giovedì, Ottobre 22

Coordinazione, responsabilità e sviluppo: le sfide del G20 per l’Africa

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Al G20 di Amburgo nessuna nota positiva per quanto riguarda i migranti. La proposta del presidente del Consiglio europeo Donald Tusk sulle sanzioni Onu agli scafisti è saltata a causa dell’imponente blocco di Cina e Russia.

Ma importanti novità su un altro fronte. I leader hanno formalmente accordato il nuovo piano per lAfrica, il G20 Compact with Africa (CWA). Nei G7 passati, si contano diverse iniziative con al centro il grande continente, ma questa è la prima di così grande portata tra i venti e l’Africa. L’accordo include tutti i Paesi noti per essere i più importanti partner commerciali africani, tra tutti, la Cina.

Già nello scorso mese a Berlino la conferenza ‘G20 Africa PartnershipInvesting in a common future’, aveva riunito gli stessi leader e i rappresentanti istituzionali di Costa d’Avorio, Marocco, Rwanda, Senegal e Tunisia; insieme anche il presidente della African Development Bank, Akinwumi Adesina. Già in quella occasione era stato ribadito il concetto della necessità di investimento sul continente. «E’ molto importante perché implica un cambiamento dell’ottica con la quale si guarda all’Africa», aveva dichiarato Adesina.

Il CWA crea una partnership strutturata tra i Paesi africani e quelli del G20 con l’inclusione di partner chiave e del settore privato. Fino ad oggi sette nazioni africane si sono unite all’iniziativa: la Costa d’Avorio, il Ghana, l’Etiopia, il Marocco, il Rwanda, il Senegal e la Tunisia. L’Unione europea potrebbe investire 44 miliardi di euro in Africa nei prossimi anni. Parole di JeanClaude Juncker, presidente della Commissione europea. Lo stesso ha evidenziato la necessità di continuare a mantenere il focus su questi progetti d’investimento. «Riteniamo che il ‘Compact with Africa’ sia un processo a lungo termine improntato sulla domanda. Le nazioni africane determineranno cosa vogliono fare per migliorare le condizioni per l’investimento privato, con chi vogliono cooperare ed in che forma», ha detto Wolfgang Schauble, il ministro delle finanze tedesco.

«Occorre investire in Africa per lo sviluppo e contro le conseguenze del cambiamento climatico, stabilizzare la Libia, combattere i trafficanti di esseri umani», ha detto Paolo Gentiloni. Si è parlato di 300 milioni di euro destinati al lavoro e ai programmi di formazione professionale. I Paesi africani si impegneranno altresì nel rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto e nella lotta alla corruzione. Ora, con il CWA del G20, si punta agli investimenti e al coinvolgimento stesso dellAfrica.

Il CWA si compone di quattro fasi: il primo passo è caratterizzato dalla dimostrazione di interesse del Paese africano nel voler collaborare con le istituzioni finanziarie internazionali (tra cui l’African Development Bank, il World Bank Group, l’International Monetary Fund), per poi passare unitamente all’identificazione delle priorità del Paese in questione; si predispone così il ‘Compact team’, ovvero il team formato dallo Stato africano, dagli investitori privati e dagli altri partner commerciali. A questo punto il team predispone le misure per raggiungere gli obiettivi predisposti in precedenza e contatta i privati per finire l’’Investment Compact’. L’approccio promette credibilità, visibilità e ampiezza in diversi gradi.

L’iniziativa promette di incentivare, quindi, gli investimenti privati e le infrastrutture. E’ chiaro che la sfida consisterà anche nel migliorare le condizioni stesse affinché soprattutto gli investitori stranieri possano decidere di scommettere su quei territori. Proprio a tal fine è stata stilata una lista di strumenti per migliorare l’economia e la finanza come condotto di incentivazione per gli investimenti esteri; il catalogo è il prodotto del lavoro coordinato della World Bank, del Fondo Monetario Internazionale e dell’African Development Bank.

Molte caratteristiche del programma fanno sperare nel suo eventuale di successo. Primo tra tutti il fatto che il CWA fonda le sue radici nell’’Agenda 2063 dell’African Union, il programma a lungo raggio per la trasformazione socio-economica del continente. Gli Stati partecipanti hanno la completa autonomia nel programma e, come previsto nella fase due, possono evidenziare le loro priorità. Questo approccio perfettamente su misura è una novità di rilievo con un importante effetto: una maggiore partecipazione all’iniziativa, percepita non più come le altre precedenti, ma come parallela agli individuali piani di sviluppo di ogni Paese. Altro punto a favore.

