giovedì, Ottobre 22

COP21: il Creatore di morte chiamato a salvare la vita

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Negli ultimi decenni la popolazione mondiale è aumentata moltissimo, e ad oggi conta 7 miliardi di persone. Ogni giorno il nostro agire senza sosta, fagocita una piccola parte delle risorse naturali rimaste e rilascia emissioni dannose nell’atmosfera. Due secoli fa, era tutto più semplice; non c’erano automobili, né sacchetti di plastica, né carica-batterie per i telefoni cellulari; persino le guerre avevano un minore impatto ambientale rispetto ai conflitti attuali, fatti di testate nucleari e aerei caccia. La velocità di distruzione del pianeta era nettamente inferiore.

La scorsa settimana ho trovato questo messaggio su Twitter: “La Terra ha 4,6 miliardi di anni. Se avesse 46 anni, l’uomo sarebbe arrivato 4 ore fa. La rivoluzione industriale sarebbe nata un minuto fa. In questo minuto, avremmo distrutto più del 50% delle foreste. Tutto questo non è sostenibile.” Al di là dell’accuratezza dei dati, questo messaggio dovrebbe farci riflettere. Il punto essenziale è che la nostra razza è come una persona molto ricca ma che spende e spande ad una velocità tale che presto rimarrà al verde.

Sul sito del WWF c’è uno spaventoso esempio di ciò che sta accadendo alle foreste: «circa il 17% delle foreste amazzoniche è andato distrutto negli ultimi 50 anni, principalmente per convertire il territorio in terreno per l’allevamento del bestiame. La deforestazione è particolarmente evidente vicino alle aree più popolate, presso le strade ed i fiumi, ma ormai anche le zone più remote sono state devastate per ottenere legno d’ebano, oro e petrolio».

Ebano, oro e petrolio, come il bestiame, sono collegati alla crescita economica. Tutto viene venduto per ottenere profitti; gli acquirenti ci sono, e i governi sono costretti ad autorizzare questo genere di commercio per sostenere la tanto sospirata crescita economica, croce e delizia dei tempi moderni.

La crescita economica è il primo indicatore del successo di un Governo. Lo stesso Presidente francese François Hollande – il quale ha deciso di ospitare la Cop21 – ha collegato le prossime elezioni presidenziali, a cui intende candidarsi, al tasso di disoccupazione del Paese. Parla spesso della crescita economica come l’obiettivo principale del suo Governo, ma ‘crescita economica’ non significa necessariamente che i poveri usciranno dalla povertà o che la vita sarà più degna. Significa semplicemente che le attività economiche aumenteranno il proprio giro d’affari. Se questo aumento avrà poi ripercussioni sulla vita della gente, è un’altra faccenda. L’economia può anche crescere aumentando le diseguaglianze e rendendo la vita dei cittadini più complicata.
La crescita economica è invece sempre legata all’aumento delle attività, ed è questo che crea inquinamento. Certo, possiamo ricorrere ad energie pulite, ma non sarà comunque abbastanza: le attività economiche generano un tipo di inquinamento che non è solo causato dall’energia utilizzata.

Non è quindi una sorpresa che tra i maggiori inquinatori del pianeta vi siano Paesi con le economie più vivaci come gli Stati Uniti e la Cina, ma anche Paesi emergenti come l’India. Tuttavia, l’inquinamento e la distruzione del pianeta riguardano tutti.

Ben lontano dalla Cina e dagli Stati Uniti infatti, il Lago Chad e il fiume Niger si stanno prosciugando, con gravi conseguenze per l’ambiente e la già provata popolazione. Il Presidente del Niger Mahamadou Issoufou ha raccontato a Olivier Ravanello della televisione francese ‘iTélé’ che dal punto di vista dell’Africa l’obiettivo della Cop21 avrebbe dovuto essere un aumento massimo di 1,5C e non di 2C. I 2 gradi previsti dalla conferenza significano infatti un aumento di 3 o 4 gradi nel continente africano. Anche per quanto riguarda il riscaldamento globale i poveri sono quelli che pagano il prezzo più alto, perché la loro voce ha meno potere. Tutta questa situazione è un esempio concreto dell’egoismo e del materialismo dell’Uomo.

L’attitudine alla crescita consumistica è un altro aspetto del problema a si dovrebbe guardare: la distruzione del pianeta. Tutti questi aspetti sono collegati tra loro dall’avidità dell’Uomo e dalla sua mancanza di lungimiranza. Per fare un esempio, uno degli elementi che maggiormente influisce sulla distruzione del pianeta è il consumo di carne: la sua produzione crea un notevole inquinamento e provoca la distruzione di notevoli spazi verdi. Ma le catene di fast food devono continuare ad esistere per macinare soldi, e milioni di persone amano gli hamburger. Perciò gli stabilimenti industriali uccidono esseri senzienti, come le mucche, per rispondere alla domanda dei consumatori. Profitto a qualsiasi costo, sia ambientale che etico.

Per porre un freno alla distruzione del pianeta è necessario capire chi è il principale distruttore, l’Uomo. Paradossalmente l’Uomo è colui il quale ha il potere per decidere di prolungare la vita della Terra, o addirittura di salvarla. Il poeta irlandese William Butler Yeats scriveva: «Conosce la morte fino al midollo/l’Uomo ha creato la morte». E adesso ci troviamo ad affidarci all’Uomo per salvare il pianeta. Ai leader mondiali riuniti a Parigi piace posare per le foto ufficiali e pronunciare bei discorsi sull’amore per il pianeta e per l’umanità. Un altro grande poeta irlandese, Oscar Wilde, ci può illuminare sulla futilità di tali false speranze e sull’immoralità degli uomini in tali circostanze: «Eppure ogni uomo uccide ciò che ama».

 

Traduzione di Marta Abate

 

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