martedì, Ottobre 27

Corea del Nord: Cina e Usa pronte ad agire (pacificamente) Brexit: tra Ue e Gran Bretagna possibile accordo a 50 miliardi di euro. Ex Jugoslavia, morto suicida Slobodan Praljak

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La Corea del Nord è pronta a colpire gli Usa. Il nuovo missile testato la scorsa notte ha lanciato l’ennesimo messaggio agli americani ma anche al mondo intero: Pyongyang è un Paese nucleare. Dura la replica di Donald Trump, che dopo un colloquio con l’omologo cinese Xi Jinping ha detto: «Ulteriori importanti sanzioni saranno imposte alla Corea del Nord oggi. La situazione sarà gestita! La Cina deve usare tutte le leve a sua disposizione per convincere la Corea del Nord a porre fine alle sue provocazioni e a tornare sulla strada della denuclearizzazione».

Trump ha quindi ribadito, dopo una chiamata con l’omologo sudcoreano Moon Jae-in e il premier nipponico Shinzo Abe, «la determinazione degli Usa nel difendere sé stessi e i propri alleati dalla crescente minaccia rappresentata dal regime di Pyongyang». La Cina, avrebbe risposto il presidente cinese, è pronta a unirsi agli Usa per spingere verso una soluzione alla questione nucleare con mezzi pacifici. e mostra ‘grande preoccupazione’.

Anche il Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha condannato fermamente il lancio dell’ultimo missile da parte della Nord Corea, definendolo  in una nota «una chiara violazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, che mostra totale disprezzo per la visione unitaria della comunità internazionale». E ha esortato Pyongyang a «desistere dal prendere altri provvedimenti destabilizzanti». Di «ennesima chiara violazione di molteplici risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, di una seria minaccia alla stabilità regionale, nonché alla pace e alla sicurezza internazionale» ha parlato invece  il ministro degli esteri Angelino Alfano.

Intanto negli Usa è polemica per la condivisione su Twitter da parte del presidente Trump di tre video anti-islamici realizzati da militanti di Britain First, un gruppo dell’estrema destra britannica. Downing Street ha definito subito «sbagliata» la scelta i ritwittare questi filmati.

Accordo a portata di mano sulla Brexit tra Ue e Gran Bretagna: Secondo il ‘Daily Telegraph‘, che cita fonti di prima mano, si tratta di un’intesa di massima con una cifra che dai 60 miliardi di euro richiesti all’inizio passa a quasi 50. Secondo il ‘Financial Times‘, invece, Londra avrebbe accettato responsabilità fino a 100 miliardi di euro, ma punterebbe a pagarne meno della metà, con cifre che quindi si equivalgono. Decisiva sembra sia stata l’ultima sessione di colloqui, guidati per parte britannica dal capo negoziatore ‘tecnico’, Oliver Robbins. Secondo però il capo negoziatore europeo per la Brexit, Michel Barnier, non sono ancora stati fatti sufficienti progressi sull’accordo sui tre punti preliminari del negoziato con il Regno Unito.

Nuove polemiche in Russia dopo che i presidenti delle Commissioni per la legislazione della Duma e del Senato, Pavel Krasheninnikov e Andrei Klishas, hanno presentato un progetto di legge che prevede multe per i media bollati come agenti stranieri che dovessero violare la legge non presentandosi appunto con l’etichetta affibbiatagli dalle autorità russe o non inviando i documenti richiesti dal loro status. Si parla di pene fino a 5 milioni di rubli (circa 72.000 euro) per le persone giuridiche e fino a 15 giorni di carcere per le persone fisiche.

Morte in diretta al Tribunale internazionale per la ex Jugoslavia. Il generale croato Slobodan Praljak durante la conferma della sentenza di colpevolezza per crimini di guerra con la condanna a vent’anni di carcere ha bevuto una bottiglietta di veleno. L’uomo è poi morto in ospedale. «Non sono un criminale di guerra», ha urlato prima di ingerire il veleno.

In Egitto, il presidente Abdel Fattah Al Sisi ha incaricato esercito e polizia di riportare in tre mesi sicurezza e stabilità nella penisola del Sinai dopo che l’Isis ha appena compiuto la peggiore strage nella storia recente del Paese. L’incarico è stato assegnato al capo di stato maggiore delle Forze Armate, il generale Mohamed Farid Hegazy, e al ministro dell’Interno, Magdy Abdel Ghaffar.

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