giovedì, Dicembre 12

Continua il viaggio di Trump in Medio-Oriente: oggi in Israele

0

Il Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, è impegnato nel suo primo viaggio ufficiale: l’obbiettivo è l’area mediorientale.
Dopo aver visitato l’Arabia Saudita, oggi Trump è atterrato in Israele dove è stato accolto dal Primo Ministro Benjamin Netanyahu. Nel discorso di benvenuto, Netanyahu ha ribadito l’amicizia indissolubile tra i due Paesi, oltre al ruolo di Israele nella lotta contro i fondamentalismi. Oltre a rafforzare i rapporti con l’alleato storico, il viaggio di Trump punta anche a dare una svolta alle trattative di pace nell’area. Il Presidente statunitense ha infatti dichiarato di voler lavorare per riaprire un dialogo oramai interrotto da tempo e, proprio per questa ragione, la sua visita toccherà anche i territori palestinesi: è previsto anche un incontro con il Presidente dell’Autorità Palestinese Maḥmūd ʿAbbās, conosciuto anche con il nome di Abū Māzen; contrariamente a quanto era stato ipotizzato in un primo momento, invece, non è previsto un incontro a tre tra Trump, Netanyahu ed Abū Māzen.

Per ora Trump, che è il primo Presidente degli Stati Uniti a visitare il Muro del Pianto, ha incontrato anche il suo omologo israeliano Reuven Rivlin: nel corso dell’incontro ha detto di essere risoluto ad impedire che l’Iran possa dotarsi di armi nucleari; d’altra parte, ha auspicato che Israele possa giungere ad una ricomposizione con i propri vicini palestinesi, come auspicato dal Re dell’Arabia Saudita Salmān e da molti altri leader degli Stati arabi confinanti. Come ribadito dal Segretario di Stato, Rex Tillerson, il nemico comune è il califfato islamico che sta insanguinando Iraq e Siria: ecco perché questo momento è ideale per cercare un nuovo accordo tra Israele, i vicini arabi ed i palestinesi.

La reazione iraniana alle nuove posizioni dell’amministrazione statunitensi non si sono fatte attendere: il Presidente Hassan Rohani, appena riconfermato dal voto popolare, ha dichiarato che il vertice si Riad tra USA e Arabia Saudita è stato uno spettacolo senza alcun valore politico. In questo modo, il Presidente iraniano, che è stato rieletto grazie ai voti della borghesia moderata e riformista, tenta di acquisire consensi negli strati più umili e più conservatori della popolazione.

Per l’amministrazione statunitense resta anche la spina nel fianco rappresentata dall’aggressiva politica estera della Corea del Nord.
Questa mattina, un nuovo test missilistico di Pyongyang ha rialzato la tensione nell’area: le forze armate nord-coreane hanno lanciato un missile a medio-lungo raggio (un Pukguksong-2, detto KN-15). Il missile ha percorso circa cinquecento chilometri prima di inabissarsi: l’episodio ha subito messo in allerta le autorità di Tokio e Seul, dove il nuovo Presidente Moon Jae-In, normalmente disponibile al dialogo con la Corea del Nord, ha convocato una riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza.
Secondo fonti di Pyongyang, i nuovi missili balistici sarebbero in grado di colpire le coste occidentali degli Stati Uniti e, per questo, avrebbero acceso l’entusiasmo del dittatore Kim Jong-Un che ne avrebbe autorizzato la produzione in serie. Le autorità statunitensi ritengono realistica la minaccia.
Sulla questione ha preso posizione anche la Cina che, se da un lato ha espresso parole di condanna per l’ennesima violazione nord-coreana alle direttive delle Nazioni Unite, dall’altro ha invitato tutti a non esasperare il clima di tensione per evitare che la situazione nell’area possa precipitare.

Continuano le manovre del nuovo Presidente della Repubblica Francese, Emmanuel Macron.
Dopo l’incontro a Berlino con la Cancelliera Angela Merkel, oggi i ministri delle finanze dei due Paesi, Bruno Le Maire e Wolfgang Schäuble, si sono incontrati per stabilire le linee guida del nuovo asse franco-tedesco. L’obbiettivo dell’alleanza è di dare un nuovo impulso all’Unione Europea, spingendo per il rafforzamento dell’unione monetaria e per la creazione di un governo economico integrato: i principali obiettivi di questo nuovo coordinamento economico saranno far ripartire la crescita e l’occupazione in Europa. A luglio si terrà un vertice bilaterale in cui verranno esposti i primi risultati della cooperazione economica franco-tedesca.

