domenica, Luglio 21

Consiglio Europeo: di scena la UE vaga e sempre più a due velocità Impegni vaghi e l’affidamento di tutta una massa di interventi alla cooperazione volontaria dei vari Stati mostra una sostanziale e sempre più evidente ‘rottura’ dell’unità europea

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Sulla base del comunicato diffuso, questa notte, poche parole, specialmente in termini giuridico/politici sulle conclusioni del Consiglio Europeo.

Avevo sottolineato la mia perplessità sul modo in cui le pretese italiane erano state avanzate (o si fa come vogliamo o votiamo contro) e non ci ritorno. Mi limito a rilevare che alla fine un accordo si è raggiunto che è indiscutibilmente vago, ma specialmente basato interamente su una cooperazione volontaria, in cui si afferma, è vero, che il problema dei migranti è collettivo, ma in maniera molto edulcorata e ribadendo il principio dell’accoglimento in Europa dei flussi migratori del Mediterraneo: solo al punto 12 si accenna alla necessità di una riforma del Regolamento Dublino basato su un «bilanciamento di responsabilità e solidarietà».

È importante che sia stata ribadita la necessità che, sia pure su base volontaria, gli sbarchi vengano gestiti in Europa: a parte il riferimento molto oscuro alle ‘piattaforme di sbarco’ (punto 5) da creare in vari Stati esteri, e al rafforzamento dei finanziamenti per l’Africa, non si va oltre. Mentre al punto 6 si parla degli sbarchi e della loro gestione sulterritorio Europeoin centri di raccolta sul territorio di Stati membri disponibili, e sulla base del diritto internazionale. Insomma: non solo in Italia. Pare, ma forse capisco male, che a Palazzo Chigi e al Viminale gongolino e, già che ci sono, sturino bottiglie di champagne … à la Macron!

Ora, parlando seriamente, il tema è importante, perché il riferimento ripetuto anche altrove al diritto internazionale è fondamentale, in quanto sottolinea (come avevo cercato di indicare anche io ieri) l’esigenza di assicurare, ovunque e comunque, il rispetto dei diritti dell’uomo, che, ovviamente ‘non solo’ non può essere assicurato in territorio non europeo, ma nemmeno garantito, ‘ma anche’ che ribadisce indirettamente che la migrazione è un fenomeno legittimo, non suscettibile di essere considerato in sé un atto illecito: come ricordavo ieri, emigrare o fuggire è lecito, ma non può essere illecito entrare in un altro Paese senza permesso, posto però che tutti gli Stati collettivamente devono garantire a chi esce dal proprio Paese la possibilità effettiva di entrare in un altro. E dunque, da un lato non si possono considerare i migranti dei delinquenti da internare in campi di concentramento lungo i loro percorsi, e dall’altro i vari Paesi (europei innanzitutto) non possono non farsi carico del problema e trovare il modo di accogliere queste persone per quanto possibile.
Purtroppo nel documento non vi è accenno alcuno all’obbligo di fissare quote di immigrazione da parte dei Paesi europei, come proposto nel documento italiano (punto 10) e quindi i non rifugiati sono definiti tutti genericamente come ‘irregolari’ (che è diverso da criminali!).

Inoltre, si afferma la volontà (ovvia peraltro) di garantire in questi centri il rapido smaltimento delle pratiche di accertamento della qualità di rifugiato o meno in particolare delle persone salvate in mare. Per tutto ciò si offrono delle prospettive di finanziamento non molto ben specificate, mentre si ribadiscono esplicitamente i finanziamenti alla Turchia. Altro punto, sul quale è lecito avere serie perplessità. La Turchia, infatti, è un Paese nel quale il rispetto dei diritti dell’uomo, ma anche dei principi dello stato di diritto, non è proprio adamantino. In altre occasioni l’UE è molto più cauta nell’assicurare finanziamenti a Paesi di scarsa affidabilità democratica o di scarso rispetto per i diritti dell’uomo. Anche se,  dire il vero, questa cautela è molto spesso gestita politicamente sulla base di simpatie strategiche, per così dire: il caso di Israele è emblematico.

Ciò che colpisce, specie da giurista, è che, mentre il documento nel ribadire i concetti di territorio europeo e di interesse europeo rafforza l’‘ideadi Europa, per così dire, l’affidamento di tutta questa massa di interventi alla cooperazione volontaria dei vari Stati, non solo mostra la attuale debolezza della UE, ma predispone all’accettazione dell’idea -anzi, alla realizzazione di fatto- di una Europa, come si dice, a due velocità, e dunque di una sostanziale e sempre più evidenterotturadell’unità europea, che però non segue solo la frontiera orientale (i Paesi cosiddetti di Vjsegrad) ma è assai più frastagliata, comprendendo ad esempio anche l’Austria e  -se in Italia dovessero prevalere le idee ‘provincialisticamente sovraniste’ di Lega e 5S- anche l’Italia.

È difficile non rilevare che già è abbastanza strano che il primo capitolo della dichiarazione di un ente così importante come il Consiglio Europeo, sia dedicato ai migranti, ma che sembra quasi  -mi si permetta l’ironia- una sorta di affermazione scaramantica, quella per cui il secondo capitolo della dichiarazione è dedicato alla politica della sicurezza militare (sicurezza e difesa). Non che vi si dicano cose particolarmente clamorose, ma colpisce che quel capitolo esordisca affermando di volere assumere maggiori responsabilità in materia, ponendosi come attore primario. Ciò posto, non mi pare che si vada oltre una affermazione generica di rafforzamento della cooperazione militare ai vari livelli.

Colpisce, infine, che il terzo capitolo, dedicato alle questioni economiche esordisca moltoduramentecon un invito al rispetto delle politiche fiscali «assicurando corretta e effettiva raccolta fiscale»  … come dire, attenzione alle politiche fiscali lassiste, che si intravvedono in alcuni Paesi, come assurdamente proprio l’Italia, e specialmente all’evasione dell’IVA  -non a caso una delle principali fonti di finanziamento autonomo della UE. Il punto 18 di questo capitolo, l’ultimo, affronta anche a ‘muso abbastanza duro’ la politica dei dazi usa su acciaio e alluminio, stabilendo una reazione di tipo diffuso (‘rebalancing measures’) e specialmente un richiamo esplicito alla funzione della Organizzazione Mondiale del Commercio, che è un modo per ‘minacciare’ ricorsi ai meccanismi giurisdizionali della stessa.

È appena il caso di rilevare che l’Italia è citata effettivamente, una volta, al punto 3, per dire che l’UE sarà al fianco dell’Italia e degli altri Paesi membri interessati, per quanto riguarda la gestione dei flussi nel Mediterraneo centrale.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.