giovedì, Aprile 25

COP21: le isole-stato a rischio scomparsa L'AOSIS alza la voce e chiede un accordo ancor più restrittivo. Ma i Paesi in via di sviluppo restano contrari

0

Il clima sta cambiando in maniera preoccupante e l’innalzamento del livello del mare rischia di far scomparire le isole-stato, dal Pacifico all’Atlantico, fino all’Oceano Indiano e all’Africa. A lanciare l’allarme ben 44 soggetti (39 isole stato e 5 osservatori) riuniti nell’Alleanza dei piccoli Stati insulari (AOSIS) durante i negoziati della Conferenza sul clima a Parigi (COP21). Le isole sono le più colpite dall’aumento delle temperature dovute all’inquinamento e, nel caso non si riesca nell’intento di tenere l’innalzamento medio delle temperature rispetto all’era preindustriale entro gli 1,5 gradi centigradi, per queste la catastrofe sarà questione di decenni. E visto che all’ONU il voto di ogni stato non è proporzionale alla sua grandezza, le isole-stato hanno deciso di passare all’azione in maniera decisa, chiedendo un accordo ancor più ambizioso di quello proposto. E alle loro spalle c’è già l’appoggio di molti stati asiatici come Filippine e Bangladesh, anche loro alle prese con gli effetti devastanti dovuti ai cambiamenti climatici.

Il rischio, secondo le isole-stato, è che in caso di aumento dei livelli dei mari, le popolazioni siano costrette ad una migrazione verso altri Paesi più sicuri, con conseguenti emergenze in varie aree del mondo, che saranno alle prese con fenomeni migratori importanti. Eventi non da poco, visto che in questo caso ci sarà bisogno proprio di ‘spostare’ interi popoli’ (o per meglio dire nazioni) sulla terraferma. E il diritto internazionale non prevede meccanismi che permettano a chi fugge dai disastri climatici di ottenere asilo in un altro Paese.

«I Paesi insulari oggi sono dei campioni, e il fatto che siano qui, ad alzare la voce, è un fatto cruciale. Assumono un ruolo guida», il commento della direttrice dell’istituto Onu per l’Ambiente e la Sicurezza umana (Unu-Ehs), Koko Warner, presentando il primo studio condotto dalle Nazioni Unite sulle migrazioni climatiche nel Pacifico. «In Paesi come Nauru, Tuvalu e Kiribati, le popolazioni già sentono gli effetti degli sconvolgimenti climatici: inondazioni, innalzamento del mare, intrusione dell’acqua salata nelle falde. Per questo, molti pensano di spostarsi». Questa situazione, così come la crisi dei rifugiati in Europa, «ci mostra prima di tutto quanto siamo impreparati, le nostre istituzioni sono state studiate per il mondo del ventesimo secolo, ma ora siamo nel ventunesimo e servono aggiustamenti».

Intanto a Vanuatu, isola del Pacifico, ecco i primi provvedimenti: il leader della comunità ha chiesto ai residenti di trasferirsi verso l’interno delle isole per evitare mareggiate e l’innalzamento del livello del mare. Ma ben presto anche questa mossa non basterà più. Per questo la COP21 resta l’ultima chiamata, per molti. Per tutti.

(video tratti dai canali ‘Youtube’ della ‘BBC e Wall Street Journal’)

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore