giovedì, Novembre 14

Conte ha tirato fuori le palle, finalmente Ieri è andato in scena ciò che si richiedeva quando elegantemente gli si chiedeva di tirare fuori le palle. Vediamo se sarà l’inizio di un secondo tempo in cui dovrà anche agire, oltre che esistere

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Che giornata Domenica 2 giugno, davvero una giornataccia, altro che riposo domenicale, relax in famiglia, pranzo succulento, ecc. E invece, che angoscia, che tensione, che preoccupazione. Tra la parata militare ‘pacifista’ (?) con generali incavolati, l’attesa delle ultime trovate dei due dioscuri dopo la giornata al Quirinale con improbabili fidanzate fasciate in improbabili vestiti o semivestiti (non che gli altri fossero molto meglio, sia chiaro) e l’attesa spasmodica terribile frustrante del discorso alla Nazione del bel Conte. Che stress! Ma terrò duro, fino a domani.

E sì, che, invece la giornata era cominciata in maniera diversa, quasi ovvia, perfino serena.
Di prima mattina, le parole illuminate e decisive di qualcuno che, a proposito della parata, sentenzia: ‘L’Italia ripudia la guerra’. Giusto. Se, però, uno imparasse a leggere le disposizioni per intero, si accorgerebbe che certe banalità sono solo banalità prive di significato e controproducenti. La disposizione, per intero, infatti dice: «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali».
Cari ‘pacifisti’, cerchiamo di capirci: la guerra non si può ripudiare, si può cercare di non farla, ma se c’è, c’è. E, giustamente, la Costituzione lo dice, affermando che l’Italia non intende usare la guerra per risolvere le proprie controversie e cioè per aggredire altri Stati.
Per favore, signori, ragionate: i costituenti non erano scemi, l’Italia veniva da una guerra di aggressione, capito? di aggressione, e quindi ci si è garantita la possibilità di non farne più. Ma solo un matto da legare potrebbe mai dire che se ci fanno la guerra noi … porgiamo l’altra guancia, perfino Matteo Salvini con rosario, Vangelo e immaginetta di Padre Pio (fotocopiatagli dal bel Conte) non sarebbe disposto a dirlo.
Il pacifismo in assoluto è una stupidità, a meno che non significhi che noi, nell’eventualità che sia necessario, non ci difendiamo, non facciamo valere i nostri interessi minacciati e, infine, non partecipiamo, se necessario, alle azioni militari (e dunque di guerra) per riportare la pace altrove, come, infatti, spiega la medesima disposizione, che continua: « consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni».

L’Italia fa parte delle Nazioni Unite, dove è esplicitamente previsto che si possano fare azioni militari per … il mantenimento della pace. Vogliamo uscire dalle Nazioni Unite oltre che dalla Unione Europea?
Un po’ di maturità, ogni tanto, non sarebbe male, specie se si pensi che uno dei principali progetti della UE è proprio la creazione di un sistema di difesa comune, e, a meno che non si pensi di difenderci a sputi, qualche arma vera, serve.
La protesta di alcuni, per fortuna ex, generali è fondata su quello e fa eco ad un disagio generalizzato, perché, come sempre in questo Paese, è tutto un tira e molla la chiarezza è sconosciuta, e, come in ogni situazione complessa, se non si ha chiarezza e certezza nelle prospettive, si creano problemi anche e specialmente di efficienza.

Un elemento di ‘buon umore’, però, è arrivato poco dopo: Nicola Fratoianni si è dimesso. Era ora, anzi, sarebbe ora che si dimettessero i vari Speranza, Bonino, Bonelli, Della Vedova e chi più ne ha più ne metta e sorvolo su Calenda. Una volta dimessi, potrebbero riunirsi da qualche parte e ragionare, cosa faticosa lo so, ma utile talvolta. Ragionare per capire che se si continua afare politicaognuno per sé, ognuno disprezzando gli altri, ecc., sconfiggere questa destraqualusovranistaresterà un sogno e in Italia avremo al governo Salvini, con servizio in camera di Di Maio, per i prossimi venti anni.
La politica è comprensione e compromesso, che non vuol dire rinunciare o svendere le proprie idee, vuole solo dire renderle compatibili con quelle degli altri, posto che abbiano un minimo comun denominatore, esercitare quella dialettica che porta ad una sintesi, che magari cambia periodicamente, ma che consente di realizzare risultati, di essere riconoscibili come persone serie e coerenti, e di combattere la destra, oggi vincente perché sostanzialmente unita, sia pure a causa di un capo forte.
E quando dico destra, intendo Lega e stellini: questa è la destra attuale, e non credo che intenda perdere il potere, a meno che la smania di comando di Salvini non porti alla rottura. Forse non è probabile, ma è possibile che accada presto se Salvini percepisce che per realizzare i suoi progetti regressivi (uscita dall’euro e dall’Europa, regime autoritario, ecc.) gli stellini fanno resistenza.
A loro volta, gli stellini faranno, forse, resistenza solo se sentiranno una sinistra forte e unita che gli alita sul collo, altrimenti Di Maio da lì non si schioda. Anche se, e qui le carte potrebbero rimescolarsi, l’uscita di Giovanni Toti che vuole fondare un partito dei moderati, potrebbe cambiare le prospettive: escludendo Berlusconi, a Salvini potrebbe essere più facile mollare gli stellini. Ma schiodare Berlusconi sarà difficile.

Intanto la nave Cigala Fulgosi è giunta a Genova con i suoi cento disgraziati, dopo un viaggio lungo e assurdo e inutilmente costoso, solo per soddisfare la cattiveria di Salvini, che ha certamente goduto dell’idea di quei disgraziati costretti a un viaggio lungo in mare e del fatto che così quella nave si è allontanata dalla zona dove potrebbe salvare altri naufraghi.
Non si hanno notizie di commenti da bordo, né da parte dei vertici della marina, già un po’ in urto con il Ministro Elisabetta Trenta, ma posso immaginare quanta frustrazione ci sia, per il modo in cui si cerca di non salvare naufraghi, per le inutili ‘sanzioni’ di viaggi folli, per i costi spropositati e la conseguente carenza di soccorsi dove servono.
Forse non accadrà nulla, ma la mia impressione (proprio mia e solo mia) è che il nervosismo e la rabbia crescano, specie tra gli uomini del mare’, che sentono leso il proprio (eh sì, esiste davvero) onore di militari e marinai. Che intanto assistono (suppongo, ma è una supposizione tutta mia) soddisfatti al dissequestro della Sea Watch, che dunque riprende il mare.

Non conosco le motivazioni del giudice di Agrigento, ma mi permetto di suggerire che parlare dimigranti clandestinie del conseguente reato di favoreggiamento, con riferimento a delle gente che rischia di affogare in mare, a me sembra un po’ assurdo.
Non sono clandestini perché sono lì visibili e tangibili e ‘entrano’ in Italia a viso aperto, non nascosti in una valigia intendo. Fin tanto che non se ne dimostri la volontà di migrare, sono viaggiatori, ebbene sì viaggiatori che si allontanano da un Paese dove sono maltrattati e dove comunque non vogliono stare: cioè esercitano un proprio diritto sacrosanto. L’art. 12 del Testo Unico sulla immigrazione definisce il favoreggiamento della clandestinità così: «atti diretti a procurarne illegalmente l’ingresso nel territorio dello Stato»: questi non cercano di entrare illegalmente, arrivano per chiedere di poter restare legalmente a norma delle Convenzioni internazionali e delle norme italiane. Gli si può dire di no e rimandarli indietro: sono tutto fuor che clandestini e quindi portarli, pubblicamente, in Italia non è favoreggiamento di nulla.

Intanto, il predetto onore, viene richiamato, del tutto a sproposito dal solito Salvini, in risposta irritata all’infantile dichiarazione di Fico: «io dedico la festa (della Repubblica) ai rom e ai migranti», frase tanto inutile quanto superficiale e solo provocatoria, tanto che, infatti, subito l’altro risponde che lui la dedica gli italiani e agli eroici militari … dimenticando che tra quelli ci sono anche i marinai della Cigala Fulgosi. Ormai siamo ai litigi dei bambini all’asilo! Però, forse qualcuno dovrebbe ricordare ai due litiganti, che la festa non è loro e sono vivamente pregati di non dedicarla senza autorizzazione scritta dell’unico che può: il Capo dello Stato. Disciplina signori!

A Venezia una nave più grande della Chiesa di S. Marco entra in laguna, sbaglia la manovra o si spezza una corda e butta all’aria una barca per turisti e mezzo molo. Il Ministro Toninelli perde l’ennesima occasione per tacere e dice che questa è la prova che alle navi non deve essere permesso l’accesso a Venezia: cosa giusta in sé, ma da dire e spiegare in un altro e più riflessivo contesto. Ma grillo parlante Salvini non si lascia sfuggire l’occasione per dire la sua: tutta colpa di certi stellini che non fanno allargare il canale! Giusto, anzi, allarghiamo la laguna a cosa serve quella piazzona con la chiesona, togliamo tutto di mezzo e facciamoci un bel bacino di carenaggio!
Saremmo alle comiche finali, se soltanto fossero finali!

Perché alla fine è arrivata la conferenza di Conte, il bel Conte.
Confesso, buon discorso, troppo lungo e troppo unilaterale (io ho detto, io ho fatto), ma alla fine, forse addirittura con spirito sincero, ha detto la cosa importante, che si sintetizza: così non si può andare avanti. O si collabora o si va a casa, e, stranamente ma veramente, lo ha proprio detto chiaro. Bene, era ora; è ciò che si richiedeva quando elegantemente gli si chiedeva di tirare fuori le palle. Ne ha tirata fuori una e mezzo, ma la ha tirata fuori. Chapeau.
Ha anche spiegato (e questo è vero, e mi induce a sottolineare la sua correttezza, almeno formale) che il contratto lo vuole rispettare, nei termini logici di una politica seria, ma non può farlo se leforzepolitiche non lo aiutano … ecco, ha parlato di forze non solo dei due capataz. Un messaggio chiaro e anchenobile’, se, duole dirlo, non fosse diretto aforzemolto poco affidabili e non facesse pensare a una resa.

E allora, concludo, vediamo se siamo alle comiche finali, o all’inizio del secondo tempo.
Se non avrà risposte (o fingerà di averle avute, che è lo stesso) non resta che chiuderla lì e prendere atto che, molto onestamente, ha detto di non essere disposto ad ‘allenare la Roma’. Meno male.
Se è l’inizio del secondo tempo, deve fare di più, deve agire: deve dirci che succederà con l’Europa (su cui ha rigorosamente taciuto: malissimo), che farà con il bilancio. Perché se il secondo tempo (e confesso che temo che sarà così) fosse solo fumo e tentativi di scrollarsi di dosso gli obblighi europei con mille rinvii, allora c’è solo da augurarsi che … vada al allenare la Roma.
È questione di giorni, sul tappeto ha due problemi grandi come un grattacielo: la questione migrazioni sulla quale ha avuto un assist imprevisto e enorme (se non è stupido) dalladenunciadella UE (se capisco bene della UE!) alla Corte Penale internazionale sulla immigrazione; la decisione di forzare o meno la mano all’Europa (cioè alla logica e agli interessi degli italiani) con nuove follie di bilanci immaginifici e propagandistici e qui lo scontro con Salvini e con Di Maio sarà durissimo. O forse non ci sarà.

Al discorso di resa del bel Conte, Salvini ha risposto abbaiando che vuole tutto a cominciare dalla rivolta alla UE. Di Maio, a sua volta, ha squittito di rispettare gli stellini. Altro che palle.

E se tutto si risolvesse in un bel Governo balneare che approva i sacrifici dell’UE in attesa della definitiva vittoria di Salvini?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.