martedì, Luglio 16

Conte ‘perora’ e va avanti, dove non si sa Dalle ‘palle’ di una settimana fa alle perorazioni di ieri e gli errori, politicamente gravi, sulla sovranità economica italiana: il Presidente Conte tra parole e fatti

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Ieri sera l’attesissimo vertice a tre –Giuseppe Conte, Matteo Salvini, Luigi Di Maio. Tutto bene, madama Marchesa, dice Salvini, ‘il’ Conte va avanti, il ‘doveè rimandato (come sempre) al prossimo vertice. Il Conte non si sa come abbia reagito, di certo ‘Ansa’ informa: «raccontano a caldo fonti ben informate, quando si arriva a discutere su come trattare con Bruxelles il dialogo si stoppa e le posizioni restano invariate: il premier continua a perorare la necessità di fare “tutto il possibile” per “salvare i risparmi degli italiani” da una posizione che, anche a Palazzo Chigi, descrivono come sfavorevole negli equilibri europei. Salvini detta però le sue regole e dice subito no a qualsiasi ipotesi dimanovra correttiva e aumento tasse”. Di Maio in questa partita ribadisce chePriorità è abbassare le tasse“. Ma non si spende sul no alla manovra correttiva». Conte, dunque, ‘perora’.

In un articolo di qualche giorno fa, irriverentemente forse (ma perché poi, parlavo solo di oggetti … di ‘uso comune’!) accennavo al tentativo apparentemente abortito del Presidente del Consiglio dei Ministri (notate lo chiamo per quello che è: e non è un caso) di mostrare le palle, cioè di dire che se non la si finiva con i litigi, i lanci di proposte assurde ecc. il Governo era a rischio, ma specialmente lui, Giuseppe Conte, se ne sarebbe andato.

Facevo anche notare che, detto ciò, partiva per il Vietnam, mentre i due dioscuri si affannavano a mettere mine su mine sulle cose dette da lui e specialmente sull’invito, un po’ disperato e un po’ patetico (va detto: è stato il grande limite della sua conferenza stampa) ad abbassare i toni. Il tutto detto in conferenza stampa e non direttamente ai due, guardandoli in faccia, o al Parlamento, che, con buona pace dei due, è l’unico a cui si debba parlare, Casaleggio permettendo.

Sta in fatto che, patetico o no, il suo messaggio sembrerebbe essere stato del tutto ignorato, anzi peggio, sbeffeggiato … perfino il viaggiatore in Paesi esotici aspirante falegname pentito (di entrambe le cose) ha detto da par suo che si devono fare i minibot, i miniassegni, e non so che altro. Il ‘Borghezio in cravatta’ (al secolo Claudio Borghi) si produceva in una scena (pietosa) in TV, mostrando i futuri minicosi, e cadendo in balbettii alle domande pungenti di Ferruccio De Bortoli, dimostrando così di essere poco cosciente di ciò che stava proponendo, sia pure con l’aria furbetta che gli è propria.

Il Vietnam è un grande Paese. Io, che sono vecchio, lo ricordo, ne ricordo la eroica guerra contro i francesi, prima, e contro gli americani, dopo; ricordo i dibattiti appassionati e anche violenti talvolta sulla legittimità della loro strana pretesa … all’indipendenza! Ricordo gli attacchi continui dei vietcong (i partigiani, diremmo noi) contro gli americani e il Governo fantoccio e le repressioni sanguinose. Ricordo quella bambina nuda che fugge disperata dal napalm, e la fuga ignominiosa degli americani da Saigon (oggi beffardamente Thành Phố Hồ Chí Minh), con la gente appesa ai pattini degli elicotteri e che cadeva nel vuoto. Il mitico generale Giap e l’ancor più mitico Ho Chi Minh. Insomma, un Paese duro, deciso, forte, coraggioso e vincente.
Deve avere trasmesso qualcosa al tentennante Conte.

Perché, dopo avere verosimilmente seguito un po’ avvilito, le performance dei dioscuri e dei Borghezi locali mentre lui era fuori, è tornato, è andato al ‘Corriere della Sera’ e, pare, se ne è uscito con questa frase: «Attenzione a sfidare la Commissione europea sulla procedura di infrazione per debito eccessivo. Se viene aperta davvero, farà male all’Italia. Non è tanto e solo questione di multa. Ci assoggetterà a controlli e verifiche per anni. Con il risultato di compromettere la nostra sovranità in campo economico: una bella eterogenesi dei fini, per questo Governo che è geloso custode dell’interesse nazionale. Senza considerare che potrebbero essere messi a rischio i risparmi degli italiani» per poi aggiungere: «Se non è come a dicembre, rischiamo di andarcene tutti a casa. Di certo me ne vado io. Devo poter condurre insieme al Ministro dell’Economia, Giovanni Tria, il negoziato senza distonie e cacofonie».

