venerdì, Novembre 15

Controversia Boeing-Airbus: il primo round va agli Stati Uniti Il pronunciamento dell'Omc autorizza gli Usa a inasprire il regime tariffario contro l'Unione Europea

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Ieri, l’Organizzazione Mondiale del Commercio (Omc) ha accolto il ricorso presentato dagli Usa in cui si richiedevano provvedimenti punitivi nei confronti dell’Unione Europea per i sussidi pubblici forniti regolarmente ad Airbus, il consorzio aerospaziale europeo che si configura come principale competitore di Boeing. Nello specifico, Washington chiedeva alla Omc di legittimare l’imposizione di dazi del 100% su 11,2 miliardi di dollari di merci europee, ma la sezione dell’organismo incaricata di dirimere le dispute ha ridimensionato la cifra a 7,5 miliardi di dollari.

Cosa che consentirà agli Stati Uniti di far scattare le relative tariffe il prossimo 18 ottobre, le quali andranno a colpire una lista di prodotti presenti in un elenco da 25 miliardi di dollari in tutto. Naturalmente, i dazi di maggiore impatto si concentreranno su aerei e componentistica aerospaziale fabbricati nei quattro Paesi che aderiscono al consorzio Airbus (Francia, Germania, Spagna, Gran Bretagna), ma prenderanno anche di mira veicoli (elicotteri, motociclette e componentistica relativa) e prodotti agroalimentari (formaggi, yogurt, vini, agrumi, marmellate, burro, pesce, ecc.). Forti ricadute le subiranno tuttavia anche i comparti dell’abbigliamento, oltre a quelli legati alla fabbricazione di carta, plastica, tubi, orologi e persino chiodi, come aveva annunciato il rappresentante al commercio degli Stati Uniti Robert Lighthizer. Secondo una nota diramata dalla Coldiretti, l’Italia potrebbe essere il Paese più colpito dai nuovi dazi statunitensi dopo la Francia, poiché nella ‘lista nera’ dell’amministrazione Trump figurano prodotti tipicamente italiani quali parmigiano, pecorino prosciutto. L’enogastronomia, in particolare, sarà senza dubbio chiamata a pagare il prezzo più alto, seguita a ruota dalla moda e dalla cosmetica.

Dal canto suo, l’Unione Europea si è detta pronta a imporre controdazi su 12 miliardi di beni d’importazione da selezionare in una lista che riunisce merci per un valore complessivo di circa 20 miliardi di dollari, ma perché le misure entrino in vigore dovrà attendere l’autorizzazione dall’Omc, che arriverà entro i primi sei mesi del 2020.

Il primo pronunciamento di condanna emesso dall’Omc risale al maggio 2018, quando l’organismo accolse il ricorso presentato dagli Usa contro Airbus, accertando che l’Unione Europea non aveva rispettato le ingiunzioni emesse nel 2011 e nel 2016 in relazione al blocco delle erogazioni di sussidi pubblici grazie ai quali l’azienda aerospaziale europea aveva sostenuto i costi di progettazione di alcuni modelli di velivolo in grado di esercitare una concorrenza spietata alla Boeing. Nello specifico, l’organismo stabilì che circa 20 miliardi di dollari di fondi pubblici erano stati illegittimamente incanalati nelle casse di Airbus per favorire a produzione dell’A-320 e dell’A-380. Nel marzo scorso, però, l’Omc accertò che nemmeno gli Stati Uniti avevano ottemperato alle ingiunzioni emesse in precedenza che li obbligavano a sospendere lo stanziamento di aiuti pubblici di cui Boeing aveva beneficiato per produrre il modello Dremliner.

Il fatto che entrambe le compagnie abbiano ricevuto l’illegittimo sostegno pubblico poteva far apparire esageratamente e immotivatamente aggressivo l’atteggiamento tenuto dal governo Usa, ma il discorso acquisisce una sua logica ben precisa se si considera che Boeing si trova sotto fortissima pressione in conseguenza dei due incidenti aerei che hanno reso palese la disfunzionalità dei sistemi software installati sul suo modello 737-Max e indotto numerosi Paesi a mettere a terra tutti gli aerei appartenenti alla categoria interessata. Boeing, per di più, ha incontrato numerosi problemi nel correggere le storture richieste dalle autorità di volo per concedere il nulla osta al rientro in servizio dei 737-Max.

Si tratta un problema di non poco conto, visto e considerato che Boeing riveste il ruolo di principale esportatore manifatturiero degli Stati Uniti (che proprio ora registrano un crollo pesantissimo nella produzione industriale), da cui dipendono oltre 13.000 società subfornitrici (tra cui la francese Safran e General Electric, già di per sé in forte difficoltà) e che fornisce un’occupazione a decine di migliaia di persone in tutto il Paese. Posti di lavoro che sono inesorabilmente destinati a sparire, alla luce del drastico calo degli ordinativi registrato in seguito ai due incidenti verificatisi in Indonesia ed Etiopia. Nei primi cinque mesi del 2019, gli ordini per aerei civili e componenti sono diminuiti del 39,4%, con conseguente ridimensionamento delle esportazioni di aerei statunitensi del 12% nello stesso periodo, pari a circa 2,8 miliardi di dollari. Nei 90 giorni successivi al disastro di Addis Abeba, le azioni di Boeing sono crollate del 16%, con una riduzione della capitalizzazione di Borsa prossima ai 40 miliardi di dollari. Oltre a 3,4 miliardi di perdite e a un calo dei ricavi del 35%, in conseguenza a un crollo delle consegne di velivoli a quota 258 aerei nei primi sei mesi del 2019 (39% in meno rispetto all’anno precedente). Airbus ne ha consegnati nello stesso periodo ben 389. E per la seconda metà dell’anno, i vertici di Boeing si aspettano un’ulteriore contrazione.

Il capitolo concluso della battaglia incentrata sul settore aerospaziale, avviata nel 2004, si inscrive in un più ampio confronto commerciale che ha visto gli Usa imporre dazi su acciaio e alluminio europei, a cui la struttura comunitaria ha reagito imponendo tariffe su 3,2 miliardi di dollari di prodotti statunitensi. Successivamente, l’amministrazione Trump ha minacciato di tassare pesantemente qualsiasi automobile europea in entrata sul mercato Usa, e ribadito il concetto dopo le nuove imposte introdotte dalla Francia sui ricavi delle aziende operanti nel settore dell’alta tecnologie, concepite appositamente per colpire colossi del calibro di Google, Facebook, Amazon, Apple, ecc.

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