sabato, Dicembre 14

Conte: quando l’Umanesimo è schizofrenico Il nuovo capo politico degli stellini, uomo ‘tutto e il contrario di tutto’, ora ha tutto il potere di formare il governo e di farne il programma, cosa mai vista nella storia della Repubblica

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Schizofrenia, questa è la parola che mi viene in mente pensando a questogoverno in itinere’.
Pensateci: un Presidente del Consiglio che appena dieci giorni fa ha detto che mai e poi mai avrebbe continuato la sua esperienza politica una volta finito il Governo; un Presidente del Consiglio che, mentre si discute del nuovo governo, negoziadichiarazioni a suo favore da parte di potenze straniere per usarle come medaglie, invece che vergogne; un Presidente del Consiglio che mentre si prepara uno sconosciuto nuovo governo ècompattocon il suo attuale Ministro degli Interni che blocca navi e respinge gente a rischio di affogare; un Presidente del Consiglio che si accinge a formare un governo dinon personalità di rilievoche cambino però la politica del Governo appena morto (o forse solo morente?) con riferimento alla politica economica e di sicurezza del ‘suo’ precedente governo. E sì, perché anche la suggestione (insulsa a dire il vero) di Beppe Grillo (che non si sa che c’entra col Governo) sui Ministri di qualità non politici (peraltro copiata pari pari da Cacciari), pare ormai caduta, anche perché avrebbe implicato la, giusta, cacciata di Luigi Di Maio e vari altri dal Governo … ma loro mica cercano poltrone, per carità. 
Una cosa da fare accapponare la pelle.

Un governo, inoltre, che nasce sulla base della promessa di chi ufficialmente lo sostiene, o meglio, di una parte decisiva di chi ufficialmente lo sostiene, di farlo cadere all’inizio dell’anno prossimo, allo scopo di sostituire la Segreteria del partito che sostiene questo governo e impadronirsi così del partito stesso, o di fare un partito nuovo, per poi cercare di costruire a sua volta un nuovo governo che elegga il Presidente della Repubblica e solo dopo porti il Paese alle urne. Sì, lo so, un arzigogolo, ma i nostri politicanti così ‘ragionano’.

Ma torniamo al Presidente del Consiglio, che è ormai diventato, lui, il ‘capo politicodegli stellini, ma che ha il grande vantaggio di non dovere sottostare né agli isterismi di Grillo o di Casaleggio, né a Rousseau, e che, quindi, ha ora in mano tutto il potere di formare il governo e di farne il programma: una cosa, bisogna dirlo, mai vista, credo, nella storia della Repubblica. Perché, ora come ora, i partiti, o meglio il PD, che è l’unico partito che dovesse decidere qualcosa, ha detto sì al governo senza averne contrattato o discusso il programma. E quindi si trova in una posizione assurda: Conte potrà chiedere e fare qualunque cosa, perché ormai il PD non può tornare da Sergio Mattarella e dire di no, ha le spalle al muro, è chiuso in un angolo dal quale non può uscire in nessun modo, se non accettando qualunque cosa gli venga imposta.
E che ciò accada non è merito certo né di Giuseppe Conte, né di Di Maio (ormai in fuga) ma solo ed unicamente di Matteo Renzi che, a furia di dichiarazioni non concordate, anzi, di colpi bassi di ogni genere, è riuscito in pratica a ‘costringere’, con il forte aiuto di Dario Franceschini e di Paolo Gentiloni, un riluttante Zingaretti ad accettare di nominare il Presidente del Consiglio senza contrattare alcunché prima, a quanto pare, neppure la questione della vicepresidenza! Quando si dice ‘il fuoco amico’, eccolo qui!

Devo dire che, a conti fatti, capisco meglio la posizione di Carlo Calenda, che, di fronte a questo disastro politico, si tira fuori, dicendo, appunto, qualcosa del genere, anzi, entrando anche nel merito delle scelte politiche del tutto incoerenti del PD. E del quale, detto per inciso, apprezzo la battuta splendida e durissima al solito Luca Telese (sempre più incontrollato, da sé stesso, intendo), che commenta che la posizione di Calenda è uguale a quella di Meloni e Salvini in quanto contraria al governo: «le pare una cosa intelligente da dire»? fosse solo questa una cosa giusta di Calenda, gli ricostruisce una vita sarebbe ora di finirla con quest’altro vezzo tutto italiano dei giornalisti omniscienti e intoccabili (e perfino supposti spiritosi) che possono dire ciò che gli passa per la testa e guai se uno risponde … Telese ci ha provato, ma è stato subissato. Peccato, perché Telese è spesso buon giornalista.

Ieri mi chiedevo, ma a Zingaretti chi glielo fa fare. Oggi chiedo: chi glielo ha fatto fareho negli occhi il sorriso soddisfatto sotto i baffi di Andrea Marcucci e la faccia da sfinge di Graziano Del Rio, durante la dichiarazione dopo l’incontro, poco più che formale, con Mattarella.
I margini di trattativa di Zingaretti sono zero, gli unici margini sono quelli di Renzi (e nemmeno molti) perché Renzi può fare cadere il governo, ma anche lui almeno fino a Febbraio dovrà tacere. Solo che a lui, Renzi, va benissimo, a Zingaretti no.
Dire, al solito, ‘io farei così o cosà’ non ha senso, ma mi domando che senso abbia oggi la posizione di Zingaretti: che può fare? può fare saltare tutto solo per impedire a Giggino di avere la poltroncina, o per bloccare qualche altra porcata anti-migranti? A parte che sarebbe davvero interessante conoscere la attuale posizione politica del PD sui migranti, e specialmente sugli effetti devastanti sullo status dei migranti in Italia, derivante dal ‘decreto sicurezza’, su cui ha lungamente strillato in questo anno. E ora? Torniamo a Marco Minniti? Per di più col peso immenso degli USA sulle spalle e sappiamo tutti bene quanto quel peso sia grande e invadente!

Incomprensibile, infine, la posizione di Sergio Mattarella: che bisogno c’era di bruciare le tappe, di obbligare a decisioni così rapide, e necessariamente improvvisate? Certo, posso capire il riflesso condizionato del vecchio democristiano che se può ‘fregare’ uno apparentemente di sinistra lo fa d’istinto, ma fino all’altro giorno mi era parso il migliore Presidente della Repubblica mai avuto in Italia, oggi mi appare come una brutta fotocopia di Giorgio Napolitano.

Il risultato, comunque, sarà che l’Italia ha perso la gran parte della propria autonomia economica e politica, e si avvia a confermare il proprio declino, con l’aggravante della pochezza dei nostri governanti -speriamo che non si incontrino Macron e Merkel, per ridacchiare su di noi.
A Zingaretti, in teoria, potrebbe restare la possibilità si saltare sulla dichiarazione scomposta di Grillo a proposito del ‘governo delle competenze alte’, ma, a parte che già la ha ridimensionata, chi ha Zingaretti intorno in grado di rinunciare a un Ministero per lasciarlo a uno ‘competente’?
Forse sono troppo pessimista?

Quanto al Presidente incaricato, mentre accetta con un discorsetto melenso la sua nuova funzione, intanto allo stato dei fatti è il Presidente in carica e quindi, mentre permane tale funzione, ilsuoMinistro tiene in mare una nave carica di naufraghi sotto la pioggia e sul punto non ha nulla da dire, anzi, nel suo discorso di accettazione parla di varie cose, per lo più banali, ma non cita nemmeno la parola migrante o straniero o profugo.

Ma naturalmente, spiega, si deve lavorare per il rinnovamento (ma perché non ha rinnovato in questo oltre un anno che governa?) bisogna immettere molte novità (quali?) si devono dare speranze e certezze, non solo certezze, dunque! Forse non conosce il proverbio che dice «chi di speranze vive disperato muore».
In compenso anche lui vuole un nuovo umanesimo, qualunque cosa significhi, certo, a quanto pare, non implica di occuparsi seriamente del problema delle migrazioni.
Vedete, probabilmente, anzi, certamente, non è questo delle migrazioni, né è mai stato questo, il problema principale del nostro Paese, ma è stato il tema principale su cui il suo Governo ha operato e urlato e minacciato per oltre un anno, e lui nemmeno lo cita, e Mattarella (che dovette intervenire, lo ricordate) non se ne accorge?
Se ne accorge, dicendo esattamente quanto riteniamo noi, il Senatore Luigi Manconi, che, dalle colonne di ‘Repubblica, in queste ore spiega bene come ladiscontinuitàsi misuri proprio sul tema migranti. Consiglio la lettura, farà bene per capire perchè mettiamo in dubbio le intenzioni vere di ‘Giuseppi’, davvero, è il caso di dirlo, sempre più ‘uno e trino’.
Ma in che mondo stiamo finendo, in che abisso di ipocrisia e interesse personale affondiamo!

Cita, invece, il signor pochette, in modo rituale e criptico: «Il principio di laicità e, nel contempo, di libertà religiosa. E infine, complessivamente, la difesa degli interessi nazionali, nel quadro di un multilateralismo efficace, fondato sulla nostra collocazione euro-atlantica e sulla integrazione europea», frase fatta, del tutto priva di significato, specie per capire quel ‘complessivamente’ che c’entra, ma su cui ci sarebbe da scrivere dieci pagine.
Mi limito, perciò, a sottolineare che (evidentemente Conte non lo sa? Temo proprio di sì) il principio di laicità implica la libertà religiosa, a meno di non confondere laicità con ateismo di Stato, quello della Unione sovietica per intenderci! È la religione di Stato (‘cuius regio eius religio’, prof. Conte, dovrebbe conoscerle ‘ste cose) quella che proibisce le altre religioni non la laicità (che afferma appunto «libera chiesa in libero stato») … ma forse ha le idee un po’ confuse dai rosari e dalle immaginine di Padre Pio di cui è ingombra la sua scrivania da quando ‘interloquisce’ con Salvini.
Ma insomma: vedremo.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.