martedì, Luglio 16

Conte solo, Salvini e Di Maio pronti a sfilarsi Un Paese al collasso, Prodi chiama all’unità della sinistra, serve una grande coalizione riformista che rimetta a posto il Paese e il PD non può fare da solo

0

Sempre più vengono in mente i ritornelli di due canzoni di Vasco Rossi: quello di ‘Cosa succede in città’: «…Altro che chiacchiere!!! / Cosa succede / cosa succede in città / c’è qualche cosa… / qualcosa che non va!!!”. E l’altro di: ‘C’e’ chi dice no’: ‘…C’è qualcuno / Che non sa / più cos’è un uomo. / C’è qualcuno / Che non ha / rispetto per nessuno / C’è chi dice no…».

Queste le ‘tessere’ di un mosaico insieme penoso e inquietante.

Torna in campo (ma in realtà non si è mai rassegnato a restare in panchina, nè, tantomeno, al ritiro), Matteo Renzi. A Bologna, al meeting organizzato da ‘La Repubblica’, forse galvanizzato da una piazza Maggiore stracolma, si abbandona ad affermazioni che non fanno presagire nulla di buono. E’ vero: per l’ennesima volta nega di aver l’intenzione di fondare un suo personale partito e abbandonare il Partito Democratico; ma è soprattutto un modo per affossare l’embrione di progetto di Carlo Calenda, che vagheggia una sua formazione centrista a fianco del PD: ennesima versione di quel rassemblement repubblicano finora proposto invano. Se ‘pollaio’ centrista deve essere, ragiona Renzi, l’unico gallo dev’essere lui, figuriamoci se vuole dividere lo scettro con Calenda. Per ora il senatore di Rignano si limita a bordate che vorrebbero vellicare la platea, in sostanza rivelano il suo scarso margine di manovra e nessuna vera strategia politica. Ribadito il suo NO a una coalizione con il Movimento 5 Stelle, polemizza con Enrico Letta; svillaneggia i leader del Carroccio e del M5S, caricaturizza il Presidente del Consiglio. Matteo Salvini e Luigi Di Maio sono bollati come ‘Cialtroni e incapaci’. Giuseppe Conte è «un cerimoniere, il premier più inesistente della storia, imbarazzante». Il Governo «sembra una puntata di Beatiful, e sono più brutti di Ridge». Si sarebbe tentati di definirle cronache da avanspettacolo. E’ cosi’ che si spera di recuperare l’elettorato perduto? Infierendo su un Enrico Letta che da mesi ha abbandonato la politica militante? «Molto forte nelle redazioni, non nelle cancellerie», dice all’indirizzo del vecchio compagno di partito cui aveva detto rassicurante di stare tranquillo. Per non farsi mancare nulla, bordate anche al sindacato: «Ben svegliati». Dirlo proprio a Maurizio Landini, che può essere accusato di tutto, ma non di aver mai fatto sconti ai vari esecutivi, è perlomeno stravagante. Se la politica, come spesso accade, fa il paio con insulto e anche offesa personale, non c’è dubbio che Renzi sia un buon politico.

Dal furore iconoclasta di Renzi, per ora si salva solo il Segretario Nicola Zingaretti. Ma è un armistizio ostile e mal sopportato: «Dice che è finita l’egocrazia nel partito? Ha vinto, tocca a lui decidere e noi lo rispetteremo; ma se pensa a un modello politico privo di leadership commette un errore: senza leadership non c’è una comunità». Insomma, come quel vecchio personaggio de ‘Il Monello’, eterno mi-si-rizzi Superbone, le cui avvenuture si concludono invariabilmente con una solenne bastonatura col battipanni della inflessibile zia…

Attaccato frontalmente, Letta replica con annoiata pacatezza: «Leggo Renzi prendersela ancora con me rimestando sulle stranote vicende del 2014 (5 anni fa…una vita). Mi permetto un consiglio sulla base della mia personale esperienza: volti pagina, guardi avanti. Si fanno cose interessanti e si sta anche meglio».

Renzi dice la sua anche sulle vicende che squassano il Consiglio Superiore della Magistratura: occorre evitare il «festival dell’ipocrisia solo per attaccare il PD e Luca Lotti…ma questo meccanismo non l’ha inventato Lotti, c’è sempre stato».

Dal momento che, per dirla con Mozart, «Cosi’ fan tutte, ossia la scuola degli amanti», allora se si storce il naso, si è festivalieri dell’ipocrisia. Si ammetterà, è un curioso modo di pensare.
E’ un festival dell’ipocrisia non credere sia ‘normale’ che per la poltrona di procuratore capo si interessi un parlamentare che risulta indagato proprio nella procura interessata dalla nuova nomina? L’altro ‘cosi’ fan tutte’ era, prima di diventare parlamentare, leader di una corrente della Associazione Nazionale Magistrati, molto attivo nel ‘meccanismo’ che c’è sempre stato; passato a nuova carriera, è stato anche sotto-segretario alla Giustizia; e anche qui, storcere il naso è prendere parte al festival dell’ipocrisia…

Per trovare qualcosa di ragionevole sul fronte del centro-sinistra occorre cercare in quella che ormai può ben essere definita una ‘riserva della Repubblica’, Romano Prodi.
«Siamo al capolinea», è la sua diagnosi. La situazione economica «è disastrosa e fuori controllo» . Occorre «una grande coalizione riformista che rimetta a posto il Paese. Ci siamo riusciti in momenti più difficili, si può fare».
Si concede una stoccata a Renzi: «Basta attacchi personali, programmi conflittuali, prospettive a breve termine».

Invita a non perdere tempo con Salvini: «Smettiamola di parlare di lui, parliamo dei problemi del Paese. Lui è uno che tira dritto, ma non ha tenuto conto delle curve. In questo momento, dove la curva è dietro l’angolo, Salvini ha dei problemi: ritengo abbia tenuto una velocità eccessiva e credo che ora sia finita la sua parabola ascendente perché ha di fronte un problema gravissimo».
Il problema gravissimo è la situazione economica: ce ne accorgeremo in autunno: «La grande curva è la legge di Bilancio: ci arrivano senza fiato né benzina nel motore: la nostra situazione è drammatica, al di là di ogni immaginazione, il debito cresce sempre di più, le previsioni europee arrivano al 135 per cento tra debito e PIL». Quota 100, prevede Prodi, «sarà una misura costosissima, come la Flat Tax: porterà al crollo degli introiti fiscali e non per un motivo di giustizia, ma per interessi elettoraliC’è uno sbilancio di 40-50 miliardi, sospetto che si arriverà lì, a colpire le politiche sociali».

Non manca un saggio consiglio al leader del PD Zingaretti: «Non so se si andrà ad elezioni nel 2019, ma si pensi ad altro: cioè a fare il programma e a radunare forze alternative a questo governo. Va creata una coalizione riformista che rimetta a posto il Paese, non a colpi di twitter, ma con un programma anche lungo. Va ricreato ottimismo nella ricostruzione del Paese, fiducia, per vincere nelle urne. E non lo si fa da soli. Quando il PD ha pensato di poterlo fare ha perso».

E sull’altro fronte, quello giallo-verde? Per parafrasare Mino Maccari, «le idee sono poche, ma confuse». Il Governo, per ora si accapiglia sulla fumosa questione dei mini-bot, stravagante idea del leghista Claudio Borghi Aquilini per pagare parte del debito che ha contratto dalla Pubblica Amministrazione. Idea condivisa dal capo della Lega Salvini (timidamente), dall’altro leader leghista Giancarlo Giorgetti (aperturista); e sposata in modo alquanto spericolato dal grillino Di Maio; le bordate arrivano, oltre che dall’opposizione, che parla di banconote da Monopoli, dal Presidente della BCE Mario Draghi e dal Ministro delle Finanze Giovanni Tria. Si sa, inoltre, delle diffidenze del Quirinale, già preoccupato per i risvolti che ora dopo ora assume lo scandalo CSM-nomine. L’impressione è, come spesso accade, che parli chi non sa; e chi sa preferisca un pietoso silenzio, per non alimentare polemiche con conseguenze negative sul fronte Borsa, spreed, ecc.
Sullo sfondo le fosche previsioni di Bankitalia, che dimezza le stime di crescita per il 2019: +0,3 per cento; e per il 2020: + 0,7 per cento. E meno male che, a detta di Conte, dovevano essere anni bellissimi…

Il Presidente del Consiglio, per finire: nella famosa conferenza stampa ha pubblicamente chiesto rassicurazione a Salvini e a Di Maio, e la fine dei loro logoranti litigi. E’ ancora in attesa di risposta. Per ora cerca di capire quali saranno le prossime mosse dei suoi due ‘vice’. Sa di non avere più la loro fiducia; gli sono giunti i sussurridi casa leghista: «Si fa forte della rete di rapporti con il Colle, con Draghi e con il Ministro dell’Economia Tria per giocare una partita che non è la nostra».
Tra stasera e martedì si aspetta il vertice a tre. Vedremo se dall’esito di quell’incontro si potranno capire priorità e reali intenzioni dell’Esecutivo. C’è la questione del rimpasto di Governo che prima o poi dovrà essere affrontata, alla luce dei nuovi rapporti di forza all’interno della coalizione, dopo le elezioni per il Parlamento Europeo: nel mirino della Lega i ministri delle Infrastrutture e della Salute; e in sospeso la nomina del nuovo Ministro delle Politiche UE.

La carne sul fuoco è tanta; troppa, e qualcuno rischia un’occlusione.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore