giovedì, Ottobre 29

Conte 2: coerenza in banderuolismo e doppia etica Ciò che colpisce di Conte e degli stellini in primis, ma anche di quasi tutti gli altri, è la doppia etica che li pervade. L’uomo di sinistra in veste di destra, ora diventato uomo di sinistra in veste di centro, rovescia allegramente quello che ha fatto meno di sei mesi fa

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Molte voci nella stampa di questi giorni, evidenziano un presunto radicale cambiamento di rotta e di atteggiamenti di Giuseppe Conte, che pare rinnegare d’un solo colpo sia la validità del reddito di cittadinanza (un obbrobrio che ha creato solo pasticci e fatto sprecare un mucchio di quattrini) che quella di quota 100: i due pilastri, si dice, del precedente governo, il Conte 1.
Se fosse così semplice e chiaro, mi limiterei a dire: ma come si può immaginare che una persona nell’arco di sei mesi cambi così radicalmente posizione, e quindi anche (questo è il punto) etica e prospettive?
Sì, lo so, parlare di prospettive a proposito di Conte e del suo governo fa un po’ ridere (ma forse sarebbe meglio dire, piangere), ma è d’obbligo per un commentatore cercare di individuarle, perché altrimenti si dovrebbe parlare di pura e semplice improvvisazione, anzi, di un cinismo davvero epocale. Tanto più che si avvicina sempre di più un redde rationem non di poco conto, se è vero come sembra (e come invero molti commentatori avevano detto, me compreso, nel mio piccolo) che si stia venendo allo scontro finale tra i Benetton (meglio Aspi e Autostrade) e il Governo. Ma, se così fosse, si dovrebbe concludere che il grande avvocato, anzi, avvocato del popolo, professore Conte, si è fatto infinocchiare in pieno dai Benetton, che hanno subito per due anni una serie interminabile di insulti, senza che nemmeno sia iniziato il processo per la caduta del ponte Morandi, per poi concludere che o si fa a modo loro, o lo Stato dovrà risarcire decine di miliardi ai Benetton, alla faccia delle strampalate valanghe di insulti e minacce che Conte stesso e Giggino e Toninelli e molti altri, hanno rovesciato sui Benetton. Ma su ciò vedremo tra qualche giorno: per ora lo stato dell’arte è che i Benetton hanno puntato i piedi e Conte minaccia una revoca che, pare, non può fare senza un risarcimento miliardario a nostre spese … non per caso, pare che si stia cercando di mascherare lo smacco in qualche modo. Ma, ripeto, vedremo. Resta solo, per uno come me abituato a ragionare in termini di diritto, e quindi di regole ferree, che per gravi che siano le colpe dei Benetton, esse vanno prima accertate e poi condannate, non il contrario. Ma purtroppo la posizione di Conte è la fotocopia mal riuscita di quella di Giggino e Toninelli: morte ai Benetton e basta, tanto poi se va male pagano gli italiani, come stanno pagando per il disastro dell’ILVA e sorvoliamo sull’Alitalia, opere preclare di Giggino, e per il disastro annunciatissimo del reddito di cittadinanza, dato perfino ai massacratori di Willy, pieni di ville, suv, gioielli e palestre.

Ma ciò che colpisce in questi personaggi tutti ambigui, grigi, infidi, privi di ogni dirittura etica, capaci di vantarsi di avere preso strade inverse a quelle percorse fino a due mesi fa, ciò che colpisce è la doppia etica (uso un termine molto esagerato, sia chiaro) che li pervade: da una parteo-ne-stà o-ne-stà o-ne-stà’, e dall’altra le mani nella marmellata fino al gomito.
Leggevo ieri delle riunioni segrete e compunte degli stellini in agriturismo da raggiungere in auto blu: neanche la vergogna della buffoneria … e che diamine avete ministeri e altro in quantità, riunitevi lì, almeno si risparmia e ci potete andare a piedi o in taxi … ma che dici mai, un Ministro a piedi, ma scherzi! Sì, certo, in favore di telecamera, circondati dalle guardie del corpo (poveri diavoli che vita di m … ) a lanciare gesti allusivi alla stampa, a farsi ‘scappare’ una frase, una parola, un suggerimento. Mah!

Sentivo in questi giorni un giudizio (non ricordo bene di chi, forse di Scansi, altro recente vate di tutto, ma non vorrei fargli torto) a proposito di Conte – pochette, descritto come un uomo di sinistra costretto a fare l’uomo di destra … poverino! Fino a che punto può arrivare l’obnubilazione dei preconcetti! Ma vi rendete conto! Uno che è stato sempre di sinistra, votava a sinistra e si vede costretto a fare l’uomo di destra, poverino, e dicono pure poverino. Ma che uomo è questo … beh uomo …
Certo è, che l’uomo di sinistra in veste di destra, ora diventato uomo di sinistra in veste di centro, rovescia allegramente quello che ha fatto meno di sei mesi fa: il reddito di cittadinanza da cambiare, quota 100 da abolire. Oddio, sì, certo, ma non si sa, un po’, hai visto mai.
E infatti, di fronte al disastro e alla vergogna del reddito di cittadinanza che ha lasciato i poveri nella povertà, come gli interventi a pioggia recenti spesso finiti in mani sbagliate, gli stellini reagiscono: eh no, questa è la nostra bandiera e non si tocca. E pochette? Pochette fa mezza marcia indietro.
Questa è la nostra politica. Questa è l’etica dei nostri politici, e specialmente degli stellini.
Oddio, non che gli altri siano poi tanto meglio, se solo pensiamo a Nicola Zingaretti (tampinato da Goffredo Bettini) che ‘impone’ al primo consiglio dei ministri si vara la trasformazione degli ignobili decreti sicurezza, votati da pochette e Giggino, e che ora pochette e Giggino rovesceranno concordi e ilari … e infatti non si convocano più consigli dei ministri e pochette lascia intendere che ci sono cose più urgenti da fare.

Mentre si tace sulle spedizioni punitive -così se ne parla- degli agenti di custodia nelle carceri italiane: e la notizia passa sotto silenzio, non priva della chiosa dell’aspirante martire Matteo Salvini che difende gli agenti a prescindere. Che meraviglia!

Ma poi, per mettere la ciliegina finale sulla torta. Ve la ricordate la polemica sullo stipendio di Tridico? Ebbene l’altra sera si scopre, tra l’altro, che, mentre Giggino sbraitava contro gli stipendi eccessivi dei dirigenti e annunciava la cacciata di Tito Boeri (che aveva uno stipendio ridicolo) il medesimo Giggino preparava in gran segreto la decisione di aumentare lo stipendio al … prossimo capo dell’INPS, ‘in quotastellini, e già che ci era anche di qualche altro dirigentein quotaleghini.
Che dirittura morale, che etica, che lealtà! A te lascio lo stipendio che hai e ti caccio pure, all’amico mio preparo un letto tutto d’oro: così funziona lo Stato e l’equità nella testa di Giggino.
Che poi, così alla ciliegina sulla torta aggiungiamo anche la panna montata, quando la notizia viene fuori, si dichiara perplesso, forse scandalizzato, lui non sa niente, non c’era e se c’era dormiva, sotto l’occhio benedicente di pochette, che, anche lui, non sa nulla, era distratto, ci penserà.
Questa è la nostra politica. Purtroppo tutta, non solo quella che ho descritto fin qui. Questa è la politica delle prebende, del sottogoverno, dell’incarico a me e di quello a te, cioè agli amici miei e tuoi, a prescindere dalla competenza e, specialmente, dal fatto che magari c’è qualcuno più adatto a fare quel mestiere, ma non è amico di qualcuno.

Però, adamantini, coerenti, inflessibili: il 22 Ottobre, in pieno anno scolastico, si fa un mega concorso per infilare 30.000 nuovi insegnati nella scuola caratterizzati dal fatto che abbiano avuto supplenze per qualche anno, alla faccia della competenza e della cultura. E alla faccia della scuola, che subirà una nuova non breve battuta d’arresto a causa del concorso. Ma la imbottigliatrice di nozioni è una tosta, una che se dice una cosa la fa e dunque non demorde, non cede: quel concorso s’ha da fare: sono tutti voti, che credete!
Tutta la diatriba, ha dietro varie sordide vicende anche sindacali: c’è chi vorrebbe l’immissione in ruolo puro e semplice di tutti i ‘precari’ e chi invece (che sarebbe logico e doveroso) fare concorsi seri per tutti e basta. Alla fine, se ben capisco passa la solita logica mediatoria: si fa un mezzo concorso in un solo giorno, non con le ‘prove crociate’ (che sarebbe l’ennesimo svilimento della scuola, meno male) ma con una domanda a risposta libera, che non è poi tanto meglio.
Il tema, invece, dovrebbe essere la qualità dei docenti, di tutti i docenti, e quindi occorrerebbe fare un programma serio per accertare quanti nuovi insegnanti effettivamente servano e poi avviare una serie di concorsi in più anni, secondo uno scadenzario chiaro e trasparente. Che ci siano molte cattedre scoperte, è purtroppo un dato di fatto, al quale è follia rispondere immettendo in ruolo masse enormi di docenti e poi chi sa.
E alla fine, tutto si riduce ad una lotta ed alla conseguente mediazione tra interessi politici e sindacali diversi, in modo che ognuno possa vantare il suo pezzetto di carne conquistata. La qualità? E che c’entra la qualità?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.