Se da un lato Macron cerca di rafforzare l’asse franco-tedesco per far ripartire a pieno il progetto europeo, dall’altro cerca anche di uscire dalla trappola del rigore che la Germania della Merkel, e soprattutto di Schäuble, hanno imposto negli ultimi anni. Dopo aver incontrato ieri il presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni ed aver detto che, sulla questione dei migranti, per troppo tempo è stata ignorata la situazione d’emergenza denunciata da Roma, il nuovo Presidente francese ha parlato al telefono con il Primo Ministro greco Alexis Tsipras: secondo fonti ufficiali dell’Eliseo, Macron sarebbe favorevole ad una riduzione del debito greco che possa favorire la ripresa del Paese.

Al di fuori dell’UE, va citato l’incontro del 29 maggio con il Presidente russo Vladimir Putin.
Sul fronte interno, Macron incassa un primo successo: dopo che gli operai dell’azienda produttrice di componenti per automobili GM&S, attualmente in crisi, avevano minacciato di far saltare gli impianti in caso la direzione avesse deciso per i licenziamenti, la mediazione del Governo ha portato i gruppi Renault e PSA ad aumentare gli ordini evitando, almeno per il momento, la chiusura degli impianti.
Inoltre, parte oggi in Francia la campagna per le elezioni legislative che si terranno l’11 e il 18 giugno. Macron cerca una conferma alla vittoria ottenuta alle presidenziali ma, allo stesso tempo, tenta di favorire delle alleanze che gli permettano di governare con facilità: in quest’ottica va letta la decisione di non presentare, in alcune circoscrizioni, un candidato del suo movimento, La République En Marche. In questo modo, Macron spera di favorire la vittoria di alcuni candidati di Les Républicains o del Parti Socialiste che possano avere posizioni compatibili con il suo progetto.

D’altro canto, tra gli sconfitti delle presidenziali, c’è chi cerca una rivincita o, almeno, un’uscita da un momento di crisi. È il caso del PS che, dopo la sconfitta eclatante ed epocale delle presidenziali, non esclude di cambiare addirittura nome: lo ha dichiarato il Segretario del partito, Jean-Christophe Cambadelis, che per la prima volta si è mostrato possibilista a riguardo. Il PS, a suo dire, ha bisogno di una radicale rifondazione che possa riportarlo ad essere il grande partito che ha guidato la Francia in molti momenti difficili.
Dall’altra parte della barricata, nel Front National, è scontro tra Marine le Pen ed il suo braccio destro Florian Philippot: la Le Pen, per rispondere alla chiara scelta europeista dei francesi alle presidenziali, ha indetto un referendum per far scegliere ai sostenitori del FN quale posizione adottare sulla questione dell’uscita dall’euro. Nel caso dovesse passare una posizione filo-euro, Philippot potrebbe lasciare il partito: il FN si trova ancora diviso tra l’ala intransigente, legata agli ideali del fondatore jean-Marie Le Pen, e quella più strategica, rappresentata dall’erede Marine Le Pen.

In Germania, dopo un allarme bomba nella sede centrale di Berlino, i Socialdemocratici tentano di risollevarsi dalle numerose sconfitte riportate nelle elezioni amministrative.
Per farlo, hanno anticipato la presentazione del programma elettorale che prevede una tassazione più progressiva, una maggior presenza dello Stato a fianco dei cittadini e, sulla questione migranti, un rafforzamento del diritto di asilo affiancato da una facilitazione per le espulsioni di coloro che non presentano i requisiti adeguati per restare nel Paese. In questo modo, il candidato della SPD, Martin Schulz, spera di poter contrastare la popolarità di Angela Merkel che, nonostante la crisi, resta molto alta in Germania.

