venerdì, Ottobre 2

Contraddizioni e interrogativi sul referendum in Venezuela

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Lunedì 17 luglio è stata indetta dalla MUD (Mesa de la Unidad Democrática) una simbolica consultazione referendaria non prevista dalla Costituzione del Venezuela, definita dagli organizzatori ‘plebiscito’ contro il Presidente Nicolas Maduro, allo scopo di sondare i consensi della popolazione nei riguardi dell’imminente consultazione elettorale, che si terrà domenica 30 luglio, per l’elezione dell’Assemblea Costituente che dovrà modificare la Carta Costituzionale.

Nel corso di questi due giorni, si sono rincorse – sia soprattutto all’interno del Venezuela che all’estero, non in Europa – le accuse di irregolarità sul voto  di domenica e dubbi e interrogativi che non trovano risposta, e che al momento non è stato possibile verificare, ma la cui gravità, se si rivelassero fondate, sarebbe molto pesante per un Paese sull’orlo della guerra civile.

L’iniziativa referendaria  promossa dall’opposizione della MUD – il conglomerato politico che si oppone al Governo di  Maduro -, si è svolta dalle 7 del mattino alle ore 16 dello stesso pomeriggio. Al termine degli scrutini, i risultati sono stati comunicati a notte fonda e ufficializzati dalle dichiarazioni di Cecilia Garcia Arocha, rettore della Universidad Central de Venezuela (UCV), nonché membro della Commissione dei garanti della consultazione.

I votanti, secondo i dati MUD, sarebbero stati  7.186.170, 650 mila in meno rispetto alla precedente votazione di sfiducia, risalente all’anno 2015, e inferiore, al contempo, alla soglia dei 7.535.259 voti necessari per la destituzione, secondo la Costituzione, del Presidente Maduro, che, infatti, potrebbe essere destituito solo tramite votazione ufficiale e con un margine di voti pari a quelli conquistati dal candidato in carica alle ultime elezioni + 1.

Scopo del referendum sarebbe stato inviare un messaggio non solo al Presidente Maduro, ma a tutti i cittadini venezuelani, per indurli a boicottare le elezioni del 30 luglio.

L’intento del Governo Maduro è, attraverso la modifica costituzionale, arginare il potere della classe dirigente dell’opposizione, composta in larga maggioranza da industriali e manager, che si ritroverebbero privati di una fetta consistente di interessi di mercato attraverso l’azione del Partito Socialista di governo, il PSUV, che punta a disarticolare l’economia venezuelana, rendendola indipendente dall’industria petrolifera. Scopo della programmazione economica di medio periodo del Partito Socialista è, infatti, avviare un’alternativa economica percorribile anche a livello industriale, indirizzando gli introiti del capitale petrolifero verso i settori primari e secondari dell’economia, maggiormente colpiti dell’inizio dell’embargo economico internazionale nei confronti del Venezuela. La Costituente, in tal caso, prevederebbe l’elezione di personaggi appartenenti ai suddetti settori, i cui esponenti si identificano pienamente con l’ideologia rivoluzionaria e con l’enfasi del Governo di Maduro, fondata sul mito della Rivoluzione e sulla figura del comandante Hugo Chavez.

La prima perplessità riguarda la validità della consultazione. Nella Costituzione bolivariana non è previsto il plebiscito, ma solo la ‘consulta popolare’. Tale ‘consulta’ necessita di un consiglio di supervisione appartenente al consiglio elettorale,  che regola le votazioni con relativa iscrizione nel registro dei votanti, indispensabile per la verifica e la convalida dei voti.

Secondo dubbio  concerne i tempi legati alla pubblicazione del numero effettivo dei voti e alle relative dichiarazioni stampa. Stando alle indiscrezioni provenienti dai media locali, il ritardo  sarebbe ricollegabile a presunte irregolarità. Al termine dei conteggi, terminati alle ore 20:00 circa, si è dovuto attendere quattro ore per le ufficiali dichiarazioni. La causa di tale ritardo sarebbe  da ricollegare all’indecisione dei membri della MUD nella scelta del portavoce che avrebbe dovuto leggere il comunicato in mondovisione.
Secondo quanto riporta ‘Russia Today‘, poi, ci sarebbero alcune intercettazioni che inchioderebbero esponenti dell’opposizione che, all’oscuro dei microfoni, si sarebbero messi d’accordo sul numero dei voti da gonfiare e da inviare ai rispettivi supervisori. Le persone in questione, secondo l’emittente russa, sarebbero Filiberto Colmenares, Segretario del partito di opposizione Primero Justicia, e José Gregorio Hernández, segretario de la Mesa de la Unidad. I due avrebbero comunicato l’avvenuta falsificazione di circa 50 mila voti e l’invito a non gonfiare troppo i numeri per non destare sospetti.

Altra grande perplessità concerne lamatematica‘. Jorge Rodríguez Gómez, Presidente del CNE, Consiglio Nazionale Elettorale venezuelano, e membro del PSUV, ha affermato che le elezioni del plebiscito della MUD sono impossibili da un punto di vista fisico e matematico.

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