sabato, Dicembre 14

Conte bis in mano a Rousseau: ci siamo o ci facciamo? Irrilevante dal punto di vista costituzionale, antidemocratico dal punto di vista politico, eppure Conte dovrebbe adeguarsi, dicono gli stellini, ma scusate, Conte non è, come detto ancora ieri da Di Maio, super partes?

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L’altro giorno ho accennato alle elucubrazioni in merito alla validità e alla ‘costituzionalità’ del ‘metodo Rousseau’ da parte degli stellini. Per dire, lo ripeto a scanso di equivoci o fraintendimenti, che, dal punto di vista costituzionale, è del tutto irrilevante, anzi, innocuo.
Premesso, infatti, che si tratta di un sistema fallace e sciocco, completamente inadatto arilevarealcunché e distaccato dalla realtà odierna; premesso altresì che si tratta di un metodo di per séfalso’, perché riduce ad una domanda secca un tema complesso e complicato, difficile e articolato, e per di più consente una risposta con un ‘SI’ o un ‘NO’; premesso, infine, che non si capisce che valore abbia una sorta di ‘sondaggio’ casuale, tra persone scelte a caso, ripeto ‘scelte’, perché l’iscrizione alla piattaforma richiede molte precondizioni e una accettazione e, se non sbaglio, è ferma al 2016 e per di più ‘vota’ chi vuole, e quindi il valore del sondaggio è, statisticamente parlando, nullo; premesso tutto ciò, come ho detto e ripeto, affari loro.

Se sono così sciocchi da credere che quel sistema serva a qualcosa, se sono così sciocchi da credere e fare credere che quel sistema sia affidabile, se sono così sciocchi da credere che quel sistema sia ‘trasparente’, ecc., sono affari loro: vogliono decidere così? Facciano pure.

E quindi, se da quel voto verrà fuori (non sarà così, vedrete) che il Governo Conte (Conte bis dicono, e anche qui ci sarebbe da discutere) non va bene, faranno benissimo gli stellini a dire a Giuseppe Conte e al PD che loro il governo non lo vogliono fare e, dunque, si dimetteranno tutti e tutti insieme dalle loro poltrone e poltroncine, e se ne torneranno ai loro seggi e seggini in Parlamento, in attesa di andarsene anche da lì.

Lo ripeto, non c’è problema, fatti loro. Potrebbe la cosa non giovargli molto sul piano politico e della simpatia, potrebbe la cosa privarli di un po’ (tanto, tantissimo, troppo) di potere, potrebbe la cosa renderli ridicoli ma farli sentire degli eroi, ma sempre fatti loro sono. Saranno, semmai, gli elettori, dopo, a scegliere se votare per gente che ragiona e agisce così o no.

dove comincio a trovare qualche difficoltà è sulle spiegazioni che alcuni stelliniautorevolidanno della cosa.
Innanzitutto la domanda: «Sei d’accordo che il MoVimento 5 Stelle faccia partire un Governo, insieme al Partito Democratico, presieduto da Giuseppe Conte?». Sorvolo sull’uso del verbo ‘partire’, che lascia pensare che un governo sia un autobus, come, purtroppo, molti ritengono, a quanto pare anche tra gli stellini; sorvolo anche sulla sintassi che lascia pensare che Conte sia presidente del PD, ma questa è solo una scivolata, non male, ma una scivolata, prevedibile in chi evidentemente un letterato non è. Però è un fatto che solo al momento di votare, chi accede e può votare (cioè è iscritto riconosciuto, ha una password, ecc. … una cosa di una trasparenza imbarazzante), potrà leggere il programmanegoziato con il PD’; ma allora ci sarà Martedì alle 09.00 un programma scritto e sottoscritto: è una notizia clamorosa, ne hanno informato il PD?; e comunque, letto in gran fretta il programma e ponzatoci un momento su (entro le ore 18.00 bisogna decidere e votare, non male, sono veloci questi stellini!) il partecipante al Rousseau, vota: sì o no. Si potrebbe, invero, sottilizzare sulla formulazione della domanda, che ‘induce’ alla risposta positiva, ma lascio questa valutazione agli esperti, a me sembra così, per quel che vale.