In Gran Bretagna infuria la campagna elettorale: lo scontro è senza esclusione di colpi… anche bassi.
Da un lato, i conservatori attaccano il candidato laburista James Corbyn accusandolo di non aver espresso una netta condanna nei confronti delle azioni dell’Irish Republican Army negli anni ’70: Corbyn aveva affermato che tutti gli attacchi portati con esplosivi contro la popolazione civile sono da condannare allo stesso modo. Per i conservatori, questa affermazione, che non cita esplicitamente tutti gli attacchi dell’IRA, non sarebbe sufficiente e nasconderebbe una certa ambiguità.
Dall’altra parte, piovono critiche sul programma elettorale conservatore presentato dal Primo Ministro Theresa May. Il programma è stato criticato anche da diversi esponenti del suo partito, soprattutto per quanto riguarda la riforma dell’assistenza sociale, molto criticata da destra, e l’idea di introdurre una sorta di tassa sulla demenza senile. Dal canto suo, la May tenta di fomentare l’elettorato conservatore puntando sui temi nazionalistici della Brexit.
Nel frattempo, i rappresentanti del Sinn Fein, il partito repubblicano nord-irlandese, hanno dichiarato di puntare ad un referendum sull’indipendenza dal Regno Unito entro cinque anni.

La Commissione Europea ha approvato la manovra finanziaria dell’Italia. È stata anche espressa la necessità di fare sforzi più grandi per il 2018 e, i questo senso, è stata evocata la possibilità di reintrodurre l’IMU sulla prima casa per i ceti più abbienti. Il Ministro dell’Economia italiano, Pier Carlo Padoan, si è detto contrario a quest’ultima ipotesi. Altri appunti all’Italia, da parte della Commissione, sono arrivati sulla necessità di avviare una riforma del pubblico impiego e la giustizia e, nel caso di contrasti sociali, di favorire forme di contrattazione collettiva.

L’Italia ospita anche il G7 che si terrà il 26 e 27 maggio a Taormina. Oltre ai rappresentanti dei sette Paesi storici, saranno invitati, in un’apposita sessione, anche quelli di istituzioni internazionali, come Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale ed ONU, e quelli di diversi Paesi africani: Tunisia, Niger, Nigeria, Kenya, Etiopia ed Unione Africana; il Re del Marocco, Mohammed VI, non potrà partecipare perché impegnato nel Ramadan.

In Spagna, il Governo autonomo della Catalogna ha affermato di essere pronto a dichiarare la secessione se da Madrid non arriverà un via libera al referendum per l’indipendenza. Il primo Ministro, Mariano Rajoy, ha parlato di un ricatto inaccettabile.

In Slovenia, Janez Janša è stato nuovamente eletto Segretario del Slovenska Demokratska Stranka (Partito Democratico Sloveno: SDS): vicino alle posizione del Primo Ministro ungherese Viktor Orbán, Janša ha parlato di omogeneità del popolo sloveno da preservare, seppure restando all’interno del progetto europeo.

Turchia e Russia hanno firmato un accordo per la fine delle reciproche restrizioni commerciali: dopo i difficili rapporti seguiti all’abbattimento del caccia russo da parte della contraerea turca e la graduale distensione, i rapporti tra Ankara e Mosca sembrano tornati del tutto normali. Oggi è previsto un incontro tra il Primo Ministro russo Dmitrij Medvedev e il Presidente turco Recep Tayyip Erdoğan.
Nel frattempo, si apre il processo per il tentato colpo di Stato del 15 luglio 2016 che ha spianato la strada alla riforma costituzionale di Erdoğan: ci sono duecentoventuno imputati. La reazione del Governo al tentativo di colpo di Stato non si è limitata agli arresti: dalla scuola, all’informazione, alle forze armate, si sono avute grandi epurazioni in tutti gli organi dello Stato. È di oggi la notizia dell’arresto di due insegnati in sciopero della fame per protesta contro il licenziamento arbitrario a cui erano stati sottoposti.

Attentato in Thailandia. In un ospedale di Bangkok, una bomba ha provocato ventiquattro feriti: si pensa ad un atto di terrorismo, dato che nella stanza dove è avvenuta la deflagrazione erano presenti dei militari. Al momento, non ci sono state rivendicazioni.

In Venezuela, continuano le proteste contro il Presidente Nicolas Maduro: oggi è prevista una manifestazione della Federazione Medica Venezuelana. Da parte governativa, è arrivata l’accusa rivolta ai manifestanti di aver quasi linciato un sostenitore del Governo: l’uomo sarebbe stato arso vivo e sarebbe ora in pericolo di vita.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore