martedì, Ottobre 20

Contraddizioni e interrogativi sul referendum in Venezuela

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Secondo quanto espresso in conferenza stampa, prendendo in esame il numero degli elettori, il numero dei seggi (1.933), e l’orario di apertura e di chiusura di quest’ultimi, il numero dei votanti sarebbe dovuto attenersi intorno alle 1.121 persone l’ora, ovvero alle 19 persone al minuto. Cosa impossibile dato l’esiguo numero di postazioni presenti sul territorio.

Nel concreto, afferma il Presidente del CNE, il numero reale dei votanti dovrebbe invece attestarsi attorno ai 2 milioni e mezzo di persone. Tale cifra, sempre secondo Jorge Rodriguez, risulterebbe di fondamentale importanza, poiché svelerebbe il trucco utilizzato dall’opposizione per ufficializzare con tanta sicurezza una cifra che non risponde affatto a verità, ma che sarebbe stata fatta passare per vera grazie all’ausilio dei media atlantici amici dell’opposizione e per mera risonanza mediatica. Naturalmente è da sottolineare che tali rilievi vengono da parte governativa.

Il numero totale dei votanti, stando al calcolo utilizzato, non sarebbe altro che la moltiplicazione per tre del risultato reale ottenuto: 7.587.579 unità non sarebbero i votanti effettivi, ma solo le risposte totali contenute nei quesiti referendari, che sommati danno tale cifra. Ogni scheda, infatti, era composta da tre quesiti ai quali il votante doveva rispondere con un ‘sì’ o con un ‘no’. I 7 milioni e mezzo di voti ottenuti, dunque, non sarebbero i votanti bensì il numero totale delle  risposte (3 risposte per ciascun votante); la divisione per tre costituirebbe la prova che a sua volta ricondurrebbe al numero esatto dell’elettorato che si sarebbe espresso alle urne. Al numero totale, prosegue il Presidente del CNE, andrebbero poi tolti i voti nulli, che per stessa ammissione dell’opposizione sarebbero 900 mila, e i voti fasulli provenienti dall’estero, in particolare dalla Spagna, che faziosamente sarebbero stati aggiunti per incrementare il numero.

Altra perplessità  riguarda i voti all’estero, in particolare dalla Spagna. Stando all’Istituto Nazionale di Statistica spagnola, il numero totale dei venezuelani presenti in Spagna, compresi i non aventi diritti al voto, è di circa 68 mila unità (68.639, statistica gennaio 2017). I dati dell’opposizione venezuelana indicano invece che i voti ottenuti sarebbero circa 90 mila, cifra non coincidente con le rilevazioni dell’Istituto Spagnolo di Statistica. Durante le votazioni, inoltre, numerose sono state le irregolarità. Famosa, per esempio, è divenuta la foto di un cane che viene fatto votare, e di ragazzi minorenne che hanno pubblicato sul social Instagram le proprie foto, durante e dopo il voto.

In ultimo, ma non ultimo: tutte le perplessità che appartengono alle primarie come quelle italiane. Il giornalista Daniel Jose Quintero ha filmato la facilità con la quale è stato possibile votare per diverse volte, senza nessun controllo da parte degli scrutinatori, in diversi seggi elettorali.

La cosa non è passata di certo inosservata nemmeno all’opposizione, tanto che una dei responsabili dell’opposizione anti maduriana, Benjamin Scharifker, alla domanda di un giornalista che le chiedeva se fosse stato possibile che una persona avesse potuto votare per ben 14 volte, lei risponde «potrebbe essere accaduto».

Infine, chi ha sostenuto i costi di questa consultazione? Nei giorni precedenti il referendum, numerose sono state le pubblicità che apparivano  nei motori di ricerca in Venezuela. Campagne di sponsor e promozioni a favore della destituzione di Maduro e del rifiuto di partecipare alle elezioni del 30 luglio, non sono cose da poche. Chi ha pagato queste pubblicità? Molte di queste campagne, poi, appartenevano a strutture che accettano pagamenti solo in dollari tramite accredito bancario. Parliamo di milioni di dollari; milioni di dollari che potrebbero, secondo alcune fonti locali, derivare da finanziamenti illeciti, che comunque restano da provare.

Poco tempo dopo la pubblicazione dei dati ufficiali, non sono tardate le dichiarazioni del Presidente americano Donald Trump: «Se il regime di Maduro impone la sua Assemblea costituente il 30 luglio, gli Usa adotteranno massicce e rapide sanzioni economiche».

Come storia insegna, ogni qual volta uno stato non allineato del sud America rivendica il diritto ad una propria programmazione economica, opposizioni e vittimismi si fanno strada tra i media del mondo occidentale, pronti a condannare ”dittature” e ”regimi” e ad invocare il salvifico intervento degli Stati Uniti, che si è sempre imposto, vedi Cuba e Cile, con colpi di stato che tutti conosciamo“, commenta una nostra fonte di Caracas. Dubbi e rilievi, che in Europa non stanno circolando, e che al momento non è possibile verificare, ma conferme o smentite sarebbero essenziali per quanto il Venezuela attende.

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