Orbene. Alla domanda rivolta ad un certo Manlio Di Stefano (che pare sia persona autorevolissima quant’altre mai nel partito) su cosa succederebbe se il voto fosse negativo, la risposta lapidaria è stata: «Ne trarremo le conseguenze. Siamo felici di avere un sistema che permette ai nostri elettori di essere parte attiva della politica». Un altro super autorevole, niente meno che capogruppo al Senato, tal Stefano Patuanelli, ha detto anche: «La piattaforma è un mezzo che un movimento politico ha deciso di dotarsi per prendere le proprie decisioni, pari ad una direzione di partito. Se dovessero prevalere i no, il presidente del Consiglio dovrà sciogliere la riserva di conseguenza: in modo negativo. Non vedo alternativa».

Ora, permettetemi due parole.
Sulla felicità di avere il sistema, di nuovo fatti loro, se Di Stefano è felice io sono felice con lui, ma dire che ciò permette agli elettori di essere parte attiva è una balla, una balla colossale, inaccettabile. Al di là della formulazione del quesito (secondo me induce al sì, secondo altri l’inclusione della parolaccia ‘partito democratico’ indurrebbe al no), la cosa non permette assolutamente nulla. Consente ad alcune persone privilegiate, riconosciute con metodi misteriosi da Casaleggio e sconosciute al pubblico (l’altro giorno citavo Sanremo), di esprimersi in merito. Da ciò derivano le decisioni di un partito che ha avuto milioni di voti? Bene, lo sappiano coloro che li hanno votati: loro decidono così, e siano tranquilli, perché ciò rende felice Di Stefano, e anche io sono felice di saperlo felice, evviva!

Ma l’autorevole Patuanelli, allegramente sbarazzino in fatto di sintassi, ne dice una molto dura, e cioè che Conte dovrà trarne le conseguenze e rinunciare all’incarico. Ora, un momento, per favore. Finora, cari stellini, avete sbraitato che Conte era super partes, ora dite chedevetrarre le conseguenze, ma allora non è super partes, è tenuto anche lui a eseguire le decisioni della piattaforma, quindi è parte del vostro partito. Bene a sapersi, finalmente.

Infine, dire che quel sistema è «pari alla direzione di un partito» è una balla colossale, immensa, sesquipedale. La direzione di un partito è eletta, normalmente, dagli iscritti al partito, noti tutti con nome cognome e indirizzo e, normalmente, dopo assemblee o riunioni, insomma dopo discussioni varie. Qui ci sono delle persone (pare) ignote a tutti, compresi i votanti di quel partito. Ripeto ancora una volta, va benissimo, affari loro, se loro decidono così sono liberissimi di farlo e chi li ha votati lo sapeva benissimo e se non lo sapeva ora lo sa. Ma mettere sullo stesso piano questo sistema assurdo, destinato nelle fantasie dei Casaleggio a diventare il sostituto del Parlamento, con un sistema di decisione democratico, mi pare eccessivo. Perché, parliamoci chiaro, è esattamente questa l’idea geniale dei Casaleggio e di Grillo: eliminare o magari sorteggiare il Parlamento, e fare decidere direttamente la gente, cioè qualche decina di persone. In un racconto, che ho già citato, di Isaac Asimov, si descrive il caso di un mondo intero governato attraverso il voto di una sola persona, beninteso scelta con tecniche sofisticatissime di analisi sociologica eccetera, mediante computer (e quando mai no?) giganteschi. Se l’idea degli stellini, come ormai è sempre più evidente, è di sostituire il Parlamento con le valutazioni di un pool dicomunicatoriosondaggisti’ vari, dall’innominabile, a Bandiera, a Boccia Artieri, alla signora Ghisleri, a Pagnoncelli, a Mannheimer, a Piepoli e chi più ne ha più ne metta, ebbene no, questa non è democrazia, andatene a parlare con Matteo Salvini, il vostro socio preferito!

