domenica, Giugno 7

Conte – Renzi: per il futuro, svoltare a destra Conte cerca di uscire dall’angolo alleandosi con Renzi, cercando uno sbocco fuori della maggioranza, cioè in una operazione di prospettiva. E Renzi cosa cerca? Di ‘allargarsi’ a destra, … e non certo con l’altro Matteo

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Sarà che ho un brutto carattere, ma la giornata di ieri è stata memorabile, memorabile nel senso di quelle che si desidera dimenticare, ma non si può. Sorvoliamo pure sull’imbuto del Ministro Lucia Azzolina e della sua correzione peggiorativa, che è tipica di chi la cultura la trova grazie a Goggle o al massimo su Wikipedia nella versione in italiano, che però è perfettamente coerente con la ‘garanzia-minaccia’ dell’esame ‘serio’ e con la follia demenziale delle lezioni via etere e dell’ingresso in aula distanziati di un quarto d’ora (vedi: Zoro): mi limito a richiamare lo stupendo, secco, durissimo (ma avvilito?) articolo di Asor Rosa di qualche giorno fa, ovviamente ignorato, ma leggetelo. Lui, Asor Rosa, la cultura non la cerca su Google.

Vorrei invece, rapidamente, ragionare, ma ragionare a voce alta, con voi, sulla giornata di ieri, che a me è apparsa una giornata chiave, anche se non foriera di buoni risultati. Una giornata, invero, iniziata il giorno prima, quando Carlo Bonomi ha aperto il fuoco contro il Governo: vuole soldi e potere decisionale e vuole mazzolare il sindacato, ma non vuole presenza pubblica nelle aziende … non decisiva, almeno. Ed è, invero, proseguita anche il giorno dopo, sciattamente, con la rissa in Parlamento per le critiche (tra l’altro giustificate) ai comportamenti della sanità lombarda (si affollano ormai le dichiarazione dei medici che hanno dovuto scegliere a chi dare il respiratore e a chi un sorriso incoraggiante per la buona morte) e la reazione leghista, ridicola, ‘non toccate i nostri morti’, fossero morti in guerra, poveri disgraziati!

I temi sul tappeto politico, ufficialmente almeno, sono due: il destino di Alfonso Bonafede e la discussione sulla proposta Macron-Merkel, sulla quale nel silenzio italiano è, invece, iniziato il bombardamento austro-ungarico con sponde boere. Ma si sa, in politica estera noi abbiamo quel superlativo esemplare di ‘imbuto’ che se ne occupa e quindi per un momento lasciamola da parte.

Nella serata dell’altro ieri, la signora Maria Elena Boschi va a trovare Conte. Non credo per un caffè e meno che mai per una brioche: la signora alla linea tiene molto e, detto fra di noi, mi sembra lievemente sovrappeso. Anzi, ce lo dice proprio lei, non che è sovrappeso, ma che è andata a negoziare con successo con Giuseppe Conte sul futuro del Governo e di Bonafede, e, chi sa, anche del proprio. Ora cerchiamo di fermarci un minuto a ragionare.
Davvero c’è o c’era qualcuno in Italia che pensasse che Matteo Renzi fosse così sciagurato e autolesionista da fare davvero cadere il Governo per Bonafede? Beh, io di Renzi ho la disistima più assoluta, ma fesso certo non è. Ma allora, se un negoziato c’è, l’oggetto è altro, più complesso e articolato: un negoziato sul quale la posta non è (ripeto: non è) la impossibile caduta del Governo. Vediamo di scoprirlo insieme.

Bonafede al Senato parla, con accanto la ‘consorteria delle facce mascherate’, che nasconde, si suppone, i visi di Giuseppe Conte e di Luigi Di Maio, a distanza di sicurezza, anche dovuta al modo visibilmente umido di parlare di Bonafede.
Allora, vuoi vedere che sono tutti lì perché devono fingere di ascoltare e prendere nota del discorso di Renzi? attesissimo da un battage martellante che dura dalle prime ore del mattino? … naturalmente, grazie alla libera stampa.
E alla fine il prim’attore compare, dopo averci fatto sapere che quello sarà il più difficile discorso della sua vita, pensa tu! E parla, parla male, visibilmente trattenuto, ha un testo preparato e lui in genere parla a braccio. E che dice? Che Bonafede deve imparare quanto gli abbia fatto male in passato a lui e alla sua famigliola e ai suoi figli essere ingiustamente accusato, come oggi Bonafede (sic! per dire che quasi singhiozza) e come Lotti, la Boschi, ecc. Ma poi aggiunge che lui rispetta Conte … -sì avete letto bene, rispetta Conte. Lui, Renzi, che ne ha detto peste e corna (tra l’altro spesso avendo anche ragione, ma questa è una mia coincidenza del tutto casuale di opinioni con Renzi, dal quale oltre ciò, mi divide tutto, a cominciare dalle fondazioni, che a me mancano del tutto!) che lo vuole silurare, sostituire, gettare alle ortiche, ma oggi se ne esce che per rispetto e stima a Conte, del quale, mascherato, non si nota l’espressione ma solo la pochette vibrare, non voterà la sfiducia a Bonafede. Boh. Anche perché, il Governo deve andare avanti, eccoci: allargare il suo consenso (1), sbloccare i cantieri (2) e poi, all’occasione, trovare un accordo
sulla … prescrizione
(3).
Invero, le voci di corridoio parlano anche di cosucce un po’ più concrete (all’apparenza), come presidenze di Commissioni, ad esempio alla Boschi, magari alla Giustizia -poverina rimasta senza incarichi di sorta, e suvvia come fa, si sta sciupando tutta!-, o anche al fido Luigi Marattin, e, magari, un sottosegretariato qua e là, tipo Gennaro Migliore (Migliore!) alla Giustizia.

Ma allora si comincia a profilare un discorsetto mica da niente: Bonafede viene in pratica accerchiato e messo in condizioni di non nuocere.
Tanto più che, manco ha finito la sua scialba auto-difesa dall’accusa di collusione con la mafia (hai detto niente!) in cui ha solo piagnucolato che lui non c’entra nulla, ma mica querela il Consigliere Superiore (a chi?) della Magistratura Nino Di Matteo, che quest’ultimo spezza le gambe all’ex capo di gabinetto (mi pare) di Bonafede, dimessosi per l’affare Palamara (altra schifezza di questa Repubblica, della quale non si parla quasi più) impedendogli il rientro rapido in Magistratura alla Procura … di Roma!
Ancora una volta, scusatemi, non capisco proprio. Costui, un Magistrato!!!, ha accusato il Ministro senza prove, o almeno senza fornirle; il Ministro non solo non lo querela, ma si limita a dire che lui ha nominato un altro perché gli piaceva farlo e aveva offerto un incarico più importante (che bello: l’incarico è mio e lo do a chi voglio, dice Bonafede, no ma lo hai promesso a me, dice Di Matteo e io lo voglio … mi viene voglia di sostituire alla parola ‘incarico’ la parola ‘utero’, non suona come già sentita sta cosa?); il Consiglio Superiore della Magistratura, diversamente da quanto accade in altre occasioni, non ha nulla da dire in proposito, anzi, il super giudice Piercamillo Davigo (di corrente analoga a quella di Di Matteo) rifiuta di parlarne, che non vuol dire né che è d’accordo né che è in disaccordo con Di Matteo, ma che significa che ciò che Di Matteo fa va benissimo per un membro del CSM: bene prendiamo atto; il Presidente della Repubblica, finora tace; Di Matteo silura l’ex ‘amico’ di Bonafede. Vi sembra tutto ‘normale’?

Ma poi, Conte-pochette, rientra a Palazzo Chigi e … propone un incontro di trattative alle opposizioni, perragionaresu tre punti, che a me sembrano quattro: modifica al diritto societario, nel rispetto delle minoranze (scusate, quando si dice così, si legge ‘per fregare le minoranze’); posizioni da prendere sul prestito a FCA; sburocratizzazione sulla base del ‘modello Genova’; giustizia.
Sorvoliamo sul fatto che Matteo Salvini risponde sparando a zero, e proponendo cinquanta temi. Sembrerebbe quasi che voglia fare fallire quell’incontro. È scemo. È scemo? No, no no, proprio no, Salvini è tutto fuor che scemo. A Napoli, permettetemi, si diceaddoarje ‘o fieto ‘o miccioe Salvini è proprio ciò che ha fatto.

Conte cerca di uscire dall’angolo in cui si trova pressato da PD, stellini e Renzi, e cerca di liberarsi dai primi due per allearsi con il terzo, cercando uno sbocco fuori della maggioranza, cioè in una operazione di prospettiva. Ricordate? «io ho troppo rispetto per Conte, che dice che se faccio dimettere Bonafede si dimette anche lui», dice Renzi. Appunto. E Renzi cosa cerca? Diallargarsia destra, è il suo progetto di sempre. Non con Salvini, ovviamente. Con chi e come? E pochette non è esattamente Lenin.
Beh, suvvia, lo avete capito benissimo; e lo ha capito anche Andrea Orlando, che, non a caso, ieri sparava a zero contro FCA. Chi, temo, non lo ha capito è Nicola Zingaretti, a meno che Dario Franceschini non lo tiri per la giacca sperando di poter pescare nel torbido in preparazione.
È la politica, bellezza!
Politica? Davvero? E che c’entra la politica qui?

La politica vera, le cose importanti, il nostro destino non si gioca nelle suburre che ho descritto, ma là dove, direbbe Giggino, si pagano le marchette … lasciamo che frequentino quei luoghi solo lui e Vincenzo Amendola, ammesso che esista davvero?
Ah, dimenticavo: ‘addoarje ‘o fieto ‘o miccio’ = ‘percepì nettamente il puzzo della miccia accesa …’.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.