lunedì, Aprile 6

Conte affetto da una forma di onanismo politico In un Paese che suppone di essere democratico è semplicemente inammissibile. Ma è l’insieme del sistema che scricchiola vistosamente, con l’evidente incapacità di tutti difronte al coronavirus e l’evidente uso politico dello stesso da parte di tutti

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Chi si dovesse attendere qui di seguito parole di entusiastico apprezzamento per ciò che si è deciso e per chi lo fa, è bene che smetta di leggere. Sono sempre stato convinto che in nessun momento della vita si debba rinunciare al proprio pensiero e alla propria capacità critica. Dove per ‘critica’ intendo valutazione, soppesamento, analisi per capire e “suggerire”, non per condannare o giudicare. Critica è cosa che ha, purtroppo, poco a che fare con la politica, specie la nostra.

E dunque premetto solo due parole. Ci sono persone in Lombardia, in Veneto, in Sardegna proprio oggi, insomma in tutte, proprio tutte le Regioni italiane e in tutti proprio tutti i Comuni e in tutte proprio tutte le amministrazioni pubbliche e non solo, che stanno facendo l’impossibile, che si stanno sacrificando e che meritano la nostra riconoscenza. Chiaro? Ma non sottoscrizioneacriticadi tutto ciò che si fa e si dice.

Con una dichiarazione unilaterale, cioè senza confronto senza stampa, pervenuta con quasi tre quarti d’ora di ritardo sul previsto, il Presidente del Consiglio ha annunciato una ulteriore restrizione delle libertà individuali di noi tutti, sulla base principalmente delle pressioni di alcune Regioni, alcune delle quali, addirittura hanno prevenuto le misure del Governo, secondo la logica ormai imperante per la quale i Presidenti delle Regioni, sedicenti governatori, fanno in sostanza quello che vogliono, anzi, in molti casi, fanno in modo di dare l’impressione che sono loro a decidere e che del Governo possono fare a meno.

E dunque.
Arrivare in ritardo ad una dichiarazione annunciata con trombe e tamburi e per di più non ufficiale ma su Facebook, al di là della maleducazione, è prova di assoluta indifferenza verso i cittadini-buoi, che tanto possono aspettare. E, per di più, ai quali si fa un discorsetto da quinta elementare (forse terza?) sull’amore, l’affetto per i cari, i sacrifici necessari: un pistolotto volgare, per di più letto. Letto perché non sa dire una parola ‘sincera’ se non gliela scrive Casalino? Letto, per di più, in ‘autofilmatura’, non so come dire ‘selfie’ in video: la politica per Conte/pochette è divenuta una forma di onanismo politico.
Ciò è così evidentemente ridicolo e psicologicamente deviante, che non rendersene conto vuole solo dire indifferenza al problema, dove il problema sono quella banalità che si chiama popolo: cosa che forse va bene in Cina, ma in un Paese che suppone di essere democratico è semplicemente inammissibile.

Ma in realtà, non è solo la sua ‘politica’ ad essere a dir poco discutibile, è l’insieme del sistema che scricchiola vistosamente, innanzitutto sul piano etico. Invece, in questa brutta, vicenda ciò che mi colpisce è, da un lato, l’evidente incapacità di tutti, ripeto di tutti tecnici e politici, di risolverla, e, dall’altro, l’evidente uso politico della vicenda stessa.

Conte/pochette, lieto del fatto che ottiene più consensi di quanti se ne sarebbe mai potuto aspettare, è ormai deciso ad apparire sempre e comunque, facendo queste conferenzuole tristi e deprimenti, che cercando di dare l’idea di assumere decisioni, che sono platealmente il frutto di pressioni di altri. Che, a loro volta, usano la vicenda allo stesso fine, per apparire come quelli che decidono, che sanno cosa fare e infatti chiedono, impongono, protestano, vogliono sempre qualcosa di più, ma si guardano bene dallo spiegare come quel ‘di più’ si realizzi. Chiudere tutto: facile a dirsi, ma a farlo? E una volta fatto, è facile protestare che non si è fatto abbastanza, oppure che manca qualcosa, oppure che ciò che si è fatto non è stato adeguatamente comunicato al Parlamento. Non a caso una delle poche persone in questo Governo che sembra capire ciò che fa, la signora Ministro Paola De Micheli, interpellata sul punto era molto perplessa e sottolineare l’estrema difficoltà di realizzare una cosa del genere; ma a chi vive di propaganda e di strilli, questo non interessa!

Già, il Parlamento. E dov’è il Parlamento? Non si riunisce, non si vede, i parlamentari hanno paura, forse non gli danno le mascherine o semplicemente non sanno che fare, né come farlo? Suona ragionevole e giusta perfino l’intemerata di Bruno Vespa, che, messo in quarantena dalla TV, strilla che il Parlamento è l’ospedale di Italia e ora non può tacere ed essere assente.
Cosa di una ovvietà impeccabile, ma anche di una erroneità assoluta: in momenti di crisi come questo, ci vuole uno che decida e decida in fretta, non si possono passare le ore a discutere, nel vuoto dell’aula, di cose di lana caprina, per sentirsi magari dire che il Ministro Boccia si deve dimettere perché durante la conferenza stampa si è messo la mascherina (che era il solo ad avere) di traverso e la cosa è una irrisione verso quelli che la devono portare per motivi di sicurezza. Insomma i medici, gli infermieri, i tecnici.

Ed eccoli qui, i tecnici. Nei momenti di crisi, sono i tecnici che devono decidere e devono agire, sentenzia Oscar Farinetti, noto venditore di presunto cibo italiano nel mondo. Bene, bravo. Abbiamo lottato per secoli contro la tecnocrazia e l’autoritarismo (sono due ovvie facce della stessa medaglia, no?) e orapotere ai tecnici’. Il Grande Fratello, i droni che sorvegliano se sei uscito di stramacchia a far fare pipì al cane, se hai fatto una telefonata in più, se … la pensi diversamente da chi comanda. Questa è la strada e il passo è minuscolo, impercettibile!

Già, i tecnici, poi, ma quali tecnici? Quelli che, ogni cinque minuti in TV (ma quando lavorano?) parlano, parlano, parlano e si stracciano le vesti perché un dottore senza il prof. davanti al nome propone una cura che sembra che funzioni, ammettendo pure che non è una sua invenzione, perché ‘al solito non facciamoci conoscere’, tanto più che c’è già il suo amico di Poggibonsi che la applica quella cura e chi sei tu per parlarne?
Oppure quella che insolentisce Burioni ‘lasciandolo alla sua gloria’ (e la risposta da vero “signore” di Burioni andrebbe scritta negli abbecedari!) dopo aver detto «Il nostro laboratorio ha sfornato esami tutta la notte. In continuazione arrivano campioni. A me sembra una follia. Si è scambiata un’infezione appena più seria di un’influenza per una pandemia letale», una bazzecola insomma come dice Sgarbi (quando oggi si pretende di ‘tamponare’ tutti gli italiani!), oggi discetta sulla possibilità che il virus sia mutato perché: «Si sono superati i morti della Cina in un’area infinitesimamente (sic!) più piccola e in un tempo minore». Oppure anche quelli che dicono che fanno la scelta dei pazienti da curare e quelli da escludere dalle cure perché tanto non ce la fanno?

Eppure il Governo, bisogna riconoscerglielo, qualcosa del genere ha cercato di fare accentrando le decisioni nella Protezione civile e nell’Istituto superiore della Sanità, ma poi ha dovuto da un lato nominare un commissario ad hoc per le attrezzature per soddisfare i mugugni anti-Borrelli, e si è trovato di fronte a Attilio Fontana e Giulio Gallera che nominano Guido Bertolaso a ‘creare’ un ospedale dal nulla, sempre che qualcuno gli dia i respiratori e le mascherine e i disinfettanti e … guarda un po’, i medici.

Eh sì, perché mascherine, respiratori, e perfino medici mancano in Italia per le scelterisparmiosefatte negli ultimi trent’anni e con il numero chiuso in medicina. Ma già, anche qui, attenzione. Perché è un fatto innegabile che se hai bisogno di una risonanza magnetica (cioè per lo più hai un tumore!) in una struttura pubblica aspetti sei mesi, ma se vai in una privata la fanno subito e magari il radiologo è lo stesso che sta all’ospedale. Sbaglio?
E sorvolo sulle certamente ‘fake news’, come dicono i raffinati, relative ai medici e infermieri ammalati in massa qua e là. Non sarebbe il caso di domandarsi come mai accadano entrambe le cose?
Ora si deciderà che il numero chiuso non ci sia più? E chi gli insegna il mestiere e dove lavoreranno, tenuto conto che le Facoltà di medicina già scoppiano? Intanto si è deciso che i laureati in medicina possono esercitare senza esame di Stato. Giusto o sbagliato che sia, e posto che un laureato sia capace di fare il medico, ci si rende conto del vaso di Pandora che si apre? Perché un laureato in Giurisprudenza (cinque anni, uno meno di medicina) non può fare subito l’avvocato e magari il notaio? E perché un laureato in lettere deve sostenere l’abilitazione per insegnare a scuola? Eccetera.

Per dire cosa?
Che qui c’è una intera politica da rifare dalle fondamenta. Una intera concezione dello Stato da ricostruire, altro che questo regionalismo da quattro soldi che sta generando solo pasticci. Anche perché, il lugubre Fontana si può alzare e andarsene quanto vuole e dire, come dice da una settimana, che è allo stremo, ma è sempre più evidente che sono stati commessi errori, errori marchiani: perfino Giorgio Gori lo ammette. Errori negli ospedali, errori nei pronto-soccorsi, errori nel permettere le mitiche partite di calcio tanto amate dalla signora Christllin.
Ma specialmente, alla base e per tutti, errori dei politici e dei gruppi di pressione, che inducono i cattivi politici a fare cattive scelte, errori, quasi mai in buona fede, risalenti e gravi.
Non accuso nessuno, non è questo lo scopo di queste righe, anche perché le colpe sono note e evidenti, è invece ora, ora e subito, il momento di porli questi problemi e di discuterli, forse la paura potrebbe aiutare a farlo con un minimo di serietà. Ma non si può nascondere che questi errori sono principalmente dovuti a un ceto politico incompetente, incapace, incolto, narcisista, che si ‘paparea’ diremmo a Napoli, davanti ad un video autoprodotto; appunto, onanismo politico, altro che Churchill!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.