martedì, Novembre 12

Conte e gli altri ipocriti: ai limiti del colpo di Stato bananiero Il ‘premier’, solo ai banchi di Governo, in un Senato abbandonato dal principale partito di Governo, di fronte ad un tema in cui è in gioco la ‘fedeltà’ a linee politiche estere non ha nulla di più del nulla da dire

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La grande giornata parlamentare del ‘premier’ Giuseppe Conte, è una specie di ordalia, per certi versi comica, ma per il Paese tragica.

In realtà è andato alla Camera solo, almeno così sembra, per poter rispondere ai leghisti sul TAV, e anche fisicamente da solo, fateci caso, era una pena, faceva pena, accanto a lui non c’era anima viva. Mi dispiace di doverlo dire, perché d’istinto (sì, vero, ognuno ha i suoi e io ne ho di pessimi) io sono propenso, ripeto d’istinto per riflesso condizionato per deformazione professionale, ad avere rispetto per l’istituzione (in fondo, perdonatemi, è il mio mestiere) anche se ne ho (e molto spesso è così, e in questo caso certamente) pochissima o nessuna per le persone che quelle istituzioni rappresentano.

Ebbene, quello cui alludevo è che a me non torna la rispostadi Conte alla interrogazione leghista sul TAV (guarda caso, c’era proprio ieri, dopo l’intervento ipocrita di martedì), con la ripetizione di quanto già detto, compresa la storia delle penali alla Francia (che sono tutte da dimostrare), e la replica del leghista-capo: una replica entusiasta, gongolante, sprizzante gioia, ma anche violentissima quando ha detto più o meno: ‘da ora in poi niente più no’ su tutto, che, tradotto in linguaggio politico, vuol direvoi stellini siete sconfitti e siete in cantina in catene’, ma anche (ed è questo che ancora di più mi sorprende, un accademico queste cose le intuirebbe subito, è pane quotidiano, possibile che Conte no?) al Presidente del Consiglio è sembrato dire: ‘in ginocchio e baciami la mano’.

Non posso crederci, c’è qualcosa che non va da qualche parte, ma a me sembra una sceneggiata concordata, compresa la volgarità del leghista-capo senza cravatta … ormai il Parlamento è quello che fu quello di tal Benito.

Non contento delle sue comunicazioni alla Camera, il ‘premier’, è andato al Senato per la vicenda Moscopoli. Non credo valga la pena di raccontare gran che, salvo il tono, a mio parere inatteso e sconcertante, del suo intervento.
Un discorso, intendo dire, scialbo e difensivo: se avesse delegato a raccontare ciò che è successo il Maggiordomo (immagino che uno ve ne sia, male che vada c’è sempre il mitico addetto stampa del quale, come forse ricorderete, mi rifiuto di pronunciare il nome) di Palazzo Chigi avrebbe fatto meglio.

Il suo discorso si divide in realtà in tre parti, pronunciate con molto, troppo nervosismo, incapace ilpremierdi sopportare un po’ di movimento e qualche mugugno, ma forse specialmente molto innervosito dal fatto che, inopinatamente, gli stellini al Senato … se ne sono andati appena lui ha cominciato a parlare.

Lascio ai grandi giornalisti -a cominciare di Mentana che per poter dedicare tutto il tempo possibile ai propri commenti e valutazioni non ci ha fatto ascoltare gli interventi dei senatori, che potete trovare qui, lettura che consiglio-, la valutazione del perché se ne sono andati. A me pare, comunque, una cosa solo ovvia, un segno di dissenso da lui, proprio da lui, o forse una segnalazione: ‘guarda che non conti nulla, il Governo siamo noi’!. Magari non avrà seguito, ma certo ora i rischi sono alti per il Governo, che ha una maggioranza molto, ma molto inaffidabile: o meglio avrebbe, perché né Di Maio né Salvini hanno intenzione di mettere fine al Governo. Ma forse, chissà è sempre lecito illudersi che qualcuno anche il peggiore abbia ancora un fondo di umanità, ma forse potrebbe essere proprio il premiera non poterne più.

Sia come sia, il suo discorso (pardon, ci chiama ‘informativa’) si apre con una (perdonatemi, è il mio mestiere!) lezioncina da scuola elementare di diritto costituzionale, per spiegare perché, bontà sua, era in Parlamento, visto che lo rispetta, e vorrei vedere! Poi, criptico come sempre, aggiunge che il suo rispetto per il Parlamento lo induce a garantirgli (al Parlamento) che in caso di dimissioni, le porterebbe lì. E che c’entra, che vuol dire? Ottima, infatti (io nei suoi panni sarei caduto sotto il tavolo), la replica durissima di Pier Ferdinando Casini (dico Casini, ci siamo capiti, Casini?) che gli chiede se per caso abbia dimenticato che andare in Parlamento è un suo dovere, non una sua concessione! Che vergogna!

Poi, una noiosa e puntigliosa spiegazione del perché, non per sua colpa né per suo merito, un certo signor Gianluca Savoini ha partecipato (senza che nessuno lo volesse, salvo Salvini, rigorosamente assente) a vari incontri, cene e divertimenti vari a Roma e a Mosca con e senza Vladimir Putin. Ma chi è Conte oltre a credere di essere il ‘premier’, non è il Presidente del Consiglio dei Ministri che organizza incontri internazionali importantissimi e manco sa chi viene a partecipare, chi viene invitato, ‘ah li ha invitati Salvini’! Ma vi rendete conto?

Ma, e questo, purtroppo di nuovo mi lascia a bocca aperta, in soldoni afferma che ‘nel pieno rispetto dei nostri amici e alleati, tanto che abbiamo confermato le sanzioni alla Russia’, lasciando intendere che Salvini & co. agivano contro inostri amici? Se no, perché dirlo?
E perchè sottolineare dopo la ricostruzione delle partecipazioni di Savoini agli appuntamenti russi, «Queste sono le informazioni acquisite dalla Presidenza del Consiglio e che sono in grado di riferirvi. Non ho ricevuto informazioni dal Ministro competente»?
A parte ciò, confesso, non me lo sarei mai aspettato: sarebbe stata una buona occasione per dimostrare un minimo di autonomia di pensiero, almeno un atteggiamento ‘scientifico’ (dice di essere un professore universitario, no?) rispetto al tema, per fingere che, in fondo, si può almeno discutere di cambiare politica o almeno di valutarne in termini di prospettiva la validità. Eppure, l’avvocato del popolo non fa che chiedere di essere considerato come persona differente dagli stellini e altro, mah!

Insomma, di fronte ad un tema in cui è in gioco non solo l’onestà dei Ministri e dei partiti (perché se hanno preso soldi siamo al limite del tradimento), ma addirittura lafedeltàa linee politiche estere, dove la coerenza e l’affidabilità sono essenziali, ilpremier’ -ma sì visto come si comporta chiamiamolo “premier”, capocomico, primattore quello che volete, ma Presidente del Consiglio dei Ministri di un Paese moderno proprio no- non ha nulla di più da dire.

Sorvolo con preoccupazione e tristezza, sul modo ancora una volta diviso e confuso in cui il PD entra nella vicenda, diviso (a dir poco) tra gli amici di Matteo Renzi, sempre più tronfio e deciso con la sua sterminata ‘diretta’ Facebook (ma non si vergognano, e lui in particolare?) e gli altri. Eh sì, perché mentre Renzi e i suoi sono almeno uniti in una linea politica assurda e violenta (forse solo per questo consona agli altri protagonisti della scena) gli altri del PD sono divisi anche tra di loro e, a sentirli, del tutto inferiori al compito.

Davvero, il deserto della politica.
Anzi, peggio. Ormai la ‘politica’ si fa via Facebook, con dirette e sciocchezze simili.
E quindi il mitico ‘premierannuncia via Facebook che il TAV si deve fare, ma poi va in Parlamento a dire che lui rispetta il Parlamento … ci vuole una faccia di bronzo notevole.
Salvini non va in Parlamento, ma via Facebook spiega che lui non si occupa di sciocchezze come la presunta malversazione russa, e fa l’elenco delle opere pubbliche che farà … forse crede di essere Toninelli!
Infine, Giggino, che spiega, via Facebook, che il TAV serve solo a fare un piacere a Emmanuel Macron e che loro sono stati coerentemente contrari al TAV, ma non ci spiega perché allora hanno fatto le analisi costi benefici e tutte le sciocchezze che hanno fatto. Se erano contrari e fossero politicamente onesti, nelcontratto’ -l’ennesima assurdità-, avrebbero scritto no tav’ e invece hanno scrittoforse TAV’: ipocriti, ipocriti come tutti, anzi, più ipocriti degli altri! Che schifo.

E allora, cade il Governo? Gli stellini sono contrari al TAV e a molto di ciò che ha aggiunto Salvini, e che fanno? fanno cadere il Governo? No, loro sono coerenti: fanno il TAV ecc., non hanno nulla da dire sulle amicizie petrolifere di Salvini, ma restano al Governo. Il Governo prima di tutto, se no dopo che fanno?

Altro che rispetto per il Parlamento e la democrazia, qui siamo ai limiti del colpo di Stato, bananiero, ma sempre ‘colpo’.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.