venerdì, Dicembre 13

Conte, l’equilibrista che si stupisce di non essere preso sul serio Revanscista, velleitario ‘Presidente della Repubblica’, che non decide niente, dai migranti al latte, ma si imbrocia se definito volgarmente ‘burattino’

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Verrebbe voglia di cominciare con un detto tanto noto quanto banale, tipo: «chi di spada ferisce di spada perisce», o meglio (così si capisce bene che entro a fare parte della odiata élite dei professoroni … e non lo scrivo per caso come vedrete fra un momento): «Converte gladium tuum in locum suum; omnes enim qui acceperint gladium gladio peribunt» (Matteo 26, 51-52).
Verrebbe voglia e la soddisfo, perché la banalità della frase ben si sposa alla banalità della vicenda, che, invece, avrebbe potuto e dovuto avere un livello ed un contenuto assai più ‘alto’.

La frase è suggerita dall’intervento del deputato europeo Guy Verhofstadt in risposta all’intervento del Presidente del Consiglio italiano (sedicente premier) Giuseppe Conte al Parlamento europeo del 12 febbraio. Le parole del deputato belga sono state pronunciate in ottimo italiano e, dopo una quasi lirica affermazione di amore e stima per l’Italia, si sono concluse con due osservazioni, critica, la prima, volgare la seconda: nella prima osserva il suo stupore per l’atteggiamento critico e ostile all’Europa di un Paese fondatore e vita e anima dell’Europa (non sono frasi rituali, come afferma qualcuno!), nella seconda, afferma che Conte è solo il burattino nelle mani di Di Maio e Salvini. Il fatto che da parte italiana verso l’Europa e i suoi rappresentanti non siano certo mancati gli insulti (cosa stupidissima quant’altre mai e sorvolo sulle, oggi negate, affermazioni di volontà di uscire dall’Europa, dall’Euro, e chi più ne ha più ne esca), e che nemmeno siano mancati, sia pure in tono più ‘educato’, da parte di Conte, non giustifica nemmeno per un istante quella affermazione, semplicemente volgare e sciocca, anche se non condivido certe reazioni rabbiose e banali … perfino quella di Massimo Gramellini, forse in nome dell’onore nazionale.

Ciò non toglie che un minimo di riflessione sul discorso di Conte al Parlamento europeo valga la pena di farla.
Innanzitutto parlando di quella immensa aula praticamente vuota. Usciamo dalle solite battutacce tipo ‘anche i parlamentari europei non fanno nulla’ e simili, e veniamo ad una valutazione più seria. In genere il PE è strapieno quando parlano capi di Governo o di Stato; o meglio, lo è quando parlano personeimportanti’. Ma l’importanza non deriva dalla grandezza o dal potere dello Stato che parla, ma da ciò che si suppone che chi parla abbia da dire. Cerchiamo di non essere ingenui al limite dell’autolesionismo: lo si voglia o no, quell’aula vuota, in quell’edificio che è una marchetta alla Francia come negli ‘alti’ commenti di Luigi Di Maio e del suo aspirante successore Alessandro Di Battista, indica che non ci si aspettava nulla di importante dal discorso del sedicente premier italiano.

Già solo il fatto che si autodefinisca premier (quando non dice di essere il Presidente della Repubblica), non crediate che sfugga a chi osserva l’Italia e il suo comportamento. Il provincialismo, per non dire la sciatteria di certi comportamenti, fa più danni delle stesse politiche sbagliate. Quell’aula vuota è la misura dell’isolamento in cui è caduta l’Italia, e io non prenderei affatto sotto gamba l’idea, ripetuta anche da Verhofstadt, del ritorno a decisioni a maggioranza, che significherebbe l’emarginazione definitiva del nostro Paese.
Ecco, qui avrei voluto sentire una risposta del ‘premier’, invece della sciocca affermazione sulla ‘burattineria’ di Verhofstadt rispetto alle lobby: questa sono banalità da piazza di seconda scelta, da propaganda elettorale. Suvvia, cerchiamo di uscire dalla propaganda e dal rivendicazionismo piagnone che piace tanto ai nostri politici. Ma davvero ancora si crede che sia in atto un grande complotto contro l’Italia? orchestrato dalle multinazionali, anzi, dalla ‘globalizzazione’, il mitico Moloch, brutto e cattivo, manovrato da forze occulte delle quali sono, perché no, ‘burattini’ Macron e la Merkel. Che, dunque, secondo Conte, sarebbero l’espressione della «carica oligarchica della globalizzazione», insomma delle solite élite maligne e complottarde … mah!

Quando Conte dice che «la politica asservita alle ragioni dell’economia ha mancato il suo compito, ha abdicato alle sue funzioni», dice una cosa certamente bella dal punto dii vista retorico, e certamente interessante dal punto di vista politico, se … se venisse sviluppata. Così resta una frase fatta, da rivendicazione propagandistica contro i cattivi reggitori dei conti europei, che affamano il popolo, che Conte ha citato cinquanta volte senza mai dire che cosa è il popolo, ma specialmente perché (la cosa più importante) conta solo quello che vota stellini e leghisti. Cosa si vuole dire, che le ragioni dell’economia non contano? che possiamo spendere e spandere a go-go, senza curarci di chi pagherà?
Una cosa del genere, potrebbe essere giusta se fosse il titolo di un intero paragrafo di analisi e proposte, specialmente proposte, perché alla fine i bilanci devono quadrare. È assurdo, provinciale e propagandistico dire, o, peggio, lasciare intendere, al ‘popolo’ semplicemente che dei bilanci non ce ne importa nulla: «un’Europa più equa e solidale».
Al popolo, appunto, perché le odiate élite, i professoroni, i giornaloni lo direbbero e allora ci si deve arrivare con metodi propagandistici piuttosto che analitici, con twitter, instagram e facebook. Questo è il punto.

