venerdì, Luglio 10

Conte alla Germania: non abbiamo dimenticato L’Italia chiamata a respingere le ‘offensive’ tedesche, nel mezzo delle tensioni all’interno della maggioranza e degli attacchi di una minoranza a sua volta divisa. Il tempo delle nomine non aiuta

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Per mandare il suo messaggio alla Germania, il Presidente del consiglio Giuseppe Conte sceglie la tedesca ‘Sueddeutsche Zeitung’: «Il MES in Italia ha una cattiva fama… Non abbiamo dimenticato che ai greci, nell’ultima crisi finanziaria, sono stati richiesti sacrifici inaccettabili perché ottenessero i crediti. Molti Paesi europei hanno guardato finora soltanto ai propri vantaggi, la Germania ha un bilancio commerciale superiore a quanto prevedano le regole dell’Ue e con questo surplus non opera da locomotiva bensì da freno per l’Europa». E ancora: «L’Unione Europea ha bisogno di tutta la sua potenza di fuoco, nello specifico attraverso l’emissione di titoli comuni. Viviamo il più grande shock dalla guerra e a questo anche l’Europa deve dare una risposta».

Già, una risposta. Giovedì prossimo si riunisce il Consiglio Europeo dei capi di governo dei 27 Paesi membri dell’Unione europea. Un appuntamento importante, e non facile, per l’Italia. Il Ministro delle finanze olandese, Wopke B. Hoekstra (lo stesso che il 31 marzo scorso ha ammesso che lui e il suo premier Mark Rutte non hanno mostrato sufficiente empatia nei confronti dei Paesi dell’Europa meridionale, ma ribadito il suo ‘NO’ a un uso più elastico del Fondo salvastati e ai Corona bond), con l’esplicito (anche se non manifestato) sostegno dell’omologo tedesco, Olaf Scholz, chiede che la Commissione UE avvii un’indagine nei confronti dell’Italia per mostrarne l’irresponsabile impreparazione ad affrontare il Coronavirus. E’ questo tipo dioffensive’, che l’Italia e il suo Governo (ma l’intera classe politica si potrebbe dire), sono chiamati a respingere.

Il contestointerno’, invece, è fatto di un avvilente gioco al massacro: polemiche, recriminazioni, accuse. Fino a quando sono i partiti dell’opposizione che attaccano il Governo, ci può pure stare. Nei momenti di crisi grave è buona regola che si abbassino le armi, e ci si stringa ‘a coorte’. In Italia lo si canta, ma non lo si pratica. Ci si dilania e si offre, soprattutto all’estero, non di compattezza, ma di sfilacciamento.
Ci si balocca con i piccoli e interessati cabotaggi dei due Mattei: sia Salvini che Renzi hanno il problema di guadagnarevisibilitànel disperato tentativo di riguadagnare consensi scemati.
La coalizione Partito Democratico-Movimento 5 Stelle è, a sua volta, impegnata nel piantarbandierinealla guida di importanti potentati come ENI, Leonardo, Poste, Cassa depositi e prestiti: centri di potere reale, e la divisione delle torte è in corso.
In questo quadro,
tante fratture interne. Da registrare, per esempio, un sordo ed eloquente dissenso tra Salvini e Giancarlo Giorgetti, l’unico esponente della Lega che si può permettere di contestare il leader. La polemica sul MES e sull’Europa che ‘vuole strozzare l’Italia’ accesa da Salvini non è condivisa da Giorgetti, un dissenso che si è manifestato in un significativo, silenzioso e tuttavia rumorosissimo auto-esilio.
Acque agitate anche nel M5S. Torna a farsi sentire Alessandro Di Battista. Alla guida di una pattuglia che comprende tra gli altri le ex ministre Giulia Grillo e Barbara Lezzi, l’ex socio della piattaforma Rousseau Max Bugani, si attacca frontalmente il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e lo stesso M5S per via della riconferma, ad amministratore delegato dell’ENI, di Claudio De Scalzi. Possibile che sia un gioco delle parti, dal momento che il M5S (quantomeno la sua parte ‘governativa’) ha avuto cura di fare la sua ‘rosa’ di nomine; ma è un fatto che Beppe Grillo appare sempre più al margine, sfocato; nell’ombra Davide Casaleggio; si agitano Vito Crimi e Luigi Di Maio; ma come viti spanate, incapaci di ‘mordere’.

Tutto questo magma indebolisce e al tempo stesso rafforza Conte. Il Presidente del Consiglio incassa un aiuto da Silvio Berlusconi, che ha tutto l’interesse a mostrare, nell’ambito del centro-destra, un volto di responsabile, ‘saggio’. Nell’ambito di questa strategia, l’ampia intervista che Conte rilascia al ‘Giornale’.

«Il Governo», è il ramoscello d’ulivo di Conte, «ha aperto il confronto con le opposizioni e questo confronto rimane aperto anche adesso, confidando che ci sia la effettiva disponibilità delle opposizioni di raccogliere questo invito e di offrire il proprio contributo al Paese impegnato in questa difficilissima prova». Segue un invito esplicito: «Capisco che per una forza di opposizione questa sfida al confronto non sia semplice, ma esso può dare frutti utili nel comune interesse se si ha il coraggio di mettere da parte ambiguità e rinunciando ad alimentare il malcontento sociale. Quanto a me, non mi impressionano neppure gli insulti. Intervengo solo quando, come è successo da ultimo, vedo che alcuni esponenti delle opposizioni lanciano una campagna di false accuse che rischia di dividere l’Italia tra opposte tifoserie, danneggiando pericolosamente la credibilità del nostro Paese in Europa in una fase così drammatica».
Intervista dalle letture multiple:
Conte parla a Berlusconi, nella prospettiva di allentare la stretta del centro-destra; ma anche al Quirinale: il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in queste ore ha fatto filtrare la sua preoccupazione per le tensioni nella maggioranza, e i rischi di fratture difficilmente sanabili, proprio in un momento di massima emergenza. Ma è anche un messaggio a Renzi, che, senza neppure darsi pena di nasconderlo, lavora per un cambio di maggioranza che escluda il M5S e naturalmente un avvicendamento a palazzo Chigi. Conte sillaba: «Quel che serve davvero al Paese è avere un governo sostenuto da forze che maturino la piena convinzione che l’opera di ricostruzione sarà tanto più efficace se tutti lavoreremo nella medesima direzione con forte coesione e lungimiranza, questo compito deve spettare alla politica intesa con la P maiuscola, non può essere affidato a governi tecnici sul presupposto che le forze politiche non siano disponibili ad assumersi la responsabilità delle scelte anche molto difficili che il Paese è chiamato a compiere». Conte ha poi cura di fugare ogni possibile equivoco su ipotizzati governi di unità nazionale: «Sono formule astratte molto improbabili da perseguire in concreto, basti considerare le divisioni che ci sono manifestate evidenti anche nella fase più acuta dell’emergenza. In realtà questo governo sta operando con coraggio e determinazione».
Alla fine, comunque, sono parole. Il fuoco continua a covare, pronto a divampare in modo virulento e incontrollabile. Questa la situazione, questi i fatti.

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