte americana contro Kim Jong-un, che con gli Stati Uniti, fin dall’apparire sulla scena internazionale non ha mai avuto un buon rapporto, e che inizialmente aveva sperato in Donald Trump.

Durante la tappa giapponese del suo tour asiatico, il Segretario di Stato, a Tokyo, aveva sottolineato che: «Credo che sia importante riconoscere che tutti gli sforzi politici e diplomatici degli ultimi 20 anni per denuclearizzare la Corea del nord sono falliti», ha dettoTillerson, e ha aggiunto: «E’ chiaro che di fronte all’escalation della minaccia serve un nuovo approccio». Ciò nonostante, l’impegno americano nella regione va avanti: «La Corea del Nord e il suo popolo non devono temere gli Stati Uniti, né i Paesi vicini della regione, che cercano solo di vivere in pace con la Corea del Nord. Con questo pensiero gli Stati Uniti esortano la Corea del Nord ad abbandonare il programma nucleare e di missili balistici e astenersi da qualsiasi altra provocazione. L’impegno americano per la difesa del Giappone e degli altri alleati del Trattato tramite l’intera gamma delle nostre capacità militari è irremovibile».

Trascorrono poche ore, il Segretario si sposta a Seul, e i toni diventano durissimi: «Certamente non vorremmo farlo ma se aumentano l’intensità delle minacce del loro programma di armamenti a un livello che richiede una risposta, allora quella opzione è sul tavolo», facendo riferimento all’opzione militare. «Da un punto di vista strategico la pazienza è finita», aveva sottolineato, poco prima, Tillerson nel corso di una conferenza stampa congiunta con l’omologo sudcoreano Yun Byung-Se. «Stiamo esplorando una nuova serie di misure diplomatiche, di sicurezza ed economiche. Tutte le opzioni sono sul tavolo».

Le reazioni sono state immediate da parte russa , mentre, proprio oggi, decine di giapponesi hanno preso oggi parte alla prima esercitazione di evacuazione di massa che ha simulato un attacco missilistico proveniente dalla Corea del Nord. La simulazione ha avuto luogo nella città costiera di Oga meno di due settimane dopo che tre missili nordcoreani lanciati verso il mar del Giappone sono ammarati al largo proprio di questa municipalità. «Apparentemente è stato lanciato un missile; c’è una possibilità che parti del missile cadano; è cauduto nel Mar del Giappone», recitano gli allarmi simulati inviati ai funzionari della città di Akita.
Il ruolo principale nel risolvere la questione della Corea del Nord spetta alla Russia e alla Cina. Ha affermato a ‘Sputnik’ il Presidente del comitato di difesa del Consiglio della Federazione, Viktor Ozerov. L’ambasciatore statunitense alle Nazioni Unite, Nikki Haley, ha detto in un’intervista alla ‘CNN’ che gli Usa non intendono «tornare ai colloqui a sei» sul programma nucleare della Corea del Nord. «Una eventuale decisione degli Stati Uniti in tal senso è deplorevole, ma ancora una volta dimostra che il ruolo principale nella risoluzione del problema della Corea del Nord spetta alla Russia e alla Cina», ha spiegato Ozerov. La Russia, infatti, non vede alcuna alternativa agli sforzi politici e diplomatici per l’insediamento in Corea del Nord, ha dichiarato, sempre ‘Sputnik’ una fonte del Ministero degli Esteri di Mosca: «Non vediamo alcuna alternativa ad una soluzione politica e diplomatica» ha spiegato la fonte. «Bisogna evitare di arrivare a un punto critico, di costringere Pyongyang nell’angolo con esercitazioni militari, difesa missilistica e altre azioni», ha dichiarato Viktor Ozerov, esprimendo chiaramente il malcontento di Mosca per quella che appare come la svolta dell’Amministrazione Trump sulla Corea del Nord.

Gli Stati Uniti e il Giappone hanno invitato la Cina, alleato economico della Corea del Nord, a usare la sua influenza per punire il regime, sottolinea Council on Foreign Relations, che proprio nei giorni scorsi al problema del come gestire il nucleare nordcoreano aveva dedicato un convegno tra esperti. La Cina, sottolinea il Council on Foreign Relations, ha imposto un divieto di importazioni di carbone dalla Corea del Nord, una mossa che, se pienamente attuata, potrebbe privare il regime di un flusso importante di entrate. Ma molti analisti dubitano del fatto che Pechino possa essere in grado di mantenere l’embargo, data l’instabilità che potrebbe creare ai confini della Cina. La Cina, piuttosto, sembra aver ripassato palla agli Stati Uniti, con il Ministro degli Esteri che ha suggerito un accordo con il Nord Corea che potrebbe accettare di fermare i missili e gli Stati Uniti e la Corea del Sud che dovranno fermare le esercitazioni militari congiunte.
Il problema è che, anche se Washington può sicuramente contare sul fatto che il Giappone prenda una posizione dura contro Pyongyang, ha bisogno anche la Corea del Sud faccia lo stesso, fatto per nulla scontato, visto che Seul potrebbe preferire placare Pyongyang, per esempio fornendo assistenza finanziaria.
La Cina, come la Russia, continua sostenere il percorso del dialogo e della diplomazia, per le stesse ragioni evidenziate nel recente convegno organizzato dal think tank. Obiettivo è il negoziato per la denuclearizzazione della penisola coreana e la conclusione di un accordo di pace per sostituire sessanta anni di ‘accordo’ di guerra. «Le condizioni devono cambiare prima che ci possa essere alcuno spazio per la ripresa dei colloqui, che siano a cinque o a sei» – Stati Uniti, Cina, Russia, Giappone e le due Corea-, ha affermato in queste ore Rex Tillerson, la ripresa dei colloqui multilaterali, non è presa in considerazione al momento dall’Amministrazione Trump.
Marco Milani, del’University of Southern California, in un intervento per ISPI, fa notare come sia necessario tenere presente nell’approcciare  Pyongyang  come lo strumento nucleare sia diventato anche uno strumento di legittimazione interna da parte del leader, oltre che un efficace meccanismo per mandare segnali alle potenze regionali e non solo se si vuole elaborare una strategia che renda possibile una sua gestione, «dal momento che un processo di denuclearizzazione non è più un’opzione pereseguibile».

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore