giovedì, Luglio 2

Conte: execution vo’ cercando Dai Decreti sicurezza alla digitalizzazione dei pagamenti: il Governo e la (in)capacità di far accadere le cose. Mentre c’è chi gioca, forse, sulla testa dell’Italia e la Libia, con tutto quel che comporta, ce la dobbiamo probabilmente scordare

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Dunque, Giuseppe Conte – pochette lo ha promesso: «Stiamo lavorando e la ministra Lamorgese ha avuto l’incarico di mettere a punto la versione finale delle modifiche del decreto sicurezza. Quindi se non questa settimana, io spero già la prossima potremo ritrovarci al Consiglio dei ministri per approvare le modifiche al decreto». Bene, lo attendo al varco.
Vi ricordate? Doveva essere uno degli impegniprioritari’ e distintivi di questo Governo. Governo che è in carica dal 5 settembre 2019! Se 9 mesi significanopriorità’, siamo a cavallo. Non oso pensare gli anni che serviranno per i «187 progetti» (avete capito bene, 187!, e lo ha detto senza ridere! leggete, avrà confuso i numeri, il CAP di Palazzo Chigi è 00187) che pochette, all’apertura dei così detti Stati Generali ha detto di aver predisposto con i ministri «lavorando intensamente».

Certo, è stata una gravidanza complicata, ha ragione, infatti, Matteo Renzi, per una volta concordo: «Il Presidente del Consiglio Conte ha firmato i decreti sicurezza, insieme a Di Maio, quindi capisco il suo imbarazzo». Ovvero, Matteo Salvini li ha scritti (si fa per dire), li ha imposti, e Conte e Giggino hanno detto ‘OK, si stampi’. E infatti Salvini, a stretto giro, risponde a pochette minacciando un milione di firme per un referendum che cancelli il risultato di questi oltre 9 mesi di parto di un Governo che alla faccenda avrebbe dato priorità. E per una volta (e mi rendo conto che sto esagerando), concordo anche con Carlo Calenda, che, parlando -di altro, di economia- afferma che il grande limite di questo Governo «sta nella execution, la capacità di far accadere le cose».
Comunque, benone, ora aspettiamo di vedere le modifiche di Lamorgese, e aspettiamo Confindustria che dirà.

Intanto Confindustria ‘dirà’ oggi. Oggi, quando -finalmente, dopo giorni di sberle in pieno viso al Governo, con pochette che si inalbera e accusa Carlo Bonomi di ‘ansia da prestazione’- i due, Carlo e Giuseppi, si troveranno faccia a faccia, a villa Pamphili. E Carlo presenterà il suo piano: ‘Italia 2030. Proposte per lo sviluppo’. Manco si potrà parlare di un ‘Mezzogiorno di fuoco’, il ‘duello’ si terrà, infatti, nel pomeriggio.
Dalle dichiarazioni che ho spiluccato qua e là, devo dire, però, che anche Carlo mi pare manchi un po’ di execution’, o meglio, mi pare sia un po’ carente nell’andare oltre all’elencazione   -troppa burocrazia, semplificare, riforma fiscale, usare in fretta i fondi che arriveranno (forse) dalla UE, ecc… sono solo titoli, poi che ci mettiamo dentro? come concretizziamo il tutto?-,    oltre al fatto che, come pochette pure io -e l’ho detto molte volteda Bonomi e dai suoi associati «mi aspetto un’ansia da prestazione imprenditoriale», che fino ad ora non si è vista.

E però ieri un’altra grande soddisfazione: «rilancio dell’impegno per la digitalizzazione dei pagamenti e il superamento del contante che avevamo avviato e le cui ragioni escono ulteriormente rafforzate da questa crisi. Si tratta di un potente volano di innovazione e modernizzazione e al tempo stesso di uno strumento importante di contrasto all’evasione che a sua volta costituisce la condizione per una riduzione del carico fiscale». Lo dice il Ministro Roberto Gualtieri, e per un momento ho pensato di averlo scritto io. E in effetti -lo rivendico spesso- lo avevo sostenuto in tempi non sospetti. Qui però ci sono due problemi: tempi e modi; condivisione dell’obiettivo.
Gualtieri non ha specificato i tempi. Se sarà una gravidanza difficile come quella dei decreti sicurezza, forse il tutto lo vedrà, se andrà bene, la prossima generazione. Anche perché, e questo mi preoccupa assai, pochette ha promesso di voler «favorire una transizione dolce e gentile verso questo piano di pagamenti digitali», e non bastasse ha aggiunto «Ci piacerebbe foste pienamente partecipi». ‘Pienamente’ che in questo caso sta per ‘tutti’, tutti partecipi. Ecco il secondo punto, la condivisione dell’obiettivo. Tutti chi? Non ho sentito Bonomi elencare la digitalizzazione dei pagamenti, allo scopo di contrastare l’evasione. Nè ho sentito i rappresentanti dei commercianti -l’altro Carlo, il Sangalli nazionale, manco lui mi risulta l’abbia elencato- e delle altre categorie. Per il momento l’unica sigla che si è espressa a favore è stata la UIL, anche dagli altri sindacati nulla è pervenuto. Mi saranno sfuggiti tutti, lo spero. E sarebbe bello avere un elenco del chi ci sta.
E qui termina la mia giornata di ‘soddisfazioni’.

Ignoro, volutamente, i mal di pancia all’interno del M5S, con Dibba che, domenica, da Lucia Annunziata, ha dato fuoco alla miccia che sta bruciando il sederino a parecchia gente, da quanto si è visto in 48 ore. E ignoro anche la vicenda -direi molto più seria- dei fondi chavisti che sarebbero finiti a Casaleggio per costruire il Movimento. Faccenda seria, mi pare, non di per sé, ma se avessimo tempo e spazio -e ora qui non lo abbiamo- per considerarla in ottica geopolitica e di ipotetici giochi che si potrebbe ipotizzare si stiano dispiegando sulla testa degli stellini (e fin qui, va beh, tutto sommato piccola cosa) piuttosto che dell’Italia, come da alcune parti si sta avanzando, se non altro come, appunto, ipotesi da considerare.

Per il momento il fronte internazionale -Giggino in Svizzera a parte- è totalmente scoperto. In Libia ormai la frittata, grazie agli sforzi congiunti di pochette prima e seconda maniera e Giggino, è fatta. Noi siamo completamente fuori e pure sbeffeggiati.
Una volta di più, i due Metternich della politica italiani sono riusciti nel capolavoro: turchi e russi si sono messi d’accordo, come era ovvio, per lasciare cadere Haftar e gestire in proprio la Libia, con il suo petrolio e le sue pretese sulla piattaforma continentale (sempre petrolio) e con la probabile assegnazione di basi militari in Libia alla Russia. Apro e chiudo una parentesi: ma che Haftar fosse un cavallo di Troia per la Russia, a me non sembrava tanto assurdo, se non altro perché Haftar è anziano e malato, e quindi è molto meno affidabile di Erdogan e perfino di al-Serraj!
Tutto ciò rivoluziona radicalmente la politica nel bacino del Mediterraneo, per non parlare degli effetti geo-politici: gli USA si allontanano, ma la Russia si avvicina. E noi? E non solo noi come italiani, ma noi come Europa?
Le prospettive non sono allegre, perché ora, così, l’intera Europa si troverebbestrozzata’ dalle forniture russe e turche e perfino israeliane. Per noi, temo, un rischio ulteriore di isolamento: l’Europa non avrebbe più bisogno dellaportaerei’ Italia e questo sarebbe un motivo in più per staccarci definitivamente la spina.

Fantasie? Forse, anzi, spero. Mi mancano le informazioni e i dati effettivi. Posso solo ricordare che qualche mese fa avevo suggerito di tagliare la testa al toro ed offrire noi direttamente una base ai russi in Libia, dopo avere mostrato di volere impedire il peggioramento della situazione in Libia, usando la nostra flotta per fare arretrare Haftar … invece di andargli a fare i salamelecchi, e vendere, , le fregate all’Egitto, ma in prospettiva antiturca. E invece, purtroppo, ci si affanna ancora nelle punture di spillo ad al-Sisi per il caso Regeni.
Oh!, sia chiaro. Il caso Regeni è uno schifo apocalittico, ma è anche evidente come il sole che è stato frutto di un errore dei servizi segreti o chi per essi. Chiunque si occupi di queste cose capisce benissimo che nessuno Stato può accettare di punire i propri stessi agenti, perché, specie in quanto Stato a dir poco autoritario (ma voluto fortemente da tutta, proprio tutta, l’Europa e gli USA!), se perde la fiducia dei propri servizi è fregato. E dunque, bisognava agire con tatto, non insistere in modo clamoroso, eccetera, fidando sul tempo e il “’sonno’ … prima o poi, chi sa. Invece, l’insistenza ha solo portato ad un altro episodio per segnalare che al Sisi non è disposto, secondo me non può, cedere.
Non è -lo dico ai poveri genitori di Regeni- non è realpolitik, è necessità: dolorosa, infame, ma reale. A parte che, pretendere da altri ciò che non facciamo noi è a dir poco difficile.
So bene quanto ciò mi procurerà antipatie, ma è, purtroppo, la dura realtà.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.