domenica, Luglio 5

Consiglio europeo, Recovery Fund: accordo sulle grandi linee e rinvii Rilancio dell’economia nell’Unione europea dopo la crisi Covid-19: Recovery Fund di «migliaia di miliardi» per il quale il bilancio europeo deve essere adeguato e «si deve trovare un equilibrio tra prestiti e finanziamenti a fondo perduto»

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Un ‘vertice Uerigorosamente on-line con conferenza stampa finale, organizzata in serata, della Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e del Presidente del Consiglio europeo Charles Michel, a parlare dinanzi ad una sala vuota e a rispondere ai giornalisti schierati da ore in attesa a casa dietro ai propri video, da cui apparivano stralci di vita quotidiana.

Per il padrone di casa, il Presidente Michel, il vertice ha trovato un accordo su tre importantireti di salvataggioper lavoratori, imprese e fondi sovrani per € 540 miliardi che scatterà a partire dal 1 giugno 2020. Su questa cifra, comunque, si deve ancora completare il negoziato.

Ma l’annuncio della creazione di un ‘Fondo per la Ripresa’, il Recovery Fund, anche se dato con le dovute cautele («Lavoreremo per la creazione di unRecovery Fund», ha detto Michel, «di entità sufficiente ad aiutare i settori e le aree geografiche d’Europa maggiormente colpiti e destinato a risolvere una crisi senza precedenti») era quello che l’Italia chiedeva.
Lo ha sottolineato con soddisfazione il vicepresidente del Parlamento Europeo Fabio Massimo Castaldo che in una nota al termine del Consiglio europeo ha precisato che «i leader europei hanno accettato la proposta concepita e sostenuta con vigore dall’Italia (e sostenuta dall’Eurogruppo) di istituire un nuovo strumento per finanziare la ripartenza economica».
Spetterà ora alla Commissione europea, ha proseguito Michel, «valutare le necessità e presentare proposte adeguate all’entità della crisi».

Sarà la Commissione europea, ha detto, «a chiarire il collegamento con il bilancio pluriennale dell’UE (MFF) che andrà adeguato all’entità della crisi scatenata dalla pandemia e dalle sue conseguenze umane ed economiche, mentre l’Eurogruppo continuerà a monitorare la situazione economica e a preparare il terreno per una ripresa consistente».

La Presidente della Commissione dal canto suo ha commentato a questo punto: «Qui non parliamo di miliardi (di euro) ma parliamo di migliaia di miliardi» ed ha aggiunto che «si deve trovare un equilibrio tra prestiti e finanziamenti a fondo perduto», mentre Michel ha commentato che «il fatto che verranno garantiti in parte i prestiti, in parte i finanziamenti a fondo perduto è importante per dimostrare la volontà politica di lavorare insieme».

In conclusione, il Presidente Michel garantisce l’impegno del Consiglio europeo a offrire il sostegno necessario per la creazione di un Fondo per la Ripresa (Recovery Fund che potrà giungere fino a € 1.500 miliardi) e per trovare un equilibrio armonizzato con il bilancio pluriennale Ue (MFF).

Il capodelegazione degli eurodeputati del Partito Democratico Brando Benifei ha giudicato ‘positivo’ l’accordo raggiunto dal Consiglio europeo per la creazione di un Fondo Europeo per la Ripresa con titoli comuni europei e ha invitato la Commissione europea ad «essere ambiziosa contestualmente alla revisione del Bilancio Pluriennale dell’Ue». «Registriamo con soddisfazione le parole della Presidente von der Leyen che ha già chiarito la sua linea su un punto fondamentale: come proposto dal nostro Governo, nel nuovo fondo ci saranno sovvenzioni a fondo perduto, perché non si esce da questa crisi solo con un insieme di prestiti, pur se agevolati».

Per Benifei «quanto dichiarato dalla Presidente von der Leyen sull’aumento della differenza tra impegni e pagamenti permetterà inoltre all’Unione di reperire sul mercato risorse fino a un trilione di euro» . E ha concluso che «il Parlamento europeo continuerà il suo pressing sulla Commissione affinché tale meccanismo innovativo si realizzi attraverso i recovery bonds (i titoli per la ripresa) proposti dall’Eurocamera».

Insoddisfatto, invece, il leader del gruppo dei Verdi al Parlamento europeo, il belga Philippe Lamberts: «la maggioranza dei capi di Stato e di Governo dell’Ue si limita a prendere a calci il barattolo per strada senza assumersi la propria responsabilità e accettando solo livelli minimi di consenso con grandi ritardi e lasciando alla Commissione Ue il compito di occuparsene», mentre «i cittadini d’Europa hanno bisogno di un forte messaggio di solidarietà».

Contemporaneamente all’annuncio dell’accordo raggiunto in sede di Consiglio europeo è giunto il messaggio della Banca europea per gli Investimenti (BEI) che ha confermato di poter mettere a disposizione delle imprese europee fino a € 5 miliardi di prestiti pluriennali per mitigare l’impatto del Coronavirus19 per le imprese e sostenere gli investimenti nelle tecnologie sanitarie.
In particolare, la Bei offre a Italia e Spagna, i due Paesi europei maggiormente colpiti dalla pandemia, una ulteriore flessibilità per i prestiti in corso.

La Bei aveva, nei giorni scorsi, su sollecitazione della Presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, già concordato un prestito di lungo periodo di € 75 milioni per il centro di ricerca farmaceutica tedesco CureVac, impegnato nella ricerca di un vaccino anti-Covid-19. Per il finanziamento di questa compagnia è stata attivata una linea di credito della Bei dedicata alle ricerche sulle malattie infettive.
L’intervento della Presidente della Commissione a favore del laboratorio tedesco è stato oggetto nei giorni scorsi di una serie di interrogativi da parte della stampa e dei sostenitori della trasparenza delle istituzioni. L’incontro è stato, anche se con un mese di ritardo, inserito nel Registro della Trasparenza come prevede il regolamento per i contatti tra i funzionari comunitari e le imprese di vario tipo che sollecitano l’attenzione delle istituzioni. Una gaffe sanata con ritardo, mentre in Europa e altrove impazza la corsa alla ricerca di un vaccino che possa aiutare a debellare la pericolosità del Covid-19.

Di vaccini in fase di studio ce ne sono già parecchi in Europa e nel resto del mondo e alcune compagnie farmaceutiche hanno iniziato la fase di sperimentazioni sull’uomo. Tra i più avanzati pare il centro Jenner per la virologia di Oxford, che lavora con altri laboratori in Europa tra cui l’italiano Advent-IRBM, e che si accinge ad avviare tra breve le sperimentazioni su gruppi di volontari dopo aver già completato quelle sugli animali. Un altro capitolo complicato quello dei vaccini a cui verrà dedicata una parte dei fondi allo studio degli esperti delle istituzioni europee, che ora, a giudicare dall’esito del Consiglio europea di questo 23 aprile, lavoreranno insieme per combattere il flagello dei nostri tempi.

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