Come addizionato nei documenti del G20, ne deve anche conseguire, però, l’impegno da parte delle autorità locali nella promozione delle necessarie riforme per incentivare la macroeconomia, il business e i progetti di investimento, considerati i tre pilastri del programma. Non meno importante è poi il fatto che tutto il progetto vede la compartecipazione degli Stati del G20, delle organizzazioni economiche internazionali, del settore privato, delle Nazioni africane e degli altri partner; il tutto per coordinare l’azione verso il raggiungimento di un obiettivo ben definito.

Ma come tutto il resto, il CWA non è esente da rischi. L’iniziativa prende le forme di un programma di mediolungo termine, per cui è immediatamente intuibile che il requisito più importante è che ci sia un impegno durevole e continuo per i prossimi anni, sia da parte dei Governi africani che da quelli del G20, necessario affinché il progetto sia destinato ad avere successo.

Questa era una priorità della presidenza tedesca, come già la Germania aveva anticipato, ma il sistema di rotazione del G20 permette ampi margini discrezionalità in merito ai temi da enfatizzare. Prossimamente sarà lArgentina ad avere questo ruolo e, secondo le prime indicazioni, pare che il CWA rimarrà un punto nell’agenda. Ma dopo, vi è solo incertezza.

Ma i rischi sulla discontinuità non riguardano certamente solo il lato G20. Ad Amburgo è pesata proprio l’assenza dei Paesi africani. L’unico Paese al summit è stato il Sudafrica. Inoltre, i passati cambi di amministrazione nei Paesi africani, insieme ai rischi associati alla politica e alla necessità di alcune riforme, potrebbero compromettere il loro impegno nel patto. L’implementazione del CWA richiederà uniformazione e coordinazione effettiva da parte di ogni Stato, programmi ben articolati e, soprattutto, trasparenza. La coordinazione è fondamentale affinché sia assicurato uno slancio efficace per far fronte alle numerose lacune presenti in Africa.

Ponendo l’Africa in cima alla lista delle priorità del suo G20, la Germania ha voluto sottolineare che questo passo in avanti consentirebbe al continente di sbloccare il suo potenziale. Quindi, per il momento, l’obiettivo di portare lAfrica sotto i riflettori ha avuto successo. Ma la messa in atto del CWA è molto altro. Da un lato, l’anteposizione della partecipazione delle Nazioni africane, insieme alla loro ammissione di responsabilità, segnala una svolta nel paradigma della cooperazione con l’Africa. Ma non sottovalutiamo l’altra faccia della medaglia. Sarà poi compito delle amministrazioni africane convincere il settore privato ad investire sui loro territori e far si che i loro progetti risultino agli occhi dei potenziali interessati sufficientemente attraenti.

L’iniziativa ha il potenziale per innescare un circolo virtuoso di investimenti e, quindi, di buone notizie per l’Africa. Senza dimenticare che il suo successo potrebbe, poi, incoraggiare le altre Nazioni a continuare a puntare sul grande continente per la trasformazione di tutte le sue aree. L’ottimismo è più forte del pessimismo, secondo l’analisi che Brookings fa nel suo report. Ma è inevitabile che ci siano dei preventivi scetticismi se guardiamo alle esperienze passate. Quando si parla di Africa, si parla sempre di iniziative; solo recentemente ne possiamo contare un centinaio. Questa proliferazione, sottolineano gli analisti di Brookings, attesta il volume della diversità delle sfide economiche del continente, ma, forse, anche una coordinazione ed una continuità insufficienti per garantire il successo di ogni iniziativa. Ed essendo la coordinazione la buona novità, ma anche il punto critico del CWA, è naturale che ci sia diffidenza e preoccupazione.

E’ in Africa, quindi, che bisogna guardare ed investire, secondo la Germania e i leader del G20, partendo da una proficua collaborazione che metta l’accento sui bisogni e le responsabilità delle stesse Nazioni africane. La sfida sarà costruire la giusta dinamica e gestire il rischio di continuità. Un cambiamento di rotta difficile da attuare, ma non impossibile.

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