Di proposte, infatti, sotto quel titolo, io non ne ho visto alcuna, salva la ripetizione del richiamo alle conclusioni del vertice di Giugno, dove non fu deciso nulla specie con riferimento all’unico tema di cui Conte parla (e parla troppo) quello delle migrazioni: alla fine sembra che l’unico problema dell’Europa siano i migranti che arrivano in Italia. Conte ha ripetuto ossessivamente che il tema dei migranti va affrontato e risolto, ma non una parola sul come, e nemmeno una di, magari sfuggente, autocritica sulla violenza della presunta chiusura dei porti, che ha determinato solo disagi, sofferenze e morti. Certo, per carità, l’Europa non può essere sorda, come purtroppo è stata finora, al tema delle migrazioni, ed è perfettamente coerente e corretto affermare che chi varca il confine dell’Europa è in Europa, ma quale è stata, nella realtà, la politica italiana in materia? La pretesa di non accogliere nessuno, di mandare tutti altrove, dove, tra l’altro, già ce ne sono più che in Italia.
Così, mi pare, non c’è discussione, dibattito, nulla. C’è solo la pretesa che gli altri se ne occupino perché ‘noi abbiamo già dato’, come dice Salvini. E poi ci si stupisce che si dica a Conte che è un burattino, visto che la politica in materia non la fa e non la decide lui, ma Salvini. Così come non è lui (o il ‘Ministro’ competente, alle prese con altri problemi) che si pone il problema dei produttori di latte sardi, ma … Salvini: perché, il latte è un problema di ordine pubblico?

Come si fa a stupirsi di non essere presi sul serio?, se perfino su ciò decidono altri, così come altri sono quelli che sparano, nel silenzio di Conte, a palle incatenate contro la Banca d’Italia? Quando poi è lo stesso Conte a dire, riminescamente come ho scherzosamente osservato io, alla signora Angela Merkel che lui deve fare l’equilibrista tra i due padroni del vapore e che la cosa è resa difficile dal senso di sconfitta degli stellini e della invadenza del leghista.

Equilibrista, appunto, non decisore. Se è il Presidente del Consiglio, è lui che dovrebbe decidere e fare, ma se sono altri a decidere e fare …

Equilibrista nell’accennare di sfuggita alla necessità di una ‘difesa’ comune, e a quella di finanziamenti comuni europei (credo che si riferisse ai ben noti Eurobond, impossibili da proporre da chi fa debiti continui!) e ad un generico aumento dei poteri del PE. Conclude, infatti, Conte: «Di quale Europa abbiamo bisogno per garantire ai cittadini europei un futuro all’altezza dei sessant’anni di pace e di prosperità che l’Unione ha assicurato? La mia risposta è ancora una volta la stessa: l’Europa dev’essere vicina ai suoi popoli. L’Unione Europea, nel XXI secolo, deve perseguire il suo progetto ‘dal popolo’ e ‘per il popolo’, a partire -mi fa piacere affermarlo qui, oggi- da un Parlamento europeo con ruolo e poteri rafforzati, con particolare riguardo al potere di iniziativa legislativa e di inchiesta, in quanto unica istituzione che gode di diretta legittimazione democratica, sarebbe importante anche riconoscere in capo al Parlamento un potere di generale accountability rispetto alle altre istituzioni europee».

Belle parole, in un contesto, però, nel quale l’Italia gioca solo a rompere, distaccarsi dagli altri, tutti gli altri: la Germania dei cattivi banchieri, la Francia affamatrice dell’Africa e dei francesi tanto che si cercano alleanze con chi vuole un colpo di Stato militare, l’Olanda che copre con la sua bandiera una nave … pirata! In un contesto del genere, appare alquanto surreale l’osservazione di Conte in fine del suo discorso: «In questo contesto, nessuno Stato membro europeo può da solo giocare un ruolo significativo». Bene, anche se detto da lui suona un po’ strano, ma lascia di stucco la conseguenza che trae da ciò: «Di qui l’auspicio che una voce europea unita trovi spazio anche al Consiglio di Sicurezza dell’ONU». Cioè, le difficoltà di cooperazione e di comprensione europea si risolvono assegnando un seggio all’Europa nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite … magari togliendolo alla Francia?

Resta indubbia la volgarità di Verhofstadt, ma, purtroppo, evidente e grave la pochezza di prospettiva e di analisi nel discorso di Giuseppe Conte. Dal quale alla fine traspare solo diffidenza e revanscismo velleitario, nell’attesa di una sorta di palingenesi dell’Europa con le prossime elezioni: l’Europa dei popoli con i bilanci in rosso!

E dire che, nel frattempo, Conte o chi per lui, in un parossismo di individualismo sempre più ‘piccolo’, propone lo smantellamento dell’unità del nostro stesso Paese, nel quale, cito Galli della Loggia: «ci si è accontentati e ci si accontenta assai più prosaicamente di reclamare da parte dei più ricchi e sviluppati la massima mano libera nei confronti dello Stato centrale … puramente residuale». La vittoria di Umberto Bossi?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.