Ciò posto, con il suo inusuale intervento, Conte ha cercato di tagliare il nodo che si stava stringendo e che rischiava di mettere un bastone grosso come una casa sulla sua strada, intervenendo con un messaggio, permettetemi e ditemi che Conte non mi piace non fa nulla anche se è la pura verità, banale e superficiale, a parte i riferimenti ridicoli al futuro meravigliose e possente dell’Italia, un messaggio che aveva e ha un unico scopo: dire chiaramente agli stellini che devono votare per il suo governo, perché altrimenti tutto salta.
E, si badi, il discorsetto, ripeto melenso e rituale, avviene prima, ripeto prima, che Nicola Zingaretti e Di Maio (che a sua volta annuncia in contemporanea un suo messaggio … uffa!) si incontrino, perché è lì, in quell’incontro, che si deciderà sul governo, con una sola, questa volta molto apprezzabile, aggiunta: l’invito a scegliere per il Governo persone di alto profilo e di alta competenza. Sembra marginale, ma, forse, non lo è, perché, intanto, ha messo da parte l’idea insulsa delle rose di candidati, e poi ha posto il problema vero, vitale specie per il PD, di avere persone di altissimo livello, perché, al di là delle chiacchiere e dell’autoincensamento sulle sue magiche capacità diplomatiche, questo è il punto, il vero punto: solo un Governo di altissimo livello, di grandissime capacità e di nervi saldi, molto saldi, può sperare di fare superare al Paese uno dei momenti più bui della sua storia, più pericolosi.
E il messaggio, deve avere creato problemi a Casaleggio, che, notoriamente ostile al governo col PD, ha cercato ed è riuscito a non dire nulla benché tampinato, dato che, mi permetto di supporre, ora in grave imbarazzo … mai fosse che Rousseau dica no!

Quanto a Di Maio, che vergogna, che pena, che cinismo e la barba lunga. Oggi un suo collega spiegava che gli stellini sono postideologici (dio solo sa che significa, spero non solo post-idee), né di destra né di sinistra, e quindi lui, loro, ripetendo le stesse frasi cercano soluzioni ai problemi, e le soluzioni (secondo lui) sono neutre. Prima o poi imparerà che non è così. Infine ha spiegato che il tema della vicepresidenza era una invenzione del PD, che avendovi rinunciato, non c’è più. Ci vuole una faccia di bronzo degna di miglio causa.

Vedremo come andrà a finire con questo Governo. A favore del quale sta una voglia disperata di Conte di mantenere in piedi il Governo, costruendo su ciò un suo futuri politico. E anche un disperato bisogno di Zingaretti di non fallire, arrendendosi così completamente ai suoi troppi avversari, e quindi farà il possibile e anche di più: in questo momento è più forte di ieri, e infatti il suo comunicato finale è stringato e orgoglioso: governo di svolta e neanche una parola sul vice.
Contro questo Governo ci sono due bombe: Matteo Renzi, che aspetta solo il momento buono per farlo cadere, al solo scopo di migliorare il proprio futuro politico, e Di Maio, che ingoia il Governo, ingoia il protagonismo sfacciato di Conte, dovrà ingoiare un po’ di ministeri, ma non è contento e non credo che mancherà di cercare ogni modo per mettere in cattiva luce l’alleato PD (non contrattante, mi spiace per lui) e, attraverso ciò, mettere in difficoltà Conte, che ora ha un nemico, non un avversario, certo.

Un’idea di futuro, una proposta per il futuro, un progetto, un’idea guida, un ideale io non lo ho visto: personalmente, per quel nulla che conta, ho i brividi, ma questi sono fatti miei!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.