mercoledì, Luglio 17

COP21 e cambiamenti climatici: ‘Un accordo a Parigi ci sarà’

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Sarà la Francia, un Paese dell’Unione europea, a ospitare la COP21 (Ventunesima Conferenza delle Parti): in quella sede la comunità internazionale si riunirà dal 30 novembre al 10 dicembre per siglare un accordo sul Clima, e rinnovare la lotta ai cambiamenti cimatici iniziata con il Protocollo di Kyoto. Da buon padrone di casa, il Presidente francese François Hollande farà da regista alla Conferenza, chiederà a tutti uno sforzo per ottenere un risultato concreto: ridurre il più possibile le emissioni di gas serra, causa del Riscaldamento Globale, nel breve e nel lungo periodo. In questa impresa, Hollande è sostenuto da tutti i membri dell’Ue, che da tempo si sono dati obiettivi ambiziosi nella lotta ai Cambiamenti Climatici. Già nel 2009 è entrato in vigore il “Piano 20-20-20”, un insieme di misure nel settore energetico che prevede: la riduzione del 20% delle emissioni di CO2 (biossido di carbonio) rispetto ai livelli del 1990; l’abbattimento del 20% del consumo di energia primaria; e l’aumento del 20% di energia prodotta attraverso le fonti rinnovabili. Il piano è entrato a regime nel gennaio 2013, e gli obiettivi vanno raggiunti entro il 2020; attualmente, la CO2 è stata ridotta già del 19%, sebbene la Crisi economica sia stata un fattore sul calo del consumo di energia, e quindi di produzione di gas serra.

A Parigi, i 28 membri dell’Unione europea siederanno al tavolo negoziale con un lungimirante programma di politica energetica: l’INDC (Intended Nationally Determined Contribution) fatto pervenire alle Nazioni Unite in vista della COP21, prevede una riduzione di gas climalteranti su base annua, nella misura del 40%, rispetto ai livelli del 1990, entro il 2030. Per rispettare questo obiettivo, l’Unione europea adotterà misure di controlli periodici, ed eventuali sanzioni, qualora uno Stato membro si sottraesse agli impegni da sottoscrivere; misure peraltro già previste per l’implementazione del “Piano 20-20-20”. Come base metodologica per delineare questi obiettivi, l’Unione europea ha utilizzato il Quarto Rapporto di Valutazione dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), il foro scientifico delle Nazioni Unite per lo studio dei Cambiamenti Climatici; l’obiettivo ultimo dell’Ue, condiviso in linea di principio dalla comunità internazionale, è mantenere l’aumento delle temperature globali sotto i 2°C, rispetto ai livelli pre-industriali, entro il 2100.

Nell’INDC dell’Ue è contenuto un vero e proprio programma di transizione economica; dalla produzione e consumo di energia ai processi industriali e agricoli, dalla gestione del suolo a quello dell’acqua fino allo smaltimento dei rifiuti: l’intero sistema-continente verrà proiettato verso un’economia con basso utilizzo del carbon-fossile. Contando sul raggiungimento dei target fissati per il 2030, l’Ue si propone di tagliare ulteriormente la CO2 dell’80-95%, rispetto ai livelli del 1990, entro il 2050.

Il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, durante il Discorso sullo Stato dell’Unione dello scorso 9 settembre, ha dichiarato: «L’Ue è in prima fila nella lotta ai cambiamenti climatici, non si accontenterà di un semplice accordo alla COP21 di Parigi: chiede che sia ambizioso, robusto, e vincolante». Per comprendere meglio la portata del piano dell’Unione europea nella lotta ai Cambiamenti Climatici, e quanto sia effettivamente realizzabile, abbiamo chiesto un parere a Marzio Galeotti, Professore ordinario di Economia dell’Ambiente e dell’Energia nell’Università degli Studi di Milano.

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