Non so se sia una mostra di palle, ma certo il discorso non mi pare equivoco … a parole. Ecco, a parole, perché finora il Prof. Conte, Presidente del Consiglio (e non premier) parole ne ha dette, talvolta più timide, talaltra meno, ma fatti se ne è visti pochi.

Qui, mi sembra mette alcuni opportuni puntini sulle ‘i’ e commette (me lo consentirà … tra colleghi, io minor naturalmente!) un errore grave, un errore tecnico, che però ha un peso politico molto grave e, a mio parere, un uomo di governo dovrebbe evitarlo: ‘compromettere la nostra sovranità economica’, che sarebbe compromessa per verifiche e controlli. Eh no, caro Collega, non sarebbe compromesso proprio un bel nulla, perché la nostra sovranità è quella che deriva dal diritto internazionale e dai trattati. E noi abbiamo deciso di fare parte della UE, nella quale abbiamo affidato alla UE alcuni poteri di azione e di controllo in materia economica, così come gli altri Stati europei. Non è solo scorretto, è sbagliato ragionare così, serve solo a dare argomenti (sbagliati) a chi sostiene che la UE ci toglie qualcosa o ci ‘impone’ qualche altra cosa. Non è così, anzi, è l’opposto: la ‘sovranità’ (e bisognerebbe prima di usare questo termine sapere bene che significa e a che cosa si applica) la sovranità italiana, cioè del popolo italiano, cioè degli italiani tutti uno per uno, è aumentata, non diminuita. Non diversamente da una Regione rispetto allo Stato, l’Italia non può più fare autonomamente certe cose, perché quelle cose vengono fatte da organi che sono formati da noi, con la nostra partecipazione e sono controllati dalle persone che noi abbiamo eletto.

Anche qui, caro Collega, un esempio. Il Suo Collega Ministro Enzo Moavero Milanesi, si è autocandidato alla Commissione europea; bene, affari suoi, anche se, per lui come per tutti gli altri, essendo membro del Governo del quale lei è il Presidente una cosa del genere non dovrebbe mai dirla, non, almeno, senza avere prima consultato Lei ed averne avuto l’autorizzazione, perché i commissari europei sono proposti dai Governi e quindi, per l’Italia, da lei. Però, nella sua (lo ripeto, molto scomposta, forse anche perché di recente simpatie leghiste come facevo notare qualche giorno fa) autocandidatura fa notare una cosa molto importante, sulla quale lei invece sorvola (e fa bene, in termini politici): il Commissario proposto dal Governo, poi deve essere approvato dal Parlamento Europeo, da tutto il Parlamento, nel quale le forze politiche sono rappresentate e non gli Stati (appunto, lì si esercita, sia pure malamente, la sovranità!!!) e quindi nel quale le forze che fanno riferimento alla maggioranza parlamentare italiana sono una trascurabile minoranza, per cui, come è già successo e non solo per Commissari, esiste un rischio concreto che il nome venga respinto, specie se il personaggio prescelto abbia mostrato scarsa simpatia per l’UE o addirittura abbia avanzato proposte o intenzioni di colpire l’UE. Eh sì, colpire: perché alcune proposte di alcuni politici italiani, servono ad indebolire la UE, non a fare ciò che è legittimo, se pure sbagliato, proporre di uscire dalla UE. La proposta ridicola -e così torniamo alle dichiarazioni di Conte- di minbot o che so io è un colpo alle spalle, equivale a uno che dica che si mette a stampare moneta falsa. Perché, come la si giri o la si volti, di questo alla fine si tratta.

E dunque, abbiamo letto l’intervista di Conte, resa leziosamente più elegante da quella ‘eterogenesi dei fini’, certamente è stata ben compresa da ogni cittadino italiano di più di dieci anni.
Lo dice esplicitamente ‘di certo me ne vado io’.

Se il buon giorno si vede dal mattino, posto che il mattino sia stata la sua conferenza stampa a Palazzo Chigi, non mi è sembrato che abbia fatto vedere buon tempo. Ora, per restare nella immagine, ‘Rosso di sera buon tempo si spera’, dicono: beh, ieri sera non ci ha fatto vedere il rosso, … al massimo il solito rosa pallido e quindi sarà bene uscire con l’ombrello, …. hai visto